C’eravamo tanto amati: Sartulavecchia, gioiello dello Jonio

Marina di San Lorenzo (Sartulavecchia), perla dello Jonio: un viaggio tra mare cristallino, estati indimenticabili, tradizioni e ricordi di una Calabria autentica

Sartulavecchia

A metà anni ’70 questo piccolo paese, Marina di San Lorenzo, era un posto caraibico. Non c’era alcuna via marina, la spiaggia era larga un centinaio di metri e comprendeva delle radure con pini e pioppi e un tratto argilloso sul quale prosperavano i grilli.

Il mare era di cristallo: le stelle marine si spingevano fin quasi a riva, pesci guizzanti popolavano le gambe dei rari bagnanti, due alberi di more rosse giganteggiavano nella salita dalla stazione, uno dei luoghi animati del posto (aperta notte e giorno con quattro o cinque ferrovieri a presidiarla), provvista di fontanella bronzea adibita a doccia. Nel 1978 venne aperto il passaggio a livello e si ebbe una prima via marina, sterrata e polverosa per una ventina d’anni.

Ovunque piante rigogliose di capperi e di cardi, spinosi e duri proprio come i calabresi; due negozi di generi alimentari, con la cabina telefonica a scatti, una macelleria, la chiesa e poco altro, per una popolazione di qualche centinaio di anime, e niente più.

In compenso la bellezza e il profumo andavano a spreco. Tramonti e albe da strappare al cielo e incorniciare, e quell’odore di gelsomino che di sera ritemprava, prima di essere raccolto, all’alba, dalle donne solerti. Di mattina poi passavano gli ambulanti con i loro altoparlanti e le reclame inframezzate dalle canzoni alla moda, e il pescatore in bici con il pescato fresco, e le lambrette con la cassetta di legno adattata dietro, e le lape cariche di frutta profumata.

Sempre più reggini cominciarono a frequentarla e, in piena estate, anche gli emigranti di ritorno portavano turisti sporadici da tutta Italia. Vennero affittate le prime case, poi alla fine del decennio sorsero due grossi villaggi ai lati del borgo: sull’unica via paesana si formò una movida antesignana, e cominciò un lungo periodo di Estate Sartulavecchiota che dono felicità ai numerosi giovani dell’epoca, con pochissime e semplicissime infrastrutture turistiche: non esistevano lidi, i bar rimasero a lungo due poi ne venne costruito uno in riva al mare che, nei primi tempi, fece un incredibile botto di avventori. Fu edificata anche una celebre discoteca (il Petit Paris) nella quale venivano a ballare ragazzi da tutta la provincia (Se ricordo bene al Petit nel 1977 si esibì Raffaella Carrà).

All’inizio degli anni ’80 San Lorenzo visse un boom turistico incredibile: le case e le ville venivano affittate in blocco, e quella specie di movida ante litteram si concretizzò in una spiaggia eternamente affollata, con campi di pallavolo e di calcio artigianali, con gare podistiche, corse di auto, tornei di calcio e di calcetto, la “Nuotamelito” (da Sartulavecchia a Melito, centinaia di partecipanti) e, soprattutto, con la festa patronale che coincideva con il 10 agosto, nottata di falò, di amori romantici, di stelle cadenti e desideri ingenui, come erano ingenue le persone dell’epoca.

La festa del paese per almeno tre lustri fu un grosso evento: si raccoglievano i soldi spontaneamente e vennero ad esibirsi artisti che, all’epoca, erano al vertice delle hit-parade nazionali: dai Cugini di Campagna a Drupi, dalla Rettore ai New Trolls, fino all’apoteosi di una serata con Giuni Russo, che era all’apice del successo – Un’Estate al mare – con il traffico bloccato per tutta la statale 106 limitrofa.

Ma in paese si industriavano tutti; il divertimento fatto in casa attecchiva con facilità, le serate passavano tra colossali battaglie di buste d’acqua, e poi il pane caldo appena sfornato alle tre del mattino preso in qualche forno dei paesi vicini, i bagni notturni alla luce della luna, le escursioni nell’entroterra verso una zona magnifica risalendo la fiumara Misafrica.

Anche i locali, oltre che la Pro-loco, si attrezzarono, tutto senza finanziamenti pubblici (una orribile pratica contemporanea): a Sartulavecchia, semplicemente con i paesani e turisti collaborativi, vennero organizzate della grandi cacce al tesoro (Il tesoro di Alarico, il tesoro di Ulisse), con centinaia di partecipanti, e poi la prima Sagra del pomodoro, che si tenne su un tavolo costruito per l’occasione lungo qualche centinaia di metri; le serate, ideate da un gruppo fantasioso che risiedeva nel bar principale, si sprecarono.

Il 14 agosto si celebrava il San Valentino d’Agosto, e poi Corride, spettacoli musicali, serate in piazza, la prima edizione di Miss Piedino, con lo sdoganamento di quel fetish tanto alla moda oggi, e che allora vide una cinquantina di iscritte, e poi Miss Falò, Miss San Lorenzo, ed altre ribalderie simili.

Una sera fra tutti gli astanti si proclamò la “Libera Repubblica Marinara di San Lorenzo”, con tanto di presidenza e ministri. Era il sogno ad occhi aperti, astratto dal contorno (a volte anche crudo, in quegli anni), di poter vivere di gioia e di appartenenza.

Il divertimento era tantissimo, con pochi mezzi e tanta voglia di stare assieme. Dal 20 agosto in poi il clima spesso portava quel mare detto vecchio con cavalloni altissimi, tra i quali le risate e la gioia dei giovani toccavano l’apice; quando improvvisamente al tramonto si scatenava un acquazzone estivo, il paese si riempiva di rane, alcune anche belle grosse, che a centinaia finivano schiacciate dalle automobili. Il profumo della pioggia, dei gelsomini e del mare allora si fondevano, e i colori suggerivano l’idea di trovarsi in capo al mondo, laggiù nel paese dei tropici, dove il sole è più bello che mai.

Questa era Sartulavecchia, Marina di San Lorenzo, per almeno un ventennio luogo da sogno, o forse sogno davvero, come questa Calabria, e come noi, che la amiamo ancora come allora, come se oggi fosse bella come allora.

Perché forse, in fondo, lo è.

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