Raccontare il male senza paura: il romanzo di Claudio Cordova al Polimeni

Ieri 2 luglio 2026 al Circolo del Tennis Rocco Polimeni di Reggio Calabria Claudio Cordova ha presentato il romanzo I padroni della ’ndrangheta. Malacarne una saga criminale in dialogo con Carla Monaco e il procuratore Borrelli

Claudio Cordova

E’ una sera di luglio, una sedia vuota occupata da una rosa, diventa la presenza assenza della narrazione, rappresentando la Bellezza per l’amore materno che è il netto contrasto con l’oscurità dei personaggi e della trama del romanzo. Una dedica alla madre con il sentimento di amore immortale e Claudio Cordova sul proscenio del Circolo del Tennis Rocco Polimeni diventa protagonista di un dialogo intenso stimolato nel commentare “I padroni della ndrangheta, Malacarne e una saga criminale” edito da Newton Compton Editori.

Tanta gente riempie lo spazio di un parterre con ospiti istituzionali di massimo livello, con la presenza del prefetto, del questore, del capo della squadra mobile, della Polizia di Stato, del comandante della Guardia di Finanza e del comandante dei Carabinieri. La presentazione iniziale e i saluti istituzionali di Marco Schirripa in rappresentanza del Circolo del Tennis Polimeni sottolinea “L’amicizia con Claudio da tantissimi anni e il ringraziamento per avere scelto il Circolo del Tennis Polimeni perché rappresenta lo sport che ha delle regole da rispettare ed è avanguardia di legalità”.

Il dialogo sulla criminalità tra letteratura e realtà

La giornalista Rai Carla Monaco diventa la voce narrante che con le sue domande incita alla riflessione e allo “spoileraggio” delle pagine del libro, spaziando su vari argomenti che diventano il punto di partenza di un viaggio che analizza i fenomeni mafiosi e criminali nei suoi aspetti differenti.

La testimonianza del procuratore Borrelli fa capire come la Mafia e la Ndrangheta si siano trasformate da “visibili” a “invisibili”, con connessioni e devianze, diventando esse stesse eminenza grigia, nel vortice di protagonismo economico con la creazione di imprese di alto livello tecnologico fino all’investimento in bitcoin.

Il romanzo si snoda su una storia che inizia sul finire degli anni cinquanta, con l’imprinting simbolico di un bambino che gioca al pallone che casualmente entra in contatto con l’anziano boss della zona che seduto e appoggiato a un bastone, forte simbologia di potere, racconta ad altri giovani la leggenda dei cavalieri spagnoli Osso, Mastrosso e Carcagnosso.

Il romanzo è un insieme di realtà verosimile, in cui si intrecciano trame che coinvolgono tanti protagonisti e luoghi, cittadini e non, conosciuti. Uomini perdenti, nella lotta per il Potere criminale, uccisi, solitari o condannati all’oblio, in una saga in cui uomini e donne hanno ruoli diversi, dove esistono giornalisti, politici e magistrati corrotti, in una trama avvincente in cui non c’è un vincitore, ma il noir dell’assenza di bellezza, l’assenza della luce della cultura che non riesce a illuminare i volti e le vite dei protagonisti.

“Il male va raccontato senza avere paura di raccontarlo” questa frase pronunciata da Claudio Cordova risuona nella mente degli astanti.

Le parole del procuratore Borrelli

La presentazione del libro diventa l’occasione per fare un lungo viaggio sul treno della Mafia, su connessioni e omissioni, sulla trasformazione negli ultimi venti anni, con la preziosa testimonianza del procuratore Borrelli che narra delle sue esperienze in Campania e in Calabria, sottolineando una particolarità “Un mio collega rimase stupito come in Calabria nel corso dei decenni, i protagonisti mafiosi appartengono sempre allo stesso cognome.”

Le sue parole raccontano anche come decenni fa in un paese del napoletano “Il boss del luogo vantava il diritto di ius primae noctis, diritto alla prima notte con le ragazze che dovevano sposarsi.”

La narrazione di un mondo che Cordova esprime nella viltà dei protagonisti del libro, nella tipologia diversa di donne che spazia dalla moglie del boss devota, ma dalla forte personalità, alla moglie succube che tradisce fino alla figlia di ‘ndrangheta ribelle che si innamora di un sanguinario killer.

“La Mafia non uccide donne e bambini.” E’ lungo l’elenco di donne e bambini trucidati dalla mafia e resi invisibili.

“Ho letto il libro ed è un insieme di elementi in cui si inserisce ricostruzione di fatti che si sono verificati. E’ un merito significativo parlare di Mafia, non bastano le istituzioni, non cambierà nulla se non ci sarà un cambiamento culturale e di approccio che condizione le vite. Più se ne parla meglio è.”

Il Procuratore Borrelli diventa il testimonial della lettura e Claudio Cordova ribadisce un concetto “Nel mio libro i protagonisti hanno cognomi immaginari, ma ognuno può percepire una persona diversa reale o immaginaria. Dobbiamo scendere agli inferi di questo romanzo di formazione al contrario, nella narrazione i bambini vedono il boss e i protagonisti come modelli, ma non deve essere così. Nel secondo millennio non è possibile che in un paese non si riesca a trovare un candidato sindaco, è la sconfitta dello Stato. Con il passare degli anni qui a Reggio sono stati catturati molti latitanti, ma quel vuoto lasciato libero, come diceva il procuratore Borrelli, non è stato occupato dalla politica, non è stato occupato da cultura e sport e si è di nuovo riempito di criminalità.”

Cultura, memoria e speranza

Un ruolo importante nel contrastare il fenomeno mafioso lo ha la magistratura.

“Molti anni fa la magistratura italiana era un modello per le altre magistrature europee, eravamo avanti come metodologie, come mezzi e opportunità. Adesso è tutto cambiato, il sistema Paese in questi decenni non ha supportato il nostro lavoro, da modello europeo siamo stati superati. Ogni risultato ottenuto nasce dall’azione personale dei magistrati e del pool investigativo, non da un sistema che ci supporta, ricordo che dopo la strage dei casalesi a Castel Volturno la Camorra aveva smesso di essere silenziosa e c’è stata indignazione, ma parallelamente Roberto Saviano ha scritto un romanzo che metteva a nudo la criminalità e tutto questo ha creato un interesse pubblico pressante sul fenomeno, creando un percorso parallelo di demolizione di fenomeni criminali. Spero che il libro abbia questo ruolo.”

Parole forti pronunciate dal Procuratore.

Il tempo scorre in fretta e le riflessioni finali di Claudio Cordova lasciano sospesi i pensieri sul mondo che gira intorno.

”Dobbiamo parlare di mafia, di ndrangheta, a volte mi capita di parlare con conoscenti che pronunciano cognomi di mafiosi a voce bassa per paura di farsi ascoltare. E’ assurdo, dobbiamo cambiare i nostri atteggiamenti, ogni cosa si combatte dal basso, riempiendo i vuoti con l’arte, con la filosofia, con la cultura, con la musica. Bisogna parlarne e ho sentito l’esigenza di farlo dopo avere scritto saggi, cimentandomi in un romanzo dove esistono gli sconfitti, dove esiste la solitudine, perché la Mafia produce morte, fughe, paura dei protagonisti di essere uccisi. Spero che il romanzo sia letto a Reggio e in Calabria, ma soprattutto in tutta Italia per fare capire la nostra società che viviamo, tra abitudini, connivenze e pregiudizi e cercare di migliorarla.”

La luce del giorno lascia spazio alle luci artificiali, ma persone vere sul proscenio concludono il dialogo, in uno scenario dove la bellezza dello sport e della condivisione sono messaggeri di speranza.

La gente è in fila per il firma copie di Claudio Cordova nel suo libro “I padroni della ndrangheta, Malacarne e una saga criminale” edito da Newton Compton Editori e tutto questo è il bello dei titoli di coda.

Reggio Calabria due luglio duemilaventisei.

E’ proprio vero “Il male va raccontato senza avere paura di raccontarlo”. 

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