Scecco Fest, la musica che fa rifiorire i luoghi
Tra musica, tradizioni mediterranee e danza popolare, il Parco diffuso di Pellaro ha ospitato la seconda edizione dello Scecco Fest, organizzato da La Strada e ACE Medicina Solidale - GALLERY E VIDEO
Un tramonto d’estate, le note che attraversano il Mediterraneo, il profumo della convivialità e una comunità che si ritrova attorno alla cultura. È stata una domenica di festa e condivisione quella vissuta ieri, 21 giugno, al Parco diffuso della Conoscenza e del Benessere di località Pantano di San Filippo, a Pellaro, dove si è svolta la seconda edizione dello Scecco Fest, organizzato dal movimento La Strada in collaborazione con ACE Medicina Solidale in occasione della Festa della Musica 2026.
Un appuntamento che, dopo il successo della prima edizione, ha confermato la sua capacità di coniugare musica, ricerca culturale, tradizioni popolari e partecipazione civica, in uno dei luoghi simbolo di rinascita.
Un festival nato nel segno del benessere e della comunità
Il nome “Scecco Fest”, attribuito sin dalla prima edizione, si ricorda, è un omaggio agli asinelli che vivono nel parco, simboli di semplicità, forza e resilienza. Valori che rappresentano lo spirito stesso della manifestazione: restituire attenzione e dignità a luoghi troppo spesso dimenticati e trasformarli in spazi di incontro, cultura e relazione.
La giornata si è aperta alle 18 con l’inaugurazione del Ristoro Popolare, un momento conviviale pensato per abitare insieme il Parco diffuso, prima dell’avvio, alle 19.30, del programma musicale.
Le sonorità di “Solitudini” tra poesia e ricerca
Ad aprire il festival è stato “Solitudini”, il nuovo progetto artistico di Chiara Rinciari, alla voce, elettronica e chitarra acustica, accompagnata da Rocco Scarcella alla chitarra elettrica.
Un percorso musicale e poetico articolato in tre atti, dedicato al tema della solitudine intesa non come mancanza, ma come spazio da abitare consapevolmente, occasione di ascolto e di emancipazione personale.
Fulvio Cama e il racconto musicale delle radici
Grande partecipazione anche per il concerto di Fulvio Cama, musicantore e custode delle tradizioni del Sud, accompagnato in alcuni brani da Rossana Camera.
Durante la sua esibizione, Cama ha proposto una suggestiva narrazione musicale della Fata Morgana, partendo da un testo di Diego Vitrioli, ha evocato il legame profondo tra l’Aspromonte e l’Etna restituendo al pubblico immagini e storie capaci di raccontare l’identità dello Stretto e del Mediterraneo.
Calabria, Palestina e Grecia unite nel Trialogo Mediterraneo
Uno dei momenti più intensi della serata è stato il “Trialogo Mediterraneo”, incontro di culture e tradizioni che ha visto protagonisti Rossana Camera alla voce e alle percussioni, Ahmad Hammash all’oud e Anna Tsigkouli al ney, antico flauto della tradizione orientale.
Le sonorità provenienti da Calabria, Palestina e Grecia hanno dato vita a un dialogo musicale capace di trasformare il Mediterraneo in una narrazione comune fatta di radici, migrazioni e contaminazioni culturali.
A chiudere la serata è stata la “Festa a Ballu!”, un momento di danza e partecipazione collettiva che ha coinvolto il pubblico in un clima di gioia e condivisione, suggellando lo spirito autentico dello Scecco Fest.
Lino Caserta: «La gioia condivisa è parte del benessere»
Per il dottor Lino Caserta, fondatore di ACE Medicina Solidale, lo Scecco Fest rappresenta uno degli strumenti attraverso cui costruire salute e qualità delle relazioni.
«Questo festival mette insieme i valori del parco: salute, benessere, conoscenza, cultura e musica. Tutto contribuisce a costruire benessere, compreso quello della comunità. La leggerezza, quando favorisce l’incontro e il dialogo, diventa una forma preziosa di cura».
Caserta ha sottolineato come, in un’epoca segnata da preoccupazioni e tensioni, sia fondamentale creare occasioni di gioia condivisa.
«Il Parco diffuso è anche questo: costruire benessere attraverso eventi e relazioni. Lo facciamo insieme a La Strada, che condivide pienamente questi valori».
Guardando al futuro, il fondatore di ACE Medicina Solidale ha evidenziato il significato più profondo del progetto: «Questo era un luogo abbandonato. Pensare di tornare semplicemente al passato è impossibile, ma possiamo riabitarlo con nuove idee e nuove visioni. Non bisogna rassegnarsi all’abbandono. Una comunità gioiosa, gentile e solidale rafforza la fiducia e contribuisce al benessere non soltanto psicologico, ma anche fisico».
Saverio Pazzano: «Un dono alla città e alle nuove generazioni»
Per Saverio Pazzano del movimento La Strada, la seconda edizione rappresenta un ulteriore passo nella crescita del festival.
«Lo Scecco Fest mette in comunione i valori del benessere, della relazione con il territorio, della bellezza paesaggistica e della musica, che non è soltanto tradizione ma anche ricerca».
Pazzano ha sottolineato la presenza di progetti musicali innovativi e la nascita di una comunità sempre più ampia e intergenerazionale.
«Per noi è una bellissima festa. Abbiamo già iniziato a pensare alla prossima edizione. Queste iniziative rappresentano anche un modo per trasmettere un messaggio politico e culturale attraverso l’impegno costante. Sono un regalo che facciamo insieme alla comunità cittadina».
Dario Nunnari: «La continuità è già una vittoria»
Soddisfazione anche nelle parole di Dario Nunnari del movimento La Strada, che ha evidenziato l’importanza di aver dato continuità a un’esperienza nata appena un anno fa.
«Già il fatto di essere arrivati alla seconda edizione è un successo. Siamo molto contenti della partecipazione del pubblico, ma soprattutto del coinvolgimento di tante persone nell’organizzazione. È lavorando e faticando insieme che si crea una comunità».
Nunnari ha poi messo in evidenza la qualità delle proposte artistiche: «Abbiamo avuto musica di alto livello, dalla sperimentazione di Chiara Rinciari e Rocco Scarcella, alla tradizione dei cantastorie con Fulvio Cama, fino alle contaminazioni tra Calabria, Palestina e Grecia con Rossana Camera, Ahmad Hammash e Anna Tsigkouli. Radici e prospettive, passato e futuro che si incontrano».
Il recupero e la valorizzazione del territorio restano una delle sfide principali.
«La crisi economica coincide spesso con una crisi di partecipazione civica. Stimolare la partecipazione attraverso iniziative come questa significa costruire lentamente una presenza più consapevole e strutturata».
E con un sorriso, guardando al futuro del festival, ha concluso: «La seconda edizione è sempre lo scoglio più difficile: se la superi, poi va tutto bene».
Una festa che guarda lontano
Tra ricerca musicale, memoria, tradizioni popolari e desiderio di costruire nuove relazioni, la seconda edizione dello Scecco Fest ha confermato la vocazione del Parco diffuso della Conoscenza e del Benessere a diventare un luogo vivo e condiviso.
Un piccolo grande laboratorio di comunità affacciato sullo Stretto, dove la cultura diventa occasione di incontro e la musica riesce ancora a dare voce a una speranza concreta: quella di far rifiorire i luoghi attraverso le persone che li abitano.