Scilla Cuore, il battito del futuro tra scienza e paesaggio

Ieri l'anteprima di Scilla Cuore a Palazzo Krataiis: cardiologia, ambiente e vivibilità al centro del dibattito tra scienziati, ingegneri e istituzioni per il futuro di Scilla - GALLERY

Scilla Cuore

Nella suggestiva cornice della Sala Ricevimenti di Palazzo Krataiis a Scilla, ieri martedì 19 maggio si è svolta l’anteprima della XXVI edizione di Scilla Cuore, storico congresso nazionale di cardiologia (una quattro giorni che si svolge dal 20 al 23 maggio) che da oltre venticinque anni porta nel borgo calabrese il confronto scientifico di livello nazionale e internazionale.

Il tema dell’incontro – “Il cuore di Scilla nel futuro: ambiente, scienza, vivibilità” – ha unito medicina, ingegneria e progettualità territoriale in una riflessione condivisa sul destino della Costa Viola.

La serata si è aperta con l’accoglienza degli ospiti e un momento conviviale curato da professionisti dell’enogastronomia locale, tra cui il bartender Carmelo Martino con gli studenti della Scuola Alberghiera di Villa San Giovanni, i maestri del gusto Carmelo Caratozzolo e Antonello Fragomeni.  

La conduzione è stata affidata al presentatore Marco Mauro, che ha introdotto l’incontro sottolineando il valore internazionale dell’iniziativa e il ruolo del dottor Vincenzo Montemurro come motore scientifico e culturale del progetto.

Incontriamoci Sempre: il ponte tra scienza, cultura e comunità

Un ruolo decisivo nell’anteprima di Scilla Cuore è stato quello dell’associazionismo, rappresentato da Pino Strati e dall’associazione Incontriamoci Sempre, che negli ultimi anni ha contribuito a trasformare il “Pre Scilla Cuore” in un momento non solo scientifico ma anche culturale e identitario.

Strati ha evidenziato la natura evolutiva dell’iniziativa, sottolineando come l’anteprima abbia ampliato progressivamente il proprio orizzonte: “Scilla Cuore non è solo scienza: negli anni abbiamo aperto questo spazio anche all’arte, alla cultura e al confronto con il territorio”.

Ha poi richiamato il senso della collaborazione tra realtà diverse: “Oggi parliamo di ambiente, scienza e vivibilità, ma soprattutto di idee e progetti per il futuro della nostra comunità”.

Un passaggio significativo è stato dedicato alla dimensione tecnica e progettuale della serata, grazie al coinvolgimento dell’Università Mediterranea e degli ingegneri presenti: “questo significa trasformare le idee in proposte concrete per Scilla”. Strati ha inoltre sottolineato la fragilità del territorio e la necessità di una visione strategica condivisa: “Scilla ha bisogno di una visione lunga, soprattutto su mobilità, sostenibilità e vivibilità. Non possiamo più ragionare solo per stagioni estive”. Infine ha evidenziato il valore della collaborazione con Scilla Cuore: “Con il dottor Montemurro abbiamo costruito un percorso comune che unisce scienza, cultura e comunità: questo è il vero valore dell’anteprima”.

L’identità di Scilla Cuore

Ad aprire i lavori è stato il dottor Vincenzo Montemurro, cardiologo, organizzatore e direttore scientifico del congresso, che ha ricordato come Scilla Cuore sia oggi “un punto di riferimento della cardiologia nazionale”, giunto alla sua XXVI edizione.

Ai microfoni di CULT Montemurro ha subito chiarito il senso dell’iniziativa: “Questa è un’anteprima di Scilla Cuore, ma da domani inizia il congresso vero e proprio: siamo alla ventiseiesima edizione”.

Il medico ha definito il congresso un punto fermo della cardiologia nazionale: “Scilla Cuore è entrato nel panorama cardiologico nazionale ed è uno dei congressi più qualificati e importanti d’Italia”.

Montemurro ha poi sottolineato la dimensione internazionale dell’evento: “Abbiamo partecipazioni di altissimo livello, anche europee: presidenti di società scientifiche, direttori universitari e specialisti di rilievo”.

Inoltre un passaggio identitario che ha esaltato la funzione del confronto scientifico: “Scilla Cuore è diventata una scuola, un punto di incontro, una rete di relazioni scientifiche e umane”.

Nel corso del dibattito, il dottore ha ribadito il valore scientifico del congresso:  “Da 26 anni la cardiologia italiana si riunisce a Scilla: è un fatto unico nel Sud Italia”. E con tono critico ha aggiunto: “C’è ancora una totale sottovalutazione istituzionale di ciò che rappresenta questo evento”.

Ma il cuore del suo intervento è stato il legame tra scienza e territorio: “Scilla è bellissima, ma non riesce ancora a decollare sul piano turistico e strutturale. Serve una visione, non solo stagionalità”.

E con tono critico ha aggiunto: “Non possiamo vivere solo di turismo mordi e fuggi. Servono infrastrutture, parcheggi, progettualità e continuità amministrativa”, perchè “Scilla non è solo una cartolina da fotografare e da postare”.

Nodari: “L’inquinamento è una pandemia silenziosa”

La professoressa Savina Nodari ha aperto il fronte scientifico con una relazione di forte impatto. “L’ambiente che stiamo maltrattando è un problema di dimensioni enormi, che riguarda tutti, non solo i medici”.

Ha poi evidenziato la portata sanitaria del fenomeno: “L’inquinamento provoca milioni di morti ogni anno, oltre otto milioni nel mondo”.

Sul piano clinico ha spiegato: “Le polveri sottili penetrano fino al circolo sanguigno e provocano infiammazione, aterosclerosi, infarti e ictus”.

E ha aggiunto un dato significativo: “Anche sotto le soglie considerate di sicurezza si osserva un aumento degli eventi cardiovascolari”.

La professoressa ha allargato il discorso anche a rumore e luce: “L’inquinamento acustico e luminoso altera il sonno, aumenta lo stress e incide direttamente sul rischio cardiovascolare”. Ha chiuso quindi il suo approfondito intervento con un richiamo etico: “La tutela dell’ambiente coincide con la tutela della salute. Dobbiamo diventare promotori di un cambiamento reale”.

Barbaro: “L’università deve trasformare i problemi in soluzioni”

Il professor Giuseppe Barbaro ha illustrato il ruolo dell’università nel progetto territoriale: “Il nostro compito è trasformare la scienza in soluzioni tecniche affidabili”.

Ha annunciato anche iniziative accademiche: “Stiamo lavorando a un bando per studenti e dottorandi che ci aiutino a produrre idee progettuali per il territorio”.

E ha sottolineato il valore delle competenze locali: “Scilla ha competenze straordinarie: non vi manca nulla dal punto di vista umano e professionale”.

Polimeni: “Scilla poteva essere un modello di sostenibilità già dal 2010”

L’ingegnere Piero Polimeni ha riportato alla memoria progetti innovativi mai pienamente realizzati: “Scilla poteva diventare un laboratorio di sostenibilità già dal 2010”.

Sul progetto del “Parco solare Sud” ha spiegato: “L’idea era semplice e rivoluzionaria: produrre energia rinnovabile senza consumare nuovo suolo”.

E ha aggiunto: “Scilla lo ha nel DNA: integrare paesaggio, energia e turismo”.

Infine una riflessione critica sulla stessa lunghezza d’onde del dott. Montemurro: “Il turista arriva e scappa. Serve riutilizzare spazi come la stazione e le infrastrutture esistenti”.

Suraci: “Serve un confronto continuo tra tecnica e territorio”

L’ingegnere Francesco Suraci ha insistito sulla necessità di collaborazione interdisciplinare.

“L’obiettivo è dare soluzioni che rispettino i valori ambientali e paesaggistici del territorio” ha aggiunto.

E ancora: “Non basta l’idea: serve un confronto costante tra università, tecnici e comunità”.

Ziparo: “Non si può più sbagliare: il paesaggio è una risorsa fragile”

Il professor Alberto Ziparo ha offerto una delle analisi più ampie e critiche: “Il paesaggio non è solo da tutelare, ma da progettare”.

Ha richiamato la fragilità del territorio calabrese: “La Calabria è tra le aree più a rischio d’Europa per i cambiamenti climatici”.

E ha avvertito: “Non possiamo più permetterci progetti sbagliati che sottraggono risorse e futuro”.

Sul modello turistico ha concluso: “Il turismo del futuro non è quello delle barriere e del cemento, ma della resilienza e della natura”.

Sciomer: “L’inquinamento domestico è il più sottovalutato”

La professoressa Susanna Sciomer, in ultimo, ha richiamato l’attenzione su un aspetto meno noto: “Non parliamo solo di inquinamento esterno, ma anche di quello domestico, spesso altissimo”.

E ha aggiunto: “La ventilazione degli edifici e la qualità dell’aria interna sono fattori determinanti per la salute”.

Concludendo con un richiamo scientifico: “Ambiente e cuore sono strettamente collegati, come dimostrano i nostri studi più recenti”.

Un battito che diventa visione

A chiusura dell’evento, il dottor Montemurro ha riassunto il senso della serata: “Questa non è solo una conferenza, ma un’occasione per costruire idee concrete per il futuro”. E ancora: “Ambiente, scienza e vivibilità devono camminare insieme, altrimenti non c’è sviluppo possibile”.

L’anteprima di Scilla Cuore si è confermata così molto più di un congresso medico: un laboratorio culturale e territoriale in cui la cardiologia incontra il paesaggio, e la scienza si intreccia con il destino di un territorio unico come la Costa Viola.

Un battito che non è solo del cuore umano, ma anche quello di una comunità che cerca il proprio futuro.

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