Se scoprissimo che sono migliori di noi?

Dal tam tam sui social alla distribuzione all’accampamento di San Ferdinando: il racconto della solidarietà tra fatica, rispetto, dignità e umanità condivisa

migranti San Ferdinando

Dal social virtuale al sociale reale il passo può essere breve ed efficace. Lo abbiamo sperimentato di nuovo all’accampamento di San Ferdinando dove continuano a vivere in condizioni precarie circa 400 migranti-braccianti.

Prima di Natale un gruppo di volontari ha portato indumenti e coperte per aiutare ad alleviare le precarie condizioni di chi condivide fango e freddo con cani e gatti randagi.

Il gruppetto di volontari senza etichette è andato via dopo la consegna dei beni di prima necessità con il cuore stretto e la mente aperta. quella prima consegna non bastava di certo e andava inoltre organizzata meglio.

Così con il proseguire della stagione fredda i volontari decidono di lanciare una nuova chiamata via social. Parte il tam tam virtuale lungo le onde di WhatsApp circoscrivendo la richiesta solo a giubbotti e coperte per evitare il rischio di ricevere materiale inutilizzabile come purtroppo in passato è più volte successo. La risposta è stata straordinaria. In pochissimi giorni il punto di raccolta situato presso un’azienda di Reggio Calabria ha ricevuto decine di giubbotti e altrettante coperte. Molti dei capi ancora con l’etichetta o la custodia originaria. Più di un donatore ha “interpretato” la richiesta e insieme ai giubbotti ha lasciato scarpe, maglioni, calze, cappelli, guanti, sciarpe, indumenti intimi e perfino 2 accappatoi.

I volontari hanno controllato, come possibile, il materiale dividendolo per macrocategoria e hanno caricato tutto su un camper e due macchine.
Arrivati all’accampamento in breve sono stati raggiunti dagli uomini di ritorno dai campi e dagli agrumeti della Piana. E poi è cominciata la festa. Le intenzioni dei volontari erano quelle di utilizzare un sistema di ticket per gestire nel modo più ordinato possibile la distribuzione del materiale e, bisogna riconoscerlo, i migranti si sono dimostrati estremamente collaborativi. Per i primi dieci minuti…
Poi la situazione si è evoluta in modo estemporaneo e lo spazio compreso tra le tre vetture in cui doveva svolgersi la distribuzione si è trasformato nel dietro le quinte di una grande sfilata in cui i modelli si guardavano e si provavano giubbotti e coperte in una babele di suoni incomprensibili e risate contagiose che hanno accompagnato la fine della distribuzione dei beni.
Quando poi la sera è scesa col suo peso di oscurità sull’accampamento senza luci le macchine erano completamente vuote. Le cento coperte e i cento giubbotti erano stati inghiottiti nel labirinto di carta, plastica e stoffa che caratterizza l’accampamento. Non era rimasto neanche un calzino spaiato e bene o male ciascuno aveva potuto ricevere qualcosa.
Alla fine ai volontari è restata la consapevolezza di una grande umanità e altrettanta serenità che caratterizza queste persone. Sia i ragazzi che le ragazze impegnati nella distribuzione mai hanno provato una sensazione di disagio o di minaccia nonostante la ressa e la comprensibile pressione per accaparrarsi beni limitati. Mai nessuno dei migranti ha avuto un gesto di stizza o un atteggiamento aggressivo o ha detto una parola di protesta. Erano persone evidentemente stanche dopo la lunga giornata china sui campi eppure con grande mansuetudine si sono messe pazientemente in fila per ricevere un dono inatteso e prezioso.
Avremmo tanto da imparare. Più di quello che abbiamo da offrire.
Forse è questo che ci spaventa: se scoprissimo che sono migliori di noi?
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