Reggio Calabria torna a danzare con Lo Stretto che Balla
Inaugurata ieri sera, la 14ª edizione de Lo Stretto che Balla, laboratorio di danze popolari del Centro-Sud diretto da Agata Scopelliti presso la sede di Incontriamoci Sempre
La stazione ferroviaria di Santa Caterina si è trasformata ancora una volta in una suggestiva cornice culturale.
Ieri sera, giovedì 25 settembre 2025, nella sala Museo FS Pietro Germi, è stata presentata la 14ª edizione del laboratorio di danze popolari Lo Stretto che Balla, diretto dalla maestra e danzaterapeuta Agata Scopelliti e ospitato nella sede dell’associazione Incontriamoci Sempre.
L’appuntamento, ormai consolidato dal 2011, richiama ogni anno appassionati di musica e balli tradizionali del Centro-Sud Italia, con un programma che unisce didattica, pratica e momenti di socialità.
Le parole di Pino Strati
Il presidente di Incontriamoci Sempre, Pino Strati, ha voluto sottolineare il valore sociale e culturale dell’iniziativa: «La stazione FS di Santa Caterina si conferma un punto di riferimento per la città e per la Calabria intera. Con Lo Stretto che Balla tramandiamo la tradizione popolare, ma soprattutto creiamo aggregazione e benessere collettivo».
Strati ha ricordato che accanto al laboratorio, dal 5 ottobre partirà anche la prima parte della rassegna culturale Calabria d’Autore, con il suo consueto format domenicale, seguita dalle iniziative natalizie e dalle molteplici attività socio-culturali che scandiscono l’anno dell’associazione.
Agata Scopelliti: una vita dedicata alla danza popolare
Danzaterapeuta espressivo-relazionale e insegnante da oltre trent’anni, Agata Scopelliti dirige il progetto Lo Stretto che Balla, nato per salvaguardare e diffondere il patrimonio coreutico del Sud Italia. Originaria di Cataforio, nella vallata del Sant’Agata, ha fatto della tradizione un percorso personale e professionale che l’ha portata a insegnare in tutta Italia e a collaborare con il gruppo Sud in ballo. Durante la presentazione ha ricordato le radici di questo impegno: «La vallata del Sant’Agata è una delle ultime aree di resistenza in cui la tradizione si tramanda ancora di generazione in generazione. Non mi piace definirmi maestra: preferisco vedermi come una mediatrice tra una cultura per fortuna ancora viva e chi è curioso di conoscerla».
I contenuti del corso-laboratorio
Il corso prevede appuntamenti settimanali ogni giovedì sera, dalle 19.30 alle 20.30. La programmazione segue una suddivisione precisa:
- il primo e terzo giovedì del mese sono dedicati al sonu a ballu reggino, nello stile dell’Aspromonte meridionale;
- il secondo e quarto giovedì alle altre danze del Centro-Sud Italia, tra cui pizzica pizzica, tammurriata, tarantella di Montemarano, saltarello di Amatrice e altri balli.
Accanto alle lezioni regolari, sono previsti stage con testimoni e cultori delle diverse tradizioni, per garantire un approccio autentico e diretto alle culture locali.
La danza come dialetto dei corpi
Scopelliti ha voluto rimarcare l’importanza del contesto in cui queste danze sono nate. Di danze popolari, si parla, infatti, fin dal periodo magnogreco e solo nel ‘500 il termine “tarantella” dentro al quale c’è un intero mondo, con tutte le sue peculiarità, fu introdotto nelle “corti” e i balli furono ingentiliti e modificati. «La tradizione – ha spiegato Agata Scopelliti – affonda le radici nella cultura agropastorale, fatta di strumenti costruiti con materiali semplici e accessibili. La vera difficoltà non è il passo, ma l’interpretazione, vivere la danza fino a renderla propria». Richiamando anche il pensiero dell’antropologo Ettore Castagna, la direttrice ha ricordato come «la danza sia il dialetto dei corpi», capace di raccontare le differenze territoriali tra i diversi stili, pur mantenendo una matrice comune.
Un appuntamento che unisce tradizione e comunità
Il laboratorio Lo Stretto che Balla diventa quindi un’esperienza culturale che intreccia formazione, testimonianza e socialità. La formula, aperta a partecipanti di ogni età, mira a creare sinergie e a trasmettere conoscenze, soprattutto alle nuove generazioni, con il fine di custodire un patrimonio che rischierebbe altrimenti di disperdersi.
La serata inaugurale si è conclusa, come da tradizione, in un clima conviviale tra balli, degustazioni di gelato (offerto dalla pasticceria Fragomeni) e momenti di scambio. Un modo semplice e autentico per confermare che la danza popolare resta un linguaggio universale capace di unire.
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