“Se possibile”, a spazio Antigone il teatro che fa ridere e scuote

All’Osservatorio Antigone di Reggio Calabria è andato in scena “Se possibile”, lo spettacolo di e con Tiziana Calabrò tra stand up comedy e teatro di narrazione: ironia, femminismo, relazioni e ricerca di un linguaggio comune

Tiziana Calabrò

Risate improvvise, applausi, silenzi carichi di riconoscimento. Ma soprattutto domande. Quelle che restano addosso anche dopo che le luci si spengono. Come ieri sera all’Antigone – Osservatorio sulla ’Ndrangheta di Croce Valanidi, dove è tornato in scena “Se possibile”, spettacolo di e con Tiziana Calabrò, con la consulenza artistica di Renata Falcone e Basilio Musolino, nell’ambito della rassegna “Esistenze – rassegna di teatro d’autore 2025/2026”.

Un lavoro prodotto dalla Compagnia Ucrìu che attraversa stand up comedy, teatro di narrazione e confessione civile, cercando dentro la complessità dei rapporti umani una possibilità di incontro. Uomo e donna, fragilità e stereotipi, rabbia e tenerezza: tutto si tiene in equilibrio attorno a uno sgabellino apparentemente marginale che, scena dopo scena, diventa simbolo del tempo che passa e delle trasformazioni dell’esistenza.

(Video di Gianluca del Gaiso)

“Nessuno ha chiesto di venire al mondo”

Dopo i saluti di Antonella Bellocchio, presidente dell’associazione Antigone – Osservatorio sulla ndrangheta, Tiziana Calabrò è entrata in scena ribaltando subito ogni aspettativa, con un monologo che mescola comicità feroce e riflessione esistenziale.

«Io penso che meriteremmo un ingresso così, con un abito favoloso, una musica spaziale, un applauso, un discorso memorabile… Invece, quando ci affacciamo sul palcoscenico della vita, piangiamo» ha esordito.

Da lì in avanti il racconto si è mosso continuamente tra il corpo femminile, il linguaggio, il peso culturale degli stereotipi e la difficoltà di costruire relazioni autentiche. Poi parole che diventano materia viva, come “amore”, “uomo”, “donna” e termini che vengono smontati, interrogati, messi in discussione.

Un monologo nato dalle donne ma rivolto anche agli uomini

“Se possibile” parte dal femminile ma non si chiude nel femminile. È uno spettacolo che cerca il confronto, non un recinto identitario. Lo ha spiegato la stessa Tiziana Calabrò a CULT al termine della rappresentazione.

«Dentro questo lavoro ci sono Simone de Beauvoir, Virginia Woolf, Michela Murgia, Carla Lonzi, bell hooks, ma anche Beckett, le comiche di Laurel e Hardy e la malinconia di Buster Keaton. Sono letture e suggestioni che mi hanno aiutata a capire meglio il pensiero femminista e il modo in cui uomini e donne abitano il presente. È un testo che parla di donne, ma che in realtà ho scritto anche per gli uomini, per provare a trovare un linguaggio comune».

“Siamo incazzate”: il cuore dello spettacolo

Tra i momenti più intensi della serata, il lungo passaggio dedicato alla rabbia femminile. Un flusso ironico e durissimo che ha attraversato il corpo, la maternità, il lavoro, la paura, la violenza, il giudizio sociale. «Siamo incazzate con la bilancia perché viviamo in una società che ci vuole tutte magre. Siamo incazzate con lo specchio perché viviamo in una società che ci vuole tutte giovani. E siamo incazzate con quella strada buia che dobbiamo attraversare tutti i giorni e abbiamo paura di essere stuprate». E ancora: «Siamo incazzate perchè lo stupro è diventato un reato contro la persona e non più contro la morale solo nel 1996. È caduto prima il muro di Berlino».

Il pubblico ha riso spesso, ma subito dopo è rimasto sospeso. Ogni risata ha contenuto un contraccolpo.

Giacomo, il pubblico e il dialogo tra i generi

Uno degli elementi più riusciti dello spettacolo è stato proprio il continuo coinvolgimento del pubblico. Con lo spettatore Giacomo in prima fila, chiamato più volte ad interagire e trasformato in interlocutore simbolico del racconto.

La Calabrò ha indossato persino il giubbotto di un uomo del pubblico per entrare nel punto di vista maschile e raccontare l’educazione sentimentale degli uomini, il divieto del pianto, la paura della fragilità.

«Nasco e faccio una cosa che per il resto dei miei giorni mi dicono che non va bene: piango». E poi: «Mi dispiace per voi uomini, perché vi hanno tolto tantissimo. Vi hanno tolto la possibilità di scegliere il vostro colore preferito e di rinnegare l’eredità dei vostri padri».

È qui che “Se possibile” ha trovato forse la sua dimensione più autentica: non un atto d’accusa, ma un tentativo di comprensione reciproca.

Lo sgabellino e il tempo che cambia tutto

Poi è entrato in scena lui: lo sgabellino. Oggetto comico e malinconico insieme. Prima usato dai figli piccoli, poi dimenticato in un ripostiglio e infine “riesumato” per gli esercizi del pavimento pelvico. 

Da semplice elemento scenico è diventato metafora del tempo, della maternità, dell’invecchiamento, delle trasformazioni del corpo.

«Gli oggetti ci ricordano che l’esistenza è un continuo processo di separazione» ha detto la Calabrò.

Uno dei passaggi più poetici dello spettacolo è arrivato proprio quando il racconto si è aperto alla memoria, ai figli che crescono, alle mani che diventano simili a quelle della madre, ai cambiamenti che arrivano senza chiedere il permesso.

Il nuovo lavoro sulla demenza senile

Tiziana Calabrò ha raccontato a CULT anche il lavoro che sta portando avanti sul tema della demenza senile.

«Sto lavorando a un testo che ha la forma della stand up comedy e che parla di mia madre. Una donna molto cattolica, ma anche profondamente naif, libera e indipendente. La demenza ci ha restituito un’altra persona e non è semplice affrontare questo tema in chiave comica. Però ci provo».

Accanto a questo progetto, l’autrice ha già scritto “Mia madre era bellissima”, spettacolo di teatro contemporaneo dedicato al rapporto madre-figlia e alla malattia.

Un finale che invita all’equilibrio

Il finale di “Se possibile” si è mosso dentro le immagini del film “Il lato positivo”. Due persone fragili, ferite, disordinate, che cercano comunque di restare in equilibrio insieme. «Come costruire un collegamento tra noi e gli altri? Come uscire dalle cornici? Come ritornare a vedere, respirare, costruire ponti?».

Domande lasciate aperte, senza risposte facili.

E infine, con la simbolica salita della Calabrò sullo sgabellino, che ha conquistato finalmente il suo ruolo da protagonista, è calato il sipario. Un’immagine semplice e potentissima per ricordare che forse la vita non è trovare un equilibrio perfetto ma continuare a cercarlo, insieme, se possibile. 

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