“Sbandati”, Ernesto Maria Ponte racconta le generazioni

L'intervista a Ernesto Maria Ponte che ieri sera al teatro Cilea, per l'OdA di Piromalli, ha portato in scena “Sbandati”, uno spettacolo che intreccia musica, ironia e memoria per raccontare il divario tra generazioni

Ernesto Maria Ponte 1 Foto di Giada Messina

Il comico palermitano Ernesto Maria Ponte è stato protagonista ieri sera al teatro “Francesco Cilea con lo spettacolo “Sbandati”, inserito nella kermesse dell’Officina dell’Arte diretta da Peppe Piromalli. Un viaggio tra parole e musica che mescola nostalgia, attualità e uno sguardo ironico sulle trasformazioni sociali.

Cominciamo dallo spettacolo: cosa regala ogni sera al suo pubblico?

«Musica e parole. Cerco di mettere in evidenza le epoche. Con i figli che crescono ho scoperto di essere un “boomer” senza nemmeno rendermene conto. Siamo una manica di sbandati che si muove dentro queste epoche che corrono velocissime, soprattutto sui social e con la tecnologia. Da una parte c’è una generazione quasi dipendente da questi strumenti, dall’altra noi, legati alle tradizioni musicali, sociali e di costume che ci hanno formato. Porterò in scena proprio questo parallelismo tra vecchio e nuovo, accompagnato da una band che renderà il viaggio ancora più coinvolgente».

A quali brani è più legato?

«Mi concentrerò molto sul periodo della mia giovinezza, quindi sugli anni ’80. Non sono vecchio, ma quegli anni sono ormai lontani e, musicalmente, restano un riferimento. Ci sarà anche spazio per la tradizione siciliana, con un omaggio a Rosa Balistreri, che ha portato la nostra musica nel mondo. Giocherò poi con la musica dialettale siciliana, prendendola in giro e spiegando ironicamente perché non è mai esplosa davvero. In scaletta, ci saranno anche richiami a Pino DanieleFabio ConcatoBiagio Antonacci e un assaggio di Vasco Rossi. Ma attenzione: la parte parlata sarà predominante rispetto a quella cantata».

Dai numeri del suo tour, il pubblico risponde con entusiasmo.

«Il linguaggio è la chiave. Mi permetto di giocare con passato e presente perché li conosco entrambi. Non è nostalgia fine a sé stessa, ma una lettura consapevole anche del presente, che diventa futuro. Spesso, trovo un ottimo riscontro anche tra i giovani: si divertono a essere presi in giro. In fondo, quando parlo di mio figlio, parlo un po’ del figlio di tutti… almeno di tutti i boomer».

Si è creato un legame speciale con l’Officina dell’Arte e la sua presenza a Reggio Calabria, è la conferma dell’inizio di interessanti progetti.

«Direi che la vittoria la decretiamo a fine spettacolo. Ho già “assaggiato” il pubblico reggino qualche anno fa e il riscontro è stato ottimo. Con Peppe Piromalli è nata una bella sinergia: è un grande intenditore di teatro e gestisce uno spazio straordinario. A me hanno insegnato che l’importante è avere un palco e una platea, poi bisogna conquistarla. E spero di riuscirci anche stavolta. Sicuramente, non finisce stasera la sintonia tra artisti che amano fare questo lavoro incredibile».

 

Con “Sbandati”, Ernesto Maria Ponte conferma la sua capacità di raccontare il presente attraverso la lente dell’ironia, costruendo un ponte tra generazioni diverse e trasformando ricordi e cambiamenti in uno spettacolo coinvolgente e attuale.

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