Renato Guttuso e la Scuola di Scilla

Affascinato dal mitico borgo dei pescatori il maestro ne dipinse la vita, il mare, la gente e gli inconfondibili scorci. Lo ricordiamo nel giorno dell'anniversario della sua scomparsa, avvenuta il 18 gennaio 1987

Renato Guttuso

“Questa gente somiglia alla mia, siciliana, dei borghi di mare, ai braccianti dell’interno della Sicilia e della Calabria, agli oppressi del mondo”. Questo pensava Renato Guttuso della gente di Scilla, rimanendo, durante il suo lungo soggiorno nel mitico borgo, talmente affascinato dai suoi paesaggi inconfondibili, dai suoi scorci leggendari, dai suoi abitanti, dalle sue tradizioni, da voler imprimere le proprie emozioni su diverse tele. 
Ma Guttuso fece anche di più a Scilla.

La nascita della “Scuola di Scilla”

Pescatore scillese

Il Pescatore scillese di Renato Guttuso

Negli anni 1949/1950, il pittore diede vita ad un movimento artistico che fu presto etichettato come “Scuola di Scilla”, con sede a Chianalea. Un movimento cui presero parte artisti di fama internazionale, tra cui Saro Mirabella, allora assistente dello stesso Guttuso, lo scultore Giuseppe Mazzullo e l’amico pittore Giovanni Omiccioli (Mazza, “Scilla: storia, cultura, economia”, Rubbettino, 2002).

Un realismo armonico ispirato al paesaggio

Interessati a riconquistare un rapporto diretto di studio e di rappresentazione della realtà, essi costituirono un movimento artistico che tendeva ad un realismo armonico ed equilibrato, che, anche se ebbe vita breve, si espresse in una copiosa produzione di opere ispirate al paesaggio scillese, al suo mare e alla sua gente, molte delle quali furono esposte in quegli anni in una mostra collettiva alla galleria “Il Pincio” di Roma.

La memoria viva del borgo e i dipinti di Guttuso

Ancora, nella memoria della gente di Scilla, soprattutto degli anziani del luogo, è presente il ricordo di quel glorioso periodo in cui il maestro e i suoi amici pittori soggiornavano nel borgo.

Un borgo del quale Guttuso riuscì magistralmente a cogliere il carattere, le tradizioni, la gente, trasferendo nei suoi dipinti, le atmosfere trasognate, i paesaggi soffusi di eccezionale luce, la fatica e l’intensità della vita dei pescatori di pescespada, ai quali è dedicata una preziosa stampa oggi custodita presso la Pinacoteca Civica di Reggio Calabria.

Il mancato riconoscimento

Altrove, una stagione artistica di tale intensità sarebbe divenuta motivo di orgoglio collettivo, oggetto di studio, divulgazione e promozione culturale. Qui, invece, trova sempre conferma il detto “nemo profeta in patria” che si dilata oltre il suo significato originario estendendosi anche a chi, pur venendo da altri luoghi, ha saputo leggere, interpretare e raccontare la nostra terra come pochi altri.

L’auspicio è, dunque, che quei gloriosi ricordi non restino confinati alla sola memoria popolare o a qualche scritto, ma si traducano in iniziative istituzionali capaci di restituire pieno valore all’esperienza artistica della scuola di Scilla.

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