Quando Joe Nastasi batté Paul Newman: la vita da film di “Mister Lamborghini”

Da San Pier Niceto alla Florida, passando per New York e le piste da corsa: la storia di Joe Nastasi, “Mister Lamborghini”, ha inaugurato ieri, domenica 5 ottobre, la rassegna Calabria d’Autore nella sede di Incontriamoci Sempre a Reggio Calabria

Joe Nastasi Dal libro "La favola di Joe Nastasi"

76 anni, vispo, ironico, con lo sguardo acceso di chi non ha mai smesso di inseguire la passione. Così è apparso ieri sera, Joe Nastasi, al secolo Giuseppe (“Peppino”), per tutti “Mister Lamborghini”, protagonista del primo appuntamento della dodicesima edizione di Calabria d’Autore, la rassegna culturale organizzata dall’associazione Incontriamoci Sempre ODV presso la stazione FS di Reggio Calabria Santa Caterina.

Ad accoglierlo, in un dialogo a due voci tra motori e memoria, Pino Chillemi, scrittore, conduttore televisivo ed ex dirigente di Trenitalia, Vincenzo Montemurro, cardiologo e storico scillese, oltre al presidente di Incontriamoci Sempre Pino Strati, a tutto lo staff e a un pubblico numeroso.

Fuori dalla sede, anche una mostra di auto storiche: le mitiche 500 e altri modelli d’epoca grazie alla partecipazione del Club 500, rappresentato dal presidente Enzo Polimeni.

Dal sogno di un ragazzino siciliano alla leggenda di “Mister Lamborghini”

Joe da ragazzo (da La Favola di Joe Nastasi)

Classe 1948, originario di San Pier Niceto, piccolo centro sopra Milazzo, Joe Nastasi inizia a tredici anni a lavorare nelle officine meccaniche della zona. “Ogni sei mesi cambiavo officina – racconta sorridendo incalzato dalle domande dei due relatori – così imparavo sempre qualcosa di nuovo. Dicevo che presso l’officina precedente mi facevano montare motori e loro mi credevano perché in effetti lo sapevo fare. In realtà, all’inizio pulivo i pavimenti e porgevo chiavi. Per quello cambiavo sempre aggirando gli ostacoli che mi si presentavano perché ero un ragazzino”.

A quell’età, la passione per i motori bruciava già più del sole siciliano. I giocattoli di metallo che smontava di nascosto erano la sua prima scuola di meccanica. “Li compravo non per giocarci, ma per smontarli, per capire come funzionavano”, ha confidato tra le risate del pubblico.

La “tarigghia” messinese e la 500 truccata

A Messina, dove lavorava da giovanissimo in un’officina Abarth, proprio per la sua grande passione nota a tutti, Nastasi fu vittima della celebre “tarigghia messinese”: una burla che ancora oggi racconta con ironia. Gli fecero credere che sarebbe partito per Monza con un meccanico, ma ai traghetti non trovò nessuno. “Ero lì, all’alba, con la valigia in mano. Mi avevano preso in giro, ma io non mi sono arreso”.

Nel frattempo, aprì nel suo paese una piccola officina dove “ci tenevo solo i ferri – ricorda – perché era così piccola che le macchine le aggiustavo sul marciapiede”. Poi ancora senza patente girava con una 500 Abarth “truccata”. “Non faceva dormire nessuno perché svirgolava nelle curve, con un rumore assordante, tanto che venne più volte richiamato”, scherza Montemurro, ricordando la giovinezza spericolata del futuro imprenditore.

Dal trombettiere della Marina alla partenza per l’America

Chiamato alla leva, Joe dichiara di essere meccanico, ma per un errore (ndr, aveva affermato di “conoscere la musica”) viene assegnato come trombettiere nella Marina Militare. “All’inizio volevo cambiare, poi ho capito che era meglio suonare che restare 24 ore sottocoperta a fare solo la guardia ai motori”, racconta. E in breve diventa il trombettiere ufficiale della banda della Marina.

Ma il destino lo aspettava oltre oceano. Subito dopo, infatti, segue in America Maria, la fidanzata italoamericana che diventerà sua moglie (oggi ex). È l’inizio del suo sogno americano.

New York, Modena Sport Cars e il laboratorio che cambiò tutto

L’officina di mister Lamborghini negli USA (da La favola di Joe Nastasi)

Appena sbarcato negli Stati Uniti, trova lavoro in un’officina Fiat gestita da un calabrese. Ma non si accontenta. “Mi sono detto: per lavorare con un calabrese bastava attraversare lo Stretto. Così andai a Manhattan, da Modena Sport Cars, gestita da due soci di Modena, Alfredo Caiti e Alberto Petretti. All’inizio mi dissero che non potevano assumermi e gli risposi che avrei lavorato anche gratis così mi presero subito” rammenta tra le risate.

Lì mette finalmente le mani su Ferrari e Lamborghini vere. Dopo un anno e mezzo decide di mettersi in proprio, aprendo una piccola officina nel Queens insieme a un socio arabo che “usava” per fare l’interprete con i clienti.

La svolta arriva con le nuove norme americane anti-inquinamento. Nastasi acquista per 200mila dollari un laboratorio di collaudo in crisi e in pochi anni lo trasforma in un impero da 48 milioni di euro di fatturato. “Avevo la quinta elementare, ma sapevo come far respirare i motori italiani in America”, sorride.

L’accordo e l’ascesa a “Mister Lamborghini”

Nel 1985, la Lamborghini lo contatta per omologare i propri motori alle leggi statunitensi sulle emissioni. Il suo laboratorio diventa il punto di riferimento per l’intera East Coast. “Sapevo modificare le Lamborghini meglio di chiunque altro”, ammette. E la stessa casa lo definì “l’uomo della provvidenza”.

Da lì a breve l’esclusiva per l’importazione del marchio negli Stati Uniti: nasce “Mister Lamborghini”.

La sua intraprendenza non si ferma: accumula una fortuna che investe tra real estate e auto d’epoca. Il New York Times e i principali giornali al mondo racconteranno la sua storia e, persino, la rivista di settore AutoSprint, la sua “bibbia” da ragazzo lo celebrerà con uno speciale di 3 pagine.

Le corse, Paul Newman e le vittorie

Da “La favola di Joe Nastasi”

Fin dagli anni Settanta, Nastasi non si limita a sistemare i motori: vuole correre. Compra una Formula Ford e diventa pilota di Formula 2. “Su tredici gare ne vinsi undici. Le altre due le persi solo perché scoppiarono i motori. E vinsi il campionato nazionale americano”, ricorda tra gli applausi.

E poi c’è Paul Newman. “Lo battei più volte. Lui veniva sempre a stringermi la mano, ma io all’inizio lo snobbavo – racconta ridendo – noi rispettavamo solo quelli più veloci di noi. Io correvo in una categoria più potente della sua. Lui correva i GT, io i prototipi. Abbiamo fatto insieme Corsa di Gran Turismo, corsa di Durata ed altre. Ricordo che era n tipo schivo che non amava essere fotografato. Abbiamo instaurato un bellissimo rapporto”.  Intanto Nastasi continuava a collezionare trofie, tra cui Le Mans 24 Ore. Ed a 76 anni continua correre, anche se più per passione che per competizione: “Ancora qualche garetta me la faccio, solo per divertirmi” confessa infatti.

Il museo di Long Island e la collezione dei sogni

Il museo a New York (da La favola di Joe Nastasi)

Oggi Nastasi vive tra due mondi, divide la sua vita tra la Florida, dove “fa caldo anche d’inverno”, e la sua villa sulle colline di Milazzo, con 150mila metri quadrati di terreno e vista sulle Eolie.

A New York, invece, possiede un museo privato che custodisce una cinquantina di auto d’epoca e sportive: Alfa Romeo, Ferrari, Ford GT e naturalmente Lamborghini. Quelle che gli hanno cambiato la vita ma “il mio cuore è l’Alfa Romeo” confessa. L’ultima arrivata nella sua collezione? Una Alfa 33 personalizzata da oltre due milioni di euro.

E alla domanda di Chillemi in chiusura “Qual è stato il miglior affare della tua vita?” risponde “Comprare il biglietto per partire”.

Un esempio per i giovani

Joe Nastasi rappresenta l’Italia che ce l’ha fatta – ha spiegato Vincenzo Montemurro – un ragazzo con la quinta elementare che, con determinazione e passione, ha realizzato un sogno. È un esempio per i giovani di oggi, che devono riscoprire quello spirito di sacrificio e intraprendenza. L’augurio che faccio ai giovani è proprio quello di prendere esempio dallo spirito di Nastasi e lo facciano proprio”. Ovviamente, prosegue Montemurro, “le istituzioni devono fare la loro parte, creando delle opportunità per far sì che i nostri ragazzi realizzino i propri sogni nel territorio dove sono nati senza essere costretti ad andare via, impoverendo anche il nostro Meridione, le nostre città e andando ad arricchire a costo zero le altre regioni o gli altri paesi”.

Per Pino Chillemi, curatore del libro su Mister Lamborghini, “La favola di Joe Nastasi” (Morrone Editore), “la sua vita è un romanzo vero, un messaggio per chi non deve smettere di sognare. Passione e realtà, come dico sempre anche in tv, nel mio programma, sono la stessa cosa quando ci credi fino in fondo”.

E Pino Strati, chiudendo la serata, ha affermato: “Joe è un pezzo di storia siculo-americana, un amico, un uomo che ha portato i motori italiani nel mondo. Iniziare Calabria d’Autore con lui è stato un segno di buon auspicio”.

Una vita da film tra Sicilia, America e futuro

Quando si spegne la voce e resta solo il rombo dei motori, Joe Nastasi sorride. Davanti a lui c’è il mare della sua Sicilia, dietro di lui le autostrade d’America. È un uomo che ha corso tutta la vita, ma non ha mai dimenticato da dove è partito. E forse è anche questo il segreto del suo successo.

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