Rita Botto, la Sicilia nel cuore

Rita Botto racconta a CULT la riscoperta della musica siciliana, Rosa Balistreri, Carmen Consoli, Battiato e i nuovi progetti tra musica e radici mediterranee

Rita Botto

La Sicilia come radice, memoria e musica. È questo il filo che accompagna il percorso artistico di Rita Botto, protagonista domenica sera, 27 settembre, alla Chiesa di San Dionigi di Catona, nell’ambito del Festival Lirico dei Teatri di Pietra, con Stranizza d’Amuri – Il Cantico del Mediterraneo. La sua voce ha incontrato un progetto dedicato alla grande musica d’autore siciliana, rileggendo le opere di alcune delle figure che hanno raccontato l’isola e il Mediterraneo, da Franco Battiato a Rosa Balistreri, fino a Giuni Russo.

Una presenza particolarmente significativa per Rita Botto, che ha costruito una parte importante del proprio percorso proprio attraverso la riscoperta della musica siciliana, dopo gli inizi a Bologna e le esperienze attraverso generi diversi. Un cammino che l’ha portata a confrontarsi con il repertorio di Rosa Balistreri, con artisti come Roy Paci e Carmen Consoli e con progetti dedicati alla tradizione dell’isola. 

CULT ha incontrato Rita Botto per parlare di questo percorso, delle sue radici e di ciò che ancora oggi la spinge a cantare e sperimentare.

Lei è partita da Bologna e ha attraversato vari generi musicali, poi è approdata alla musica siciliana. Quando ha capito che era questa la sua strada?

«È accaduto appena dopo che è morta Rosa Balistreri. Perché già conoscevo qualche brano, però non avevo ancora intrapreso questa strada, cantavo jazz. Appena è morta ho pensato che questo materiale non doveva essere disperso, che tutto il lavoro che aveva fatto Rosa andava conosciuto. La sua figura non doveva scomparire. E questa è stata inizialmente, come siciliana che viveva al Nord, la voglia di portare avanti la Sicilia. E così piano piano ho cominciato a mettere su, con i musicisti con cui suonavo, il suo repertorio».

Cosa rappresenta Rosa Balistreri per una cantante siciliana?

«L’esempio. Lei ha dato l’impronta, era una donna forte e indipendente».

Nel suo percorso ha collaborato con tanti artisti, tra cui Roy Paci e Carmen Consoli. Cosa ricorda di queste esperienze?

«Con Roy Paci è stato bellissimo perché siamo andati in Spagna ed è stata un’avventura. Abbiamo provato direttamente sul palco. Mi ero preparata i brani ed ero molto emozionata. Veramente bello. Anche con Carmen Consoli si è trattato di uno stupendo omaggio che abbiamo fatto a Rosa Balistreri. Anche con altre cantanti come Giorgia, Ornella Vanoni e Tosca. Anche quest’esperienza la ricordo con molto piacere».

Oggi c’è una riscoperta delle radici siciliane o, più in generale, delle radici. Perché secondo lei si sente questo bisogno? 

«Io ho iniziato quando ancora queste cose esistevano sottotraccia. Adesso forse un po’ è diventata anche una moda. C’è stata una grossa spinta verso questa direzione e pian piano molti si sono adoperati».

In una recente intervista ha raccontato che, quando ha iniziato, pensava fosse troppo tardi. Cosa direbbe oggi a una persona che pensa di aver perso il momento giusto per inseguire un sogno?

«Se la voce c’è, il carattere c’è, la voglia c’è, non c’è un’età per cominciare. Ovvio, più tempo hai per cantare, più lavori sulla voce. Però non c’è un’età definita. Si può sempre provare. Io sto migliorando ancora oggi. Si impara sempre».

A cosa sta lavorando Rita Botto oggi? Cosa c’è all’orizzonte?

«Ma ho un po’ messo a bagno i desideri perché trovare un produttore non è semplice. Anche se adesso esistono tanti mezzi, la gente si autoproduce, fa le cose con questi mezzi moderni. Non è detto, però, che non si risvegli il desiderio di fare nuove cose.

Nel frattempo collaboro con molti artisti. Ultimamente ho preso parte e ho cantato dei brani all’interno di un’orchestra jazz, l’orchestra di Carlo Cattano. Ha fatto un progetto sulla Sicilia e questo mi onora molto, mi è piaciuto molto, è stato un esperimento molto bello».

Quest’anno ricorre il centenario di Rosa Balistreri. Cosa ha in programma?

«Ho due appuntamenti, uno il 19 marzo. Saremo quattro cantanti che cantiamo Rosa per l’Associazione Musicale Etnea di Catania. E poi a teatro avrò una serata tutta mia, intitolata “Non solo Rosa”, perché farò anche pezzi di Battiato. Infine al teatro Garibaldi di Modica faremo un omaggio a Rosa Balistreri il prossimo marzo».

Un modo, ancora una volta, per tornare là dove tutto è cominciato: a quella voce che Rita Botto vede come esempio e che ha scelto di non lasciare scomparire. Una memoria affidata alla musica, che continua a vivere attraverso nuovi incontri, nuovi concerti e nuove interpretazioni. Un cammino, quello della Botto, in cui ricorre anche Battiato, al quale ha dedicato un omaggio e davanti al quale ha avuto modo di cantare, ricevendone i complimenti. Una voce che continua a custodire la Sicilia, dunque, attraverso le sue canzoni, tornando a Rosa Balistreri e dialogando con Battiato. Un percorso che parte dalla memoria ma guarda avanti, perché, come ha detto la stessa Botto parlando della musica e della propria esperienza, «si impara sempre».

About Marina Crisafi
Marina Crisafi è direttrice responsabile di CULT and Social e di Dike Giuridica Editrice, e giornalista per Il Sole 24 Ore. Laureata in Scienze Politiche all'Università degli Studi di Messina, vive e scrive da Reggio Calabria, con un focus su cultura, società e territorio calabrese.
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