Se possibile: il monologo di Tiziana Calabrò anima Used – a second life

Ieri sera lo spettacolo Se possibile di Tiziana Bianca Calabrò della compagnia teatrale Ucrìu ha animato Used – a second life con ironia, narrazione e un intenso dialogo tra generi

Tiziana Calabrò

Nel piccolo spazio di Used – a second life, tra abiti che tornano a vivere e stoffe che custodiscono memorie, ieri sera è andato in scena Se possibile, scritto e interpretato da Tiziana Bianca Calabrò, prodotto dalla Compagnia Teatrale Ucrìu, con la consulenza artistica di Renata Falcone e Basilio Musolino. Uno spettacolo che unisce teatro di narrazione, stand-up comedy e dialogo diretto con il pubblico, trasformando un negozio di abiti usati in un piccolo palcoscenico pulsante.

Un gioco teatrale: tra ironia e vulnerabilità

Se possibile nasce da un equilibrio sottile: un monologo in movimento, costruito su parole, suoni, immagini e un solo oggetto di scena, uno sgabellino. Calabrò accompagna il pubblico dentro la matassa dell’esistenza: il corpo che cambia, il tempo che scorre, le relazioni tra generi, le contraddizioni quotidiane.

Sessanta minuti in cui la narrazione diventa tentativo di trovare un vocabolario comune, un terreno d’incontro tra vissuti diversi. Anche quando le storie si fanno complesse, l’ironia rimane la chiave che permette di sciogliere i nodi senza smarrire la leggerezza e lasciando spazio alla possibilità di guardare il mondo da un’angolazione nuova.

Le voci che attraversano lo spettacolo

Il testo arriva da lontano, come racconta la stessa autrice: un intreccio di letture, pensieri e riferimenti che hanno sedimentato idee, domande, possibilità. Le parole di Simone de Beauvoir, Virginia Woolf, Michela Murgia, Carla Lonzi e bell hooks – con quel minuscolo scelto per sottrarre l’amore alla retorica – attraversano la struttura dello spettacolo. E ancora, la percezione del tempo di Beckett, la comicità disarmante di Stan Laurel e Oliver Hardy, la malinconia di Buster Keaton.

La Calabrò in questo lavoro porta in scena le donne cercando l’altra metà dello sguardo: la voce maschile, lo smarrimento di chi si muove dentro un presente che chiede di ridefinire ruoli e rinnegare l’eredità dei padri.

Tra gli abiti che raccontano

Non è casuale la scelta del luogo. Used – a second life, in via Plutino 35 a Reggio Calabria è uno spazio che parla di trasformazioni e seconde possibilità. L’abito di scena indossato da Tiziana Calabrò è stato fornito proprio da Manuela D’abramo, proprietaria del negozio. «Sono molto contenta di farlo qui, in un luogo che dà nuova vita agli abiti. L’idea che il costume di scena abbia già vissuto altre storie, altre vite e ora racconti questa mi piace molto» conferma l’attrice.

Un monologo sold out

Lo spettacolo ha debuttato nel 2023 a SpazioTeatro con tre repliche sold out insieme al musicista Peppe Costa, che ne ha curato i suoni. «È la prima volta che lo porto in scena da sola senza Peppe ed è un debutto che si avvale della consulenza artistica di Renata Falcone e Basilio Musolino della compagnia Ucrìu. Siamo già sold out e questo mi emoziona» racconta Tiziana Calabrò.

Il rapporto con il pubblico è uno degli elementi centrali della performance: «Interagisco molto con le persone e sono la prima a divertirmi. È andata molto bene: c’era chi lo aveva già visto e ha apprezzato questa nuova versione, e chi lo ha scoperto per la prima volta. Si ride, ci si emoziona, si pensa. Io mi diverto davvero tanto a farlo». Anche il pubblico maschile, sebbene minoritario, ha risposto con attenzione: «Erano pochi, ma attenti: spero che il messaggio arrivi». 

Chi è Tiziana Bianca Calabrò

Scrittrice, drammaturga e attrice, Calabrò si forma inizialmente nella narrativa. I suoi racconti sono pubblicati in La medaglia del rovescio e La cura provvisoria dei tratti fragili (Falzea Editore e Città del Sole Edizioni), oltre alla raccolta Stiamo Strette, di cui è co-curatrice. Un suo racconto compare nel 2023 sulla rivista ’tina di Matteo B. Bianchi.

Dal 2018 approfondisce la drammaturgia con Tino Caspanello, Rosario Palazzolo, Marcela Serli e Matteo Tarasco, collaborando con numerose realtà teatrali calabresi. Scrive i testi di Straniera, Se dici Eva, Piagata – L’ultimo dei miracoli, Chiamami quando arrivi, A(r)MO, Obitus.

Con Renata Falcone e Basilio Musolino fonda la Compagnia Teatrale Ucrìu. Tra i lavori più recenti, oltre a Se possibile, firma e interpreta Ho attraversato ridendo la terra capovolta. Attulamente, la compagnia, insieme a Vincenzo Mercurio, sta lavorando al nuovo testo Su questa porca terra, semifinalista al Premio Cappelletti e finalista al Premio Colline di Torino.

Un finale che resta addosso

In un luogo dove gli abiti si trasformano in seconde possibilità, lo spettacolo della Calabrò diventa un invito a fare lo stesso con le storie: scioglierle, reinventarle, abitarle di nuovo. Così, tra dialoghi ironici, diretti e fragilità esposte, Se possibile resta addosso, proprio come un abito che non si vuole togliere. 

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