Scampoli di luce, la poesia della Pirilli illumina l’area Griso Laboccetta

Tra poesia, impegno civile e speranza, la presentazione di Scampoli di luce di Domenica Pirilli ha emozionato il pubblico della rassegna “Libri al Parco” nell’area archeologica Griso La Boccetta - GALLERY

Il caldo del primo giorno di luglio si è attenuato tra le antiche pietre dell’area Griso Laboccetta per accogliere la poesia. Lo spazio sacro della città dedicato a Demetra, mentre il cielo si preparava alla notte, ha ceduto il passo alle parole e alla bellezza, nell’ambito della rassegna Libri al Parco, per la presentazione di Scampoli di Luce, la prima raccolta poetica di Domenica Pirilli, pubblicata da Controluna Edizioni. Ad accompagnare il pubblico nel viaggio tra i versi dell’autrice sono state la professoressa Rita Spanò e la professoressa Marisa Cagliostro, presidente dell’associazione Ulysses che anima e custodisce l’area archeologica, trasformandola in un luogo di incontro, cultura e cittadinanza attiva.

Il coraggio di consegnare l’anima alle parole

Laureata in Giurisprudenza all’Università Mediterranea, autrice della monografia Aggressione ai patrimoni mafiosi e collaboratrice di riviste giuridiche specializzate, Domenica Pirilli arriva alla poesia dopo anni di studio e impegno civile.

Scampoli di luce rappresenta il suo esordio poetico e, come lei stessa ha raccontato, nasce da un gesto di coraggio.

«Scrivere poesie significa scavare nell’anima e consegnare agli altri qualcosa di profondamente intimo», ha spiegato l’autrice. «Ma ognuno di noi ha il dovere di lasciare una traccia del proprio passaggio nel mondo, attraverso il talento e la sensibilità che possiede».

Nei suoi novantanove componimenti convivono esperienze personali, storie ascoltate, ferite collettive e speranze individuali, unite dal desiderio di trasformare il dolore in una possibilità di rinascita.

La poesia come antidoto alla fretta del nostro tempo

Il titolo della raccolta è già una dichiarazione di intenti.

«Abbiamo bisogno di bellezza, di profondità e di lentezza», ha affermato la Pirilli. «Viviamo in un tempo dominato dalla velocità e dall’immediatezza, mentre la poesia ci restituisce la parola lenta, la parola segreta, quella capace di andare oltre le apparenze».

Per l’autrice la poesia diventa così un antidoto contro l’impoverimento emotivo e culturale del presente.

«L’amore, la bellezza e la poesia restano gli strumenti più efficaci contro la grettezza e l’abbrutimento del nostro tempo».

Il diritto e la poesia: due linguaggi che parlano delle persone

La formazione giuridica non è mai rimasta estranea alla scrittura poetica di Domenica Pirilli.

«Dietro ogni norma, ogni fascicolo e ogni procedimento ci sono persone, fragilità e storie», ha spiegato. «La legalità è il fondamento della convivenza civile, ma la poesia ci ricorda di guardare sempre oltre le apparenze».

Nasce così una raccolta che l’autrice definisce «politica ma non partitica»: una poesia della polis, della comunità, capace di interrogarsi sui grandi temi del presente senza appartenenze ideologiche.

Gaza, Cutro, le donne: i versi diventano impegno civile

Le pagine di Scampoli di luce attraversano tanti temi: la guerra, le migrazioni, la violenza sulle donne, la discriminazione e le disuguaglianze sociali.

C’è il dolore dello Steccato di Cutro e il silenzio delle vittime restituite dal mare. C’è il cane randagio tra le macerie di Gaza, anzi “Un cane randagio”, con l’indeterminativo per rafforzare il simbolo degli ultimi e degli invisibili. Ci sono le donne costrette ancora oggi a dimostrare il proprio valore in una società che continua a giudicarle con parametri differenti rispetto agli uomini.

«Non dobbiamo abituarci alla sofferenza degli altri», ha detto Pirilli. «L’indifferenza è il terreno sul quale crescono le ingiustizie. La poesia deve continuare a indignare e a far palpitare il cuore».

E ancora: «Il prossimo potremmo essere noi. Per questo non dobbiamo mai smettere di guardare il dolore degli altri come qualcosa che ci riguarda».

Una poesia che vuole essere ascoltata

A guidare il pubblico nell’intimità della raccolta della Pirilli, la professoressa Rita Spanò che ha definito l’opera come «un mosaico di frammenti di vita, di riflessioni e di speranza».

«Quella di Domenica non è mai una poesia chiusa in sé stessa», ha aggiunto. «Cerca sempre un interlocutore e invita chi legge a riconoscersi nei versi».

Per Spanò, gli “scampoli” evocano quei piccoli pezzi di tessuto che attendono di essere trasformati dalla creatività in qualcosa di nuovo e prezioso.

«Sono frammenti di vita che diventano luce. Ed è proprio questa la forza del libro».

La luna, simbolo di imperfezione e appartenenza

Ad aprire simbolicamente la serata è stata la poesia dedicata alla luna, figura ricorrente nella raccolta e presente anche nell’immaginario della copertina scelta dall’editore.

«La luna ci appartiene perché è imperfetta e mutevole come noi», ha raccontato l’autrice. «Illumina tutti, anche chi vive ai margini della società».

Una luna capace di abbracciare gli amanti, il dolore, la guerra e la solitudine, diventando metafora della comune fragilità umana.

L’area Griso La Boccetta, presidio di cultura e cittadinanza

La serata è stata anche occasione per ricordare il lavoro svolto dall’associazione guidata da Marisa Cagliostro, che da oltre tre anni gestisce e valorizza l’area archeologica.

«Questo luogo era abbandonato», ha ricordato la professoressa. «Oggi è diventato uno spazio vivo, aperto alla cultura e alla città».

Un impegno che continua «tra presentazioni di libri, mostre internazionali, musica e iniziative dedicate alla memoria e alla valorizzazione del patrimonio cittadino» ha rammentato la Cagliostro ricordando i prossimi appuntamenti, tra cui l’importante inaugurazione di una sezione del progetto “Ulteriore”, da venerdì 3 luglio a lunedì 3 agosto, con la mostra fotografica di Hicham Benohoud, The Classroom.

Quando il dolore diventa poesia

Alla fine della serata rimane il senso più profondo di Scampoli di Luce, probabilmente racchiuso nelle parole di Domenica Pirilli: «Prendi il tuo dolore e fanne poesia».

È un invito alla resistenza, alla trasformazione, alla speranza. Un modo per ricordare che anche le ferite possono diventare voce e che persino nei tempi più difficili resta sempre possibile raccogliere, custodire e condividere qualche piccolo scampolo di luce.

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