Ruggero Pegna, l’equazione della cultura
Intervista al promoter Ruggero Pegna tra musica, fede, spettacolo, scrittura e visione culturale: il racconto di quarant'anni di carriera, eventi, passioni e sfide in Calabria
Il sabato mattino di maggio, in una città che si colora dei giorni di sole e mescola opportunità e assenze. È un sabato italiano a Reggio Calabria ed è una giornata in cui, forse per la prima volta, molti studenti entreranno in un Palasport insieme, lontano dalle loro stanze dei silenzi e della musica trap o rap di codici e bit. Rimarranno affascinati dalla funzione sociale della musica, dell’arte, del canto e del ballo, nella sontuosa produzione di Notre Dame De Paris, vivranno la relazione di vivere insieme a migliaia di persone le emozioni, quelle vere, per abituarsi al bello e non vivere il verosimile del mondo digitale. Ruggero Pegna si muove rapidamente tra gli ingressi, verifica che tutto proceda bene, è un professionista della cultura, siamo insieme all’interno del Palasport, accanto alla posizione mixer “Finalmente posso vedere l’inizio dello spettacolo…”. Siamo rapiti da “Il tempo delle cattedrali” la canzone che segna l’inizio di Notre Dame De Paris, alla conclusione camminiamo verso l’uscita e iniziamo il nostro dialogo.
Il tuo mondo, la musica, il management, la scrittura, la fede.
«Hai citato un po’ di quelli che sono i miei interessi e le mie attività. Il mio tempo trascorso in particolare negli ultimi quarant’anni tra l’organizzazione e produzione di grandi eventi, la scrittura di romanzi e anche di opere, come l’ultima Fortunata di Dio dedicato alla vita di Natuzza Evolo e poi l’ideazione di format legati sempre al mondo dello spettacolo, che sono veramente tanti. L’attività un po’ diversificata non solo per l’organizzazione, ma proprio per la per la parte definiamola più creativa e quella di riuscire a creare negli anni festival, manifestazioni originali.
Riuscire anche a creare progetti che rispondano alla promozione, non solo culturale ma anche di natura turistica di attrattività. Sempre con attenzione alla qualità, questo è un concetto che voglio ribadire, credo di avere portato l’asticella dello spettacolo in Calabria ai livelli massimi possibili, anzi direi forse unici o alcuni impossibili ad esempio i concerti di Elton John, Sting, Tina Turner, Simple Minds, Simply Red, James Taylor, Al Jarreau, George Benson. Come un esercito dei più grandi, alcuni dei più grandi di nomi al mondo. La grande televisione che in Calabria non arrivava, con spettacoli realizzati con la Rai, come La Sera dei Miracoli a Gioia Tauro, Un ponte fra le stelle a Cosenza e ancora La Notte degli Angeli a Paravati. Veramente tante tante le idee e poi il tra i format, voglio ricordare Fatti di Musica, un po’ il contenitore principali tra i miei progetti, quello che ha come sottotitolo Festival Premio del miglior live italiano, all’interno del quale poi ho proposto tutti i più grandi concerti delle stelle italiane, anche molte stelle internazionali. L’elenco è veramente lungo, se vuoi ti posso dire che addirittura il primo tale Talent italiano che è stato Sotto il segno della musica. Stiamo parlando di inizio anni 90, talent che era anche televisivo e consentiva ai ragazzi di potersi fare conoscere come delle brevi schede che andavano in sovrimpressione, su quelli che erano i loro una specie di provini, che però a tutti gli effetti avevano la risonanza dell’emittente di televisive e di allora.
Esistono fasi della vita che lasciano il segno, ognuno di noi ha dei dubbi sulla fede non è che siamo tutti dei piccoli o grandi San Tommaso. Ho avuto la fortuna di incontrare una persona che questi miei dubbi li ha ridotti di parecchio.
Poi rimangono tante domande a cui non riusciremo mai a dare una risposta da vivi. Non sappiamo qui dopo che accade e se effettivamente avremo risposte a queste a queste nostre domande, certamente, ma Natuzza Evolo, mi ha aperto tante porte e per chi l’ha conosciuta è stata dirompente, è stata sconvolgente, ti apriva a dimensioni inspiegabili con la nostra ragione».
Il valore aggiunto: Ruggero Pegna Shownet. Oltre alla passione e alla competenza, c’è la visione nell’avere sempre cercato nuove sfide sognando e raggiungendo così anche gli obiettivi.
«La visione. Quella proprio all’inizio è stata realmente una missione. Pensare a tutto quello che in Calabria sembrava che fosse fantascienza, con nessuno credeva che sarebbero mai arrivati agli Spandau Ballet, quando l’annunciai era la prima volta. Proprio al palasport di Reggio, quando lo inaugurai con Sting era l’anno 1991. Ricordo come adesso, l’1 novembre addirittura fu l’apertura del suo tour europeo. Quel concerto fu seguito e recensito dai giornalisti più accreditati di Repubblica non la stampa locale, Repubblica, Rai 2. C’era gente fuori dal palazzetto che mi chiedeva se fosse vero, effettivamente, con il biglietto in mano acquistato, che dentro al Palasport avrebbero poi trovato il concerto di Sting».
L’uomo e il manager.
«Manager, una parola che non mi piace tanto, il professionista sì e nel settore nel comparto grande dello spettacolo. L’uomo con l’aspetto professionale credo che sia forse un tutt’uno anche con la persona, avendo somatizzato questa attività e forse un po’, avendola tradotta in buona parte nella vita stessa. Tu mi conosci da sempre, quindi sai che la persona, per me è una persona e non ho mai misurato il rapporto con gli altri, in base al prodotto professionale. C’è sempre una grande dote di sacrificio in ogni cosa che si fa. Diciamo che a guidarmi in quest’attività è stata la passione. Devo dire che non so se, per fortuna o purtroppo, le passioni che ho avuto sono state che ho ancora sono tantissime. Basta dirti che se qualcuno dovesse propormi di fare il radiocronista calcistico a livelli di serie B, o serie A, la domenica mi trasferirei negli stadi. Oppure fare anche quello che è una delle mie passioni la radio, che ci accomuna, ma c’è anche la scrittura. Le passioni sono tante e a volte la passione ti fa avvertire di meno il sacrificio, però come ben sai i sacrifici sono immensi, sono solo continui e in una regione com’è come la Calabria si ingigantiscono.
Se fosse una regione normale potrebbero anche essere alleviati in qualche senso. Purtroppo qui invece i sacrifici aumentano, è molto difficile col passare degli anni, riuscire a fare o anche avere un rapporto con delle istituzioni politiche per una progettualità che poi diventi positiva e negli anni continui sempre alzando come dice tu il livello dell’asticella. Ma il problema che la politica, e intendo le pubbliche amministrazioni, dovrebbero essere la guida, quella che lancia le linee che governano il processo amministrativo. Dovrebbe accadere questo anche nel mondo della cultura, dello spettacolo dal vivo di quella che è la promozione. La politica spesso assegna le sue poltrone in base all’appartenenza dei partiti, non in base alla competenza e al merito. Tutto questo non indirizza verso la meritocrazia le scelte che fa, basta vedere quelle che è accaduto con l’ultima graduatoria dell’avviso La Calabria che Incanta, credo che graduatoria più vergognosa, non l’abbia mai vista in quarant’anni. Indecorosa, offensiva delle professionalità, mortificante umiliante per chi fatto sacrifici per tutta la vita. Quando vedi queste cose, che vengano assegnati contributi e fondi senza che ci sia in realtà un criterio in rapporto ad altri progetti e non ci sia alcun senso, veramente ci si rimane male».
Proseguiamo il nostro dialogo, dopo le parole che testimoniano tanta delusione.
La gente vede soltanto un palcoscenico ma la fase di produzione, l’analisi dei processi produttivi è molto più ampia e stratificata nel preparare ogni evento.
«Tutti e due, siamo stati docenti in corsi di organizzazione eventi, attraverso Funder 35. Parliamo proprio di questo, dell’organizzazione di eventi, con il lavoro parte dal momento in cui tu hai l’idea e la volontà di realizzare un determinato progetto. C’è un’analisi di fattibilità tecnica, analisi dei costi benefici, per cui si parte da lontano, da quel momento in poi, dopo che tu hai fatto tutte le valutazioni economiche e tecniche, si mettono insieme dietro l’altra tutte le fasi organizzative che comprendono anche la gestione di eventi a pagamento con la stampa dei biglietti, l’avvio della vendita delle prevendite, la promozione e l’organizzazione di quella che è la pianificazione del lavoro. All’ora X l’apertura dei cancelli e poi all’inizio di uno spettacolo, giusto per fare un esempio qui adesso è in scena Notre Dame de Paris a Reggio Calabria. Abbiamo anche l’indotto, la ricaduta, che c’è sul territorio enorme, per un evento di questo tipo abbiamo circa 450 notti in albergo, a carico dell’organizzazione, 800 pasti. Decine di operai divisi in vari turni, notte e giorno e forniture di tutti i pannelli multistrato per la protezione del rettangolo di gioco del Palasport, tutto ciò che può competere la scena tecnica, il personale che deve curare ogni dettaglio per i giorni di permanenza di uno show in una città. Sono tanti gli aspetti, c’è tanta occupazione, la musica è innanzitutto lavoro ma questo non lo si capisce da tutte le parti. La musica e lo spettacolo sono promozione culturale, aggregazione. È una somma di fattori positivi. La chiamerei l’equazione della cultura, ci sono tutte variabili positive che concorrono insieme alla formazione, al miglioramento, se vogliamo, anche della società, nell’equazione, in questa equazione, c’è anche una R, che è quella del Rischio, dovrebbe esserci anche quella una M, che è quella del Merito, ma quella del merito purtroppo, in Calabria soprattutto, è una variabile per alcuni, sconosciuta».
La scrittura, l’empatia verso gli ultimi, con i vari scritti che testimoniano anche un Ruggero Pegna intimo e accogliente.
«La scrittura, per me è stata una terapia, già da giovanissimo perché ho un carattere abbastanza umorale e a volte dicono comunque suscettibile di alti e bassi, di variazioni anche a volte probabilmente motivate, ma che nascono da ciò che hai dentro e non riesci mai neanche a volte a spiegarti. Negli anni ho maturato anche la tecnica della scrittura, della poesia, che se vogliamo è una forma bellissima, emozionante, sicuramente legata alla sensibilità. In seguito sono passato anche alla scrittura più complessa che è quella dei romanzi, iniziando a dedicare uno spazio alla mia storia personale che mi ha cambiato, anche perché ho vissuto in vari modi sia raccontando quello che è veramente accaduto, sia il rapporto con la Fede. Immedesimandomi in quei giorni come un condannato a morte innocente con tante visite di diagnosi che vivevo a causa della malattia. Da quell’esperienza è nato Miracolo D’amore, edito da Rubbettino editore e poi ho proseguito la scrittura sempre cercando di immedesimarmi in situazioni limite dell’animo umano e dello stato dell’uomo. Mi viene in mente il mondo del migrante, che è alla ricerca di una vita migliore con la speranza di poter cambiare le proprie sorti e superare il fabbisogno a volte elementare primario, in cui si trova a vivere in una realtà in cui sono nati legata a fattori che non siamo noi a decidere. Non semplice si riesce a farlo perché non sempre dipende da sé stessi. È chiaro che se tu nasci in una famiglia che ti dà già delle condizioni di partenza importanti, devi soltanto riuscire a non smarrire il senso della tua esistenza e comprendere quanto sei stato fortunato. Non penso accada a tutti e ci vorrebbe rispetto, verso chi ha il desiderio di cambiare la propria vita. Credo che sia per me la scrittura immedesimazione. Proviamo di entrare nella persona, nell’altro, potremmo parlare di compassione, nel senso etico di condividere i suoi problemi per comprenderlo e cercare di risolverli. Penso ha chi non ha possibilità di vivere degnamente, ci sono paesi del mondo in cui si vive la fame o in cui si vive il dramma della sete e il dramma della casa, costretti a vivere in condizioni igieniche pessime. Circolavano foto di quei bambini, in alcuni paesi dell’Africa in particolare, circondati da insetti e quelle erano le loro condizioni reali non era fantasia. Non è un libro inventato da nessuno è terrificante pensare a nostro figlio al posto di quel bambino. È nato così l’impulso di scrivere Il Cacciatore di Meduse.
A volte lo stimolo a scrivere nasce per sperimentare, ma adesso mi sono fermato perché la scrittura per me non è solo la creazione di un soggetto ad arte, ma è uno stato d’animo».
Concludiamo dicendo che il futuro è adesso, per te però il futuro è l’esordio assoluto della tua prima opera scritta “Fortunata di Dio” che speriamo di vedere a Reggio Calabria.
«Fortunata di Dio. Ritornando alla possibilità di scrivere, ci sono le motivazioni in più che sono leggi del desiderio di trasformare in qualcosa di concreto quello che è semplicemente un pensiero. Nel pensiero di Natuzza Evolo cullavo da tempo qualcosa con cui rendere merito alla sua figura a cui sono molto legato per ragioni personali. Ho avuto testimonianze da tante persone che hanno ricevuto la notizia dei doni incredibili credere o non credere con il rapporto con Natuzza. Tu hai chiesto nel momento nei momenti di bisogno, ho pensato di contribuire a scrivere questa opera dedicata a lei, assumendo anche la produzione e anche qui, tornando al discorso di prima, l’insensibilità di chi dovrebbe avere la competenza per sostenere determinati progetti, che sta cercando di creare un clima d’indifferenza intorno al progetto. Spero Fortunata di Dio sia un piccolo capolavoro anche perché ho voluto che la regia fosse di Andrea Ortis, che credo sia uno dei migliori registi al momento, tra i principali del teatro anche moderno italiano che rivisita la tradizione teatrale, bravissimo negli effetti visivi e immersivi, con la bellezza di vedere e vivere quello che è un contenuto».
Il sabato mattina scorre con l’eco lontano delle musiche di Notre Dame de Paris, in fondo come l’Equazione della Cultura con la variabile del Merito. Ruggero sorride, i sorrisi lasciano spazio ai saluti e la bellezza del vivere è sempre nel senso del “The Show Must Go On”.