Reggio Calabria si mobilita per Gaza dopo il blocco della Flotilla
Da piazza Carmine a piazza Italia, ieri la mobilitazione del Coordinamento Pro Palestina a Reggio Calabria dopo il blocco della Global Sumud Flotilla diretta a Gaza - FOTO E VIDEO
Un filo teso attraversa il Mediterraneo e arriva fino allo Stretto: è il filo della mobilitazione che ieri, giovedì 30 aprile, ha unito Reggio Calabria alle altre piazze italiane e internazionali scese in strada dopo il blocco da parte di Israele della Global Sumud Flotilla diretta a Gaza. Una risposta collettiva che ha trasformato il centro cittadino in uno spazio di partecipazione, denuncia e solidarietà.
Alle 17:30 il presidio è partito da piazza Carmine, da cui si è mosso il corteo promosso dal Coordinamento Pro Palestina di Reggio Calabria, attraversando il centro storico fino a piazza Italia e alla scalinata del teatro “F. Cilea”, dove si sono tenuti gli interventi di attivisti e associazioni.
Una mobilitazione nazionale
Da Bari a Trento, da Ancona a Pordenone, passando per Roma – con presidi tra Montecitorio e il Colosseo – l’Italia ha risposto in modo compatto a quanto accaduto nella notte tra mercoledì e giovedì. In acque internazionali, a circa 100 miglia a ovest di Creta, le motovedette della Marina israeliana hanno intercettato le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla.
Secondo le informazioni disponibili, almeno venti imbarcazioni sono state fermate mentre trasportavano medicinali e aiuti umanitari destinati alla popolazione di Gaza, con l’obiettivo dichiarato di rompere l’assedio. Complessivamente, oltre 60 barche erano coinvolte nella missione, con equipaggi provenienti da circa 50 Paesi. Tra loro anche cittadini italiani: almeno 24 persone, su un totale di 57, sarebbero state fermate e trasferite contro la loro volontà verso Israele.
Alcune imbarcazioni sarebbero riuscite a dirigersi verso le acque territoriali greche, ma resta incerta la sorte di parte degli equipaggi.
“Non è un episodio isolato”
Per il Coordinamento Pro Palestina, quanto accaduto non rappresenta un fatto isolato, ma si inserisce in un contesto più ampio. Colpire la Flotilla, spiegano gli organizzatori, significa colpire una pratica concreta di solidarietà internazionale e scoraggiare ogni forma di mobilitazione.
Da qui la scelta di una “mobilitazione permanente”, che a Reggio Calabria si traduce nella presenza in piazza e nell’adesione coordinata con numerose città italiane. La protesta nasce dalla volontà dichiarata di non restare in silenzio di fronte alla prosecuzione dell’assedio e alla situazione nei territori palestinesi.
Al centro della mobilitazione anche la critica ai governi occidentali, ritenuti responsabili – secondo gli organizzatori – di una complicità politica fatta di silenzi e accordi. In questo quadro, la piazza viene rivendicata come luogo di pressione e partecipazione, dove la solidarietà diventa “pratica, presenza e lotta per l’autodeterminazione dei popoli”.
Il legame con il territorio
La giornata si inserisce in un percorso già avviato sul territorio. Il 10 aprile scorso il CSOA Cartella ha ospitato due componenti dell’equipaggio della Flotilla, rafforzando il legame diretto tra la città e la missione umanitaria.
La Flotilla, infatti, rappresenta una mobilitazione internazionale senza precedenti: circa cento imbarcazioni partite da diversi porti, anche italiani – da Livorno a Civitavecchia, da Napoli a Trieste, da Ancona a Bari – fino alla Calabria e alla Sicilia. Tra gli elementi nuovi, la presenza significativa di personale sanitario, tecnici e ingegneri, con l’obiettivo non solo di consegnare aiuti, ma contribuire alla ricostruzione e alla riabilitazione strutturale dei territori.
Un atto di pirateria internazionale
“Quello che è accaduto è un atto di pirateria internazionale: circa ventuno imbarcazioni sono state abbordate in acque internazionali davanti a Creta, a centinaia di chilometri da Gaza. Parliamo di un intervento militare che non tiene conto di alcun diritto o regola, in uno spazio dove la libertà di navigazione dovrebbe essere garantita” ha affermato Nando Primerano del CSOA Cartella presente alla mobilitazione.
“Dalle testimonianze raccolte in diretta durante gli abbordaggi, alcune imbarcazioni hanno tentato di ripararsi verso le acque territoriali greche. Ma resta il dato grave: equipaggi sequestrati e totale incertezza sulla sorte delle barche, con cittadini italiani coinvolti”.
“Su quelle navi – ha proseguito Primerano – non c’erano solo aiuti umanitari: c’era un carico di umanità. In un contesto in cui prevale la legge del più forte, si è tentato di portare solidarietà concreta. Per questo oggi siamo in piazza: per esprimere solidarietà e per riportare umanità dove l’umanità è negata, contrastando una logica di barbarie e sopraffazione”.
Primerano ha inoltre ricordato il legame diretto con l’equipaggio: “Uno dei due attivisti ospitati a Reggio era a bordo di una delle imbarcazioni. Si tratta di persone che rischiano direttamente per contrastare un assedio che consideriamo illegittimo.”
Ha poi denunciato anche il contesto più ampio: “Assistiamo all’inazione dei governi, mentre continuano traffici di armi vietati. Il porto di Gioia Tauro è stato oggetto di denunce e presidi proprio per questo”.
La sovranità è del popolo
“Essere qui oggi significa costruire un percorso. È fondamentale che chi partecipa continui a farlo, che si allarghi la partecipazione e che si diffonda consapevolezza. A Reggio Calabria, più che altrove, manca spesso il senso della collettività: questa mobilitazione vuole anche ricostruirlo” ha aggiunto Simone Alecci quale portavoce del Coordinamento Pro Pal reggino.
“Oggi siamo in piazza per solidarietà verso la Flotilla, partita con un carico di umanità e fermata in acque internazionali. Si tratta di un’escalation che non può essere accettata”.
“I popoli hanno la sovranità – ha rincarato Alecci – i governi sono espressione delle loro scelte. Non possiamo accettare che la solidarietà verso un popolo venga filtrata da appartenenze politiche. Qui si parla della violazione sistematica dei diritti del popolo palestinese, della sua dignità e della sua sopravvivenza”.
Alecci ha richiamato anche episodi precedenti: “Già nei mesi scorsi si sono registrati attacchi con droni, anche in porti come quello tunisino. È un quadro che richiede una risposta forte”.
Sulle prospettive politiche: “Servono decisioni concrete: rottura delle relazioni diplomatiche, sospensione degli accordi commerciali, revisione dei rapporti tra Unione Europea e Israele. Le piazze devono pretendere che i governi si assumano responsabilità”.
Infine, ha concluso l’attivista, “le conseguenze di queste guerre si riflettono anche sulle nostre vite, con aumento delle disuguaglianze e del costo della vita. Ci sono molti motivi per opporsi a ciò che accade in Palestina”.
Una piazza che guarda oltre
La manifestazione reggina si è inserita così in una giornata di mobilitazione nazionale con un obiettivo dichiarato: sostenere l’equipaggio della Flotilla e rilanciare, dalle piazze italiane, una richiesta di intervento politico e di cessazione dell’assedio su Gaza.
Il corteo si è sciolto sulla scalinata del Cilea con la convinzione che, anche dalla città affacciata sullo Stretto, quando serve, sia possibile trasformare la distanza in presenza concreta.