San Prospero, il dipinto che unisce le due Reggio è tornato a casa
Oggi pomeriggio al Museo Diocesano di Reggio Calabria la mostra e il convegno in occasione del ritorno de “La visione di San Prospero” dopo il restauro a Reggio Emilia - FOTO
Il Museo Diocesano è tornato ad accogliere uno dei suoi simboli più significativi: “La visione di San Prospero”, il dipinto realizzato nel 1910 dal pittore reggiano Cirillo Manicardi che racconta una storia che unisce due città Reggio Calabria e Reggio Emilia. Quello di oggi, infatti, è un rientro che non rappresenta soltanto la restituzione di un’opera, ma il riemergere di una storia condivisa tra territori, comunità e generazioni. L’occasione è stata l’inaugurazione, oggi pomeriggio, della mostra e del convegno “San Prospero, un ponte tra due comunità”, momento che segna ufficialmente il ritorno dell’opera dopo un complesso percorso di vicende storiche e il recente restauro reso possibile grazie al sostegno del Gruppo Credem.
Dalle macerie del 1908 al ritorno del 2026
La vicenda del dipinto nasce nel contesto del terremoto del 1908. Fu monsignor Emilio Cottafavi, inviato in Calabria da Papa Pio X, a commissionare l’opera a Manicardi per la chiesa baracca dedicata a San Prospero.
Quella chiesa, simbolo di rinascita, venne distrutta da un incendio nel 1920, ma il dipinto fu salvato. Dopo un lungo percorso, segnato da vicende complesse, l’opera è stata recuperata nel 2021 dal Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri di Cosenza e restituita alla Diocesi.
Oggi torna visibile, rinsaldando il legame tra Reggio Calabria e Reggio Emilia.
Il significato dell’opera nelle parole della direttrice del museo
Ad aprire idealmente il racconto è la direttrice del Museo Diocesano, Lucia Lojacono, che ha inquadrato il valore dell’iniziativa: “Il 2025 è stato un anno straordinario. Il dipinto, restituito alla diocesi di Reggio Calabria nel 2021 dai Carabinieri dopo alterne vicende, è stato esposto nel nostro museo fino ad oggi ed è stato raccontato quotidianamente ai visitatori”.
La direttrice ha sottolineato il significato culturale della narrazione dell’opera: “Raccontare il dipinto significa non soltanto descriverne il soggetto iconografico, ma dare notizia della storia straordinaria che ha per protagonista monsignor Emilio Cottafavi, delegato pontificio di Papa Pio X, che giunse a Reggio dopo il terremoto per soccorrere e contribuire alla ricostruzione”. Un racconto che si intreccia con la figura “di don Luigi Orione e dell’Istituto San Prospero, luogo di accoglienza e assistenza a cui molti reggini sono legati”.
Lojacono ha ricordato anche il percorso recente dell’opera: “Il dipinto è stato richiesto dalla diocesi di Reggio Emilia per una mostra dedicata a Cirillo Manicardi, restaurato grazie al sostegno del Gruppo Credem ed esposto nel Battistero di Reggio Emilia tra gennaio e febbraio, registrando oltre 4000 presenze. Oggi rientra a Reggio, restaurato”.
Infine, ha evidenziato il valore dell’apparato documentario: “All’esposizione si affianca una sezione curata dall’Archivio di Stato, con documenti, planimetrie e corrispondenza legati all’Istituto San Prospero, oggi digitalizzati e consultabili anche sul sito del museo unitamente alla storia del dipinto”.
Il progetto tra le due diocesi
Il rientro si inserisce nel progetto “San Prospero, un ponte tra due comunità”, promosso nel 2025 dalle diocesi di Reggio Emilia-Guastalla e Reggio Calabria-Bova.
L’architetto Monica Zanfi, responsabile del MAV della diocesi emiliana, ha ricostruito la genesi del percorso: “Il progetto nasce alla fine del 2024 dal desiderio di celebrare il centenario della morte di Cirillo Manicardi. Inizialmente non aveva neppure un nome e si è sviluppato a partire dalla proposta di una mostra”.
Un percorso che ha assunto una dimensione più ampia: “Non immaginavamo – ha aggiunto l’architetto – di avventurarci in un cammino così costruttivo, sia sul piano spirituale sia su quello culturale. Abbiamo riscoperto non solo il pittore, ma soprattutto l’opera umana e spirituale di monsignor Cottafavi”.
Zanfi ha evidenziato anche il valore della memoria condivisa: “La nuova generazione di Reggio Emilia non conosceva queste sfumature. Reggio Calabria ne conserva memoria e da oggi possiamo davvero riscoprirla insieme attraverso quest’opera”.
Il restauro e la scoperta simbolica
Uno degli elementi più rilevanti emersi durante il restauro riguarda la scoperta di due figure femminili. Come ha spiegato ancora Monica Zanfi: “Queste due fanciulle non erano assolutamente visibili. Il dipinto, per anni, era coperto dalla patina del tempo e nessuno aveva potuto apprezzarle”.
La scoperta è avvenuta grazie alle indagini diagnostiche: “Nei testi si parlava della presenza di queste figure, ma non si vedeva nulla. Attraverso le analisi abbiamo capito che non erano state cancellate, ma semplicemente nascoste. Dopo un’accurata pulitura sono riemerse”.
Le due fanciulle, che si abbracciano, rappresentano simbolicamente il legame tra le due città.
La restauratrice Cristina Lusvardi ha illustrato l’intervento: “Il restauro ha seguito un percorso completo, dalle indagini preliminari fino alla verniciatura finale, consentendo di recuperare anche la parte più simbolica dell’opera, rappresentata dalle due figure femminili”.
Il ruolo dell’archivio e della ricerca storica
Fondamentale anche il contributo dell’Archivio di Stato di Reggio Calabria.
La direttrice Angela Pulejo ha spiegato: “L’Archivio si è attivato con uno scavo tra le carte per ricostruire la storia di questo luogo, nato con l’arrivo di monsignor Cottafavi dopo il terremoto del 1908”.
Un lavoro che ha permesso di approfondire anche il ruolo dell’Istituto San Prospero: “L’istituto è diventato un punto di riferimento non solo per l’accoglienza dell’infanzia abbandonata, ma anche per l’avviamento professionale dei giovani”.
Il convegno: uno sguardo multidisciplinare
L’inaugurazione è stata accompagnata da un convegno che ha offerto una lettura articolata del contesto storico, religioso e artistico legato all’opera.
Tra gli interventi, Fabio Arichetta ha approfondito il quadro sociale nel periodo successivo al sisma del 1908; padre Pasquale Triulcio ha analizzato i rapporti ecclesiali connessi alla figura di monsignor Cottafavi; don Francesco Mazzitelli ha illustrato il ruolo di don Luigi Orione nella ricostruzione.
Angela Pulejo ha ripercorso la storia dell’Istituto San Prospero, mentre Renato Laganà e Lucia Lojacono hanno offerto una lettura storico-artistica dell’opera. Elisabetta Farioli ha approfondito la figura di Cirillo Manicardi e il suo lavoro, mentre Cristina Lusvardi, Daniela Vinci e Francesco Lia hanno illustrato nel dettaglio il restauro.
A concludere, la testimonianza di monsignor Antonino Denisi, protagonista del recupero del dipinto nel 2021.
Il recupero del dipinto
“Il recupero del dipinto – ha ricordato mons. Denisi – è avvenuto nel 2021 grazie all’iniziativa congiunta di istituzioni laiche ed ecclesiastiche. Io sapevo dove si trovava il quadro e abbiamo presentato al Nucleo dei Carabinieri di Cosenza la documentazione necessaria per attivare le procedure”.
Ha quindi precisato il passaggio decisivo: “Il Tribunale di Reggio ha autorizzato l’intervento con un provvedimento specifico, consentendo ai Carabinieri di accedere e recuperare l’opera, che è stata così restituita alla diocesi, in quanto bene ecclesiastico appartenente alla Chiesa locale”.
Nel suo intervento ha anche offerto un approfondimento storico sulla figura di Cottafavi, il quale “fu colui che commissionò e pagò il dipinto a Cirillo Manicardi, che all’epoca era tra i migliori pittori presenti a Reggio Emilia. Dalle carte della Congregazione per i Vescovi emerge che avrebbe potuto diventare arcivescovo di Reggio Calabria, ma nel 1909 comunicò la sua indisponibilità per proseguire l’opera già avviata a Reggio Emilia”.
Denisi ha concluso sottolineando il valore della restituzione: “Sono particolarmente lieto di aver contribuito a rendere quest’opera nuovamente fruibile, anche per i turisti che arrivano a Reggio per ammirare le sue eccellenze culturali, tra cui il Museo Diocesano”.
Un ponte di carità e memoria
Nel suo intervento, monsignor Pasqualino Catanese ha offerto una riflessione sul significato profondo dell’evento: “Io vorrei partire da questo momento davvero molto bello che stiamo vivendo, perché quel ponte costruito subito dopo il terremoto, fatto di aiuto e carità, si è concretizzato in figure come monsignor Cottafavi e San Luigi Orione”.
Ha quindi precisato il senso attuale di quel legame: “Oggi questo ponte non deve essere ricostruito, ma ritrovato, perché è già esistente ed è radicato nella comunione e nella carità tra due Chiese che condividono anche il nome della città”.
Il suo intervento si è aperto a una riflessione più ampia: “Viviamo in un tempo segnato da disgregazioni e violenze. Questo legame può diventare un segnale concreto di pace, a partire dalle due Reggio e con uno sguardo che si estende fino ai confini del mondo”.
Infine, l’augurio rivolto alla comunità: “Questo momento non sia soltanto l’inaugurazione di un dipinto che da decenni è parte della nostra storia, ma diventi un segno per il futuro, capace di accompagnare le nostre città, l’Italia e il mondo intero nel segno della fraternità”.
Un’opera che diventa simbolo
Il ritorno della “Visione di San Prospero” è il recupero di una storia che attraversa tragedie e rinascite, di un legame che supera le distanze geografiche e si radica nella solidarietà. Oggi quell’opera è tornata a parlare alla città, con un’immagine – quella delle due fanciulle che si abbracciano – che diventa simbolo concreto di un passato di condivisione e solidarietà che fa sperare in un futuro migliore.