Raccontiamo le periferie: un dibattito per dar voce ai luoghi
Si è svolto al circolo ReggioSud il dibattito sulle periferie e sui borghi: esperienze, cultura e partecipazione per contrastare abbandono e spopolamento
In un salone del Circolo Reggiosud, gremito in ogni ordine di posti da un pubblico qualificato e attento, tra cui era facile riconoscere fra gli altri Anna Nucera, Aldo Libri e Massimo Canale, nel pomeriggio di giovedi 18 dicembre si è svolto un interessantissimo dibattito sul tema delle periferie.
Il titolo dell’incontro: “Raccontiamo le periferie” era già parecchio intrigante: la città di Reggio Calabria, come bene ha messo in evidenza il coordinatore dell’incontro, il professore Giuseppe Cantarella, che – è bene ricordarlo – fu assistente del prof. Mario Mura alla Cattedra di Geografia Urbana e Regionale presso la Facoltà di Architettura negli anni ’90, presenta una doppia cornice di spazi esterni al centro: la periferia vera e propria e i borghi periferici. Questi luoghi mostrano oggi una condizione di abbandono da mettere in relazione alla riduzione dei servizi alla collettività, che si accompagna allo spopolamento ed all’invecchiamento della popolazione.
Le periferie non si creano spontaneamente, ma sono il prodotto dell’azione dell’ente di governo del territorio che destina in questi luoghi una inferiore quantità di servizi pubblici.
Gli interventi dei relatori
Gli interventi dei relatori sono stati tutti molto interessanti.
Santa Spanò, forte della sua esperienza nel settore della promozione delle politiche culturali in ambito urbano e periurbano, ha portato all’attenzione dell’uditorio due esempi concreti, al fine di condividerne la metodologia: il presepe di Manarola che, concepito negli anni settanta dalla visione di Mario Andreoli, è diventato oggi un simbolo del borgo delle Cinque Terre e costituisce in questo periodo una importante attrazione turistica. L’altro esempio, quello delle catacombe del rione Sanità a Napoli, dove un gruppo di giovani ha riqualificato un sito storico di assoluto rilievo storico e artistico, anche qui creando un’attrattiva turistica di assoluto rilievo, con interessanti ricadute – peraltro – sul piano dell’occupazione lavorativa.
Le colline e i borghi della vallata Valanidi
Stefania Foti, Presidente del Comitato “Croce Valanidi – Oliveto” ha affascinato il pubblico presente raccontando le bellezze del comprensorio della vallata della fiumara Valanidi, che da Trunca viene giù fino alla foce del corso d’acqua, a San Gregorio, in un’area strategica del Comune di Reggio Calabria per la vicinanza dell’Aeroporto dello Stretto e per la presenza di una importante area industriale, che pone questioni delicate sul piano della viabilità e della accessibilità.
Stefania Foti – che ama usare la denominazione di “colline” per individuare i borghi periferici, ed ha messo in evidenza la circostanza che in molte città italiane le colline sono luoghi residenziali di elevato tono sociale e ben organizzati dal punto di vista urbanistico – ha mostrato la bellezza della chiesa di San Nicola, a Rosario Valanidi, dietro alla quale c’è una storia secolare molto interessante; la magia del paesaggio rupestre, con le grotte della Lamia e con il geosito “A Petra Virdi” a Trunca; ed ha mostrato le altre numerose attività svolte dal Comitato per la riqualificazione del borgo di Valanidi, attraverso il coinvolgimento della popolazione residente e in particolare i giovani, nel realizzare opere d’arte spontanea su ruderi di edifici altrimenti segnati dallo scorrere del tempo. La realizzazione del presepe, in uno di questi edifici antichi, è un meraviglioso esempio di come un rudere abbandonato possa ritornare a splendere.
Mosorrofa borgo della musica
Pasquale Andidero, storico esponente dell’associazionismo di Mosorrofa, presidente dell’Azione Cattolica ed esponente del Movimento Cristiano Lavoratori, oltre che soffermarsi sulle criticità del territorio, ha raccontato dell’esperienza di Mosorrofa borgo della musica. Attraverso la partecipazione ad un bando con relativo finanziamento (piccolo, in verità, ma sempre utile) si è potuto realizzare un modello di partecipazione popolare nel settore dell’arte musicale, in cui Mosorrofa manifesta già da tempo una sua specifica vocazione, anche a motivo della presenza della celebre Banda, di cui ricordiamo con simpatia e nostalgia il direttore, il maestro Leotta, la sua passione ed il suo impegno.
Mosorrofa borgo della musica rappresenta una molto interessante metodologia di impatto culturale, sociologico e urbanistico, per i nostri borghi collinari periferici, perché tende a dare ad ognuno di essi una identità, una caratterizzazione, che potrebbe contrastare lo spopolamento e l’invecchiamento, dando alla gente un valido motivo per andare a trascorrere un pomeriggio o una serata assaporando una realtà diversa e differente dal caos del centro, dove spesso si susseguono eventi di massa di mediocre valore.
Il dibattito finale
Dopo gli interventi programmati, si sono registrati i pregevoli contributi al dibattito da parte di Pino De Felice, battagliero presidente del Comitato “San Giovannello – Eremo”; di Franco Ambrogio, Associazione Territorio e Progresso, Cataforio; e di Pino Serranò, per l’Associazione “Noi per S. Caterina”.