Sgomberiamo il modello Rosarno: il confronto oltre il ghetto

I firmatari del Patto territoriale denunciano il modello emergenziale nella Piana di Gioia Tauro e rilanciano un confronto per il 7 aprile sull’abitare e sulle politiche pubbliche

baraccopoli di San Ferdinando

Alla luce delle recenti notizie, ritenute inquietanti perché disattendono percorsi di confronto già avviati con le istituzioni, i firmatari del Patto territoriale hanno annunciato una nuova assemblea pubblica. L’incontro si terrà martedì 7 aprile alle ore 18.00 presso la Casa del Popolo “G. Valarioti” di Rosarno. 

L’iniziativa nasce dall’esigenza di rilanciare un confronto concreto e condiviso sulle principali criticità del territorio.

“Discuteremo di come organizzare atti concreti e coerenti rispetto al tema dell’ABITARE, il primo in ordine di priorità, così come anche emerso in occasione della presentazione del documento il 14 marzo u.s. a Reggio Calabria” spiegano i firmatari in una nota.

“L’annuncio dello sgombero della Tendopoli di San Ferdinando avviene a fine stagione, trasferendo le persone più vulnerabili – così si legge nell’articolo – nel “borgo solidale” di Taurianova che è a decine di km da San Ferdinando. Quel luogo è un progetto già fallito in partenza, dato che ripropone la logica dei ghetti e campi container, logica che come dimostra la storia è destinata a produrre solo emergenza dato che verranno poi sgomberati come successo poco anni fa a Rosarno con il campo container, e con la tendopoli che è stata costruita e sgomberata già due volte” proseguono i firmatari.

E denunciano: “Le palazzine chiuse con 30 appartamenti di Rosarno (vandalizzate e poi rimesse a posto sempre con denaro pubblico invece restano chiuse) sono escluse da ogni politica territoriale. Cosa fa il governo? Invece di aprirle si procede con il decreto Caivano a costruire un altro campo (con case in legno stavolta) destinato a produrre nuovo sperpero di denaro pubblico e insostenibile sul piano finanziario. Questo modello con campi che durano pochi anni diventano ghetti e poi si sgomberano è una fabbrica senza senso che funziona con una fornace di denaro pubblico. La fabbrica dell’emergenza che brucia risorse, e genera guerra tra poveri mentre la filiera agricola non viene chiamata mai alla responsabilità sociale”.

Da qui l’iniziativa di una “discussione seria sulla Piana di Gioia Tauro, che investa il piano nazionale dell’abitare dei lavoratori mobili (tutti non solo stranieri e non solo maschi)”. Perchè, concludono, “qui nessuno ha la bacchetta magica, ma l’esperienza di accoglienza diffusa di Drosi e Dambe so, ci dicono che ci può essere una strada democratica con la quale provare a risolvere i problemi che lo Stato non è un grado di affrontare. Ostinatamente questa strada noi continueremo ad affrontarla. Per chi ci crede ci vediamo il 7 alle 18.30 alla casa del popolo di Rosarno”. 

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