Siùnthesis e il cerchio della vita: il percorso artistico di CaSchè in mostra

Alla Pinacoteca Civica di Reggio Calabria inaugurata ieri la mostra “Siùnthesis – Mondi in Movimento” di CaSchè. Un viaggio tra origine, mito, oblio e rinascita attraverso opere simboliche e visionarie

Mostra CaSchè

Non una semplice sequenza di dipinti ma opere che dialogano tra loro. Si rincorrono, si richiamano, in un movimento continuo. È questo il cuore di “Siùnthesis – Mondi in Movimento”, la mostra personale di Carmen Schembri Volpe, in arte CaSchè, inaugurata ieri, 30 maggio, alla Pinacoteca Civica di Reggio Calabria e visitabile fino al 6 giugno.

Un percorso artistico e simbolico che invita a riflettere sull’origine delle cose, sulla trasformazione della materia e dell’esistenza, sul rapporto tra caos e razionalità, fino ad approdare all’oblio e alla rinascita.

Un viaggio senza inizio né fine

L’esposizione prende forma come una grande narrazione circolare. Non esiste un vero punto di partenza né una conclusione definitiva: tutto si trasforma e ritorna.

«Questa mostra è una sintesi di mondi in movimento, mondi che non hanno un inizio né una fine», spiega l’artista a CULT. Un concetto racchiuso già nel titolo dell’esposizione: Siùnthesis, dal greco “sintesi”, intesa come fusione di esperienze, energie e significati.

All’ingresso il visitatore viene accolto da due opere fondamentali, “Genesi” e “Alpha”, che rappresentano le origini del microcosmo e del macrocosmo.

«In “Genesi” troviamo l’ovulo, il principio della vita, mentre “Alpha” richiama il Big Bang, l’esplosione primordiale da cui nasce l’universo. Sono le due dimensioni dell’origine: quella umana e quella cosmica», racconta ancora CaSchè.

Dal caos degli elementi alla nascita del mito

Dalle origini il percorso conduce verso una sezione dedicata agli elementi naturali: aria, acqua, terra e fuoco. È il regno dell’energia primordiale dove il caos non è soltanto disordine, ma metafora dell’animo umano, delle sue inquietudini e delle sue domande più profonde.

Da questa dimensione emerge il pannello dedicato al mito, inteso come il tentativo dell’uomo di dare un significato ai fenomeni che lo circondano.

«L’essere umano ha sempre cercato di spiegare ciò che non comprendeva attraverso simboli, metafore e racconti. Il mito nasce proprio da questa esigenza: interpretare il mondo e le emozioni servendosi degli elementi della natura», osserva l’artista.

L’autunno dell’uomo e il tempo dei bilanci

Nel cammino espositivo, al tumulto delle origini si affianca progressivamente la razionalità.

Compaiono forme geometriche essenziali, figure ordinate e simboli che richiamano il pensiero riflessivo. Il quadrato diventa espressione dell’equilibrio e della misura, mentre il cerchio e la luna evocano la dimensione contemplativa dell’esistenza.

Una delle sezioni più suggestive è quella dedicata alla riflessione e alla maturità.

«L’autunno non è la fine della vita. È il tempo dei frutti, il momento in cui si guarda al cammino compiuto e si fa il bilancio della propria esistenza», spiega CaSchè.

Il “Tunnel dell’oblio” e la possibilità della rinascita

Il percorso conduce quindi verso uno dei nuclei centrali dell’intera esposizione: il dittico con il “Tunnel dell’oblio”, opera scelta anche come immagine simbolo della mostra.

Un oblio che, tuttavia, sottolinea l’artista, non è una conclusione definitiva: «Può essere interpretato come un passaggio. Certamente rappresenta la fine di un ciclo, ma anche la possibilità di una rinascita».

È proprio da questa idea che nasce l’ultima tappa del percorso: la spirale del ritorno.

Tutto torna: il senso profondo di “Siùnthesis”

La spirale finale racchiude il messaggio dell’intera mostra.

«Tutto torna. Dopo l’oblio si ritorna alle origini, in un nuovo vortice di vita e trasformazione. È un movimento continuo che non si interrompe mai», precisa CaSchè.

Per l’artista, i punti nevralgici dell’esposizione sono proprio i due dittici che aprono e chiudono il percorso: “Genesi-Alpha” e “Tunnel dell’oblio-Tutto torna”. Due estremi che in realtà si ricongiungono, racchiudendo l’essenza stessa del progetto.

Il percorso artistico di CaSchè

Nata a Montallegro, in provincia di Agrigento, e da anni legata alla Calabria, Carmen Schembri Volpe ama definirsi «un’avvocata prestata all’arte». Accanto all’attività professionale e all’impegno nel volontariato culturale, ha sviluppato nel tempo una ricerca artistica personale e riconoscibile.

Pittrice autodidatta, ha approfondito la propria formazione attraverso corsi presso il liceo artistico “Preti-Frangipane” di Reggio Calabria. Il nome d’arte CaSchè, nato dalla fusione delle iniziali del nome e del cognome, richiama anche la sua passione per il tango.

Nel corso degli anni la sua pittura si è evoluta da un linguaggio prevalentemente figurativo verso forme più essenziali e simboliche, sperimentando tecniche e materiali diversi, dal fluid painting all’utilizzo di sabbia, fondi di caffè e altri elementi capaci di aggiungere profondità narrativa alle opere.

Le sue creazioni affrontano temi universali come memoria, identità, rinascita, dualità e condizione umana, con una costante attenzione alla dimensione etica e spirituale dell’esistenza.

Una mostra che invita a guardarsi dentro

Accompagnata durante il vernissage dalla madrina dell’evento, l’artista Angela Pellicanò, la mostra rappresenta il primo progetto espositivo costruito organicamente attorno al concept di Siùnthesis.

Tra opere inedite e lavori già presentati in contesti espositivi nazionali, il percorso offre al pubblico una riflessione intensa sul tempo, sulla fragilità e sulla capacità dell’essere umano di rigenerarsi. Un viaggio che non conduce a una conclusione, ma a un nuovo inizio. Perché, come suggerisce la spirale finale immaginata da CaSchè, nulla finisce davvero: tutto si trasforma, tutto torna.

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