Stranizza d’Amuri, a Catona il canto del Mediterraneo

Ieri sera Rita Botto e il Coro Lirico Siciliano alla chiesa di San Dionigi di Catona con Stranizza d’Amuri – Il Cantico del Mediterraneo, tra Bellini, Battiato, Balistreri e le radici musicali del Sud - GALLERY

Coro Lirico Siciliano

La musica siciliana, le radici mediterranee e il filo che unisce tradizione e contemporaneità hanno attraversato ieri sera la chiesa di San Dionigi di Catona, protagonista di Stranizza d’Amuri – Il Cantico del Mediterraneo, appuntamento del Festival Lirico dei Teatri di Pietra inserito nel progetto ReggioFest2026: cultura diffusa.

Sul palco il Coro Lirico Siciliano, con la partecipazione di Rita Botto, per un concerto dedicato alla grande musica d’autore siciliana e a una geografia musicale che comprende nomi come Vincenzo Bellini, Rosa Balistreri, Franco Battiato e Giuni Russo. La tappa di Catona rientrava nel programma del progetto promosso dal Comune di Reggio Calabria con il sostegno del Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo della Direzione generale Spettacolo del Ministero della Cultura.

Una serata pensata come un vero percorso attraverso il Mediterraneo, nel quale la musica lirica e quella d’autore si sono incontrate in un ideale ponte tra epoche, linguaggi e sensibilità differenti.

Dal belcanto alla musica d’autore

Ad aprire il concerto è stato il direttore d’orchestra Francesco Costa, direttore artistico del Festival Lirico dei Teatri di Pietra e del Coro Lirico Siciliano il quale ha ricordato «l’ultimo appuntamento per la nostra rassegna ideata proprio per il Comune di Reggio Calabria in occasione del progetto Periferie. Questa sera è una serata intrisa di Mediterraneo, di quella musica che ci appartiene in qualità di abitanti del Sud, del Meridione».

Costa ha presentato così il percorso musicale della serata, definendolo «un vero e proprio inno alla bellezza» attraverso compositori che hanno raccontato «le nostre terre, le nostre origini, le nostre radici».

L’apertura è stata affidata alle note tratte dalla Norma di Vincenzo Bellini, scelta per introdurre il pubblico alla dimensione più propriamente lirica del concerto. «È una melodia che tende all’infinito – ha spiegato Costa – che veramente non ha una vetta, ma solamente lo scopo di raggiungere il trascendente».

Da Bellini il programma si è poi spostato verso Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni, con l’Intermezzo, attraverso un passaggio che il direttore ha presentato come un dialogo tra compositori apparentemente lontani nel tempo, ma accomunati dall’appartenenza culturale al Sud.

«Sentirete l’odore del limone, o in questo caso l’odore del bergamotto. Sentirete veramente il senso della gelosia, il senso della passionalità e soprattutto la meraviglia che contraddistingue il nostro Sud», ha detto Costa introducendo il brano.

Il percorso è quindi proseguito fino alla musica siciliana contemporanea, in un programma capace di accostare linguaggi e generazioni differenti.

Rita Botto e la memoria di Rosa Balistreri

Al centro della serata la presenza di Rita Botto, interprete profondamente legata alla riscoperta e alla valorizzazione della musica siciliana. Il suo percorso artistico, iniziato a Bologna e sviluppatosi attraverso esperienze musicali differenti, ha trovato nella tradizione dell’Isola uno dei suoi principali riferimenti.

Nel corso dell’incontro con il pubblico, Botto ha ricordato il momento in cui iniziò a dedicarsi con maggiore continuità al repertorio siciliano, dopo la morte di Rosa Balistreri.

«Appena è morta ho pensato che questo materiale non doveva essere disperso, che tutto il lavoro che aveva fatto Rosa andava conosciuto», ha raccontato. Una scelta nata anche dalla condizione di siciliana che viveva al Nord e dalla volontà di «portare avanti la Sicilia».

Parlando di Balistreri, Botto ha sottolineato soprattutto il valore dell’esempio lasciato dall’artista: «Ha dato l’impronta, soprattutto una donna che canta indipendente».

La figura di Balistreri è tornata anche nelle parole del musicantore Fulvio Cama, che ha annunciato l’intenzione della Fondazione Rosa Balistreri di Licata di invitare Botto al Teatro Re Grillo «perché riteniamo che lei sia una delle prime interpreti siciliane che ha mantenuto questa figura di Rosa quando ormai Rosa era quasi del tutto scomparsa».

Il riferimento alla cantautrice siciliana assume un significato particolare nell’anno delle celebrazioni per il centenario della nascita di Rosa Balistreri. Botto ha ricordato anche alcuni dei prossimi appuntamenti dedicati alla sua figura, tra cui una serata con quattro cantanti organizzata dall’Associazione Musicale Etnea e un appuntamento teatrale intitolato Non solo Rosa, nel quale troverà spazio anche la musica di Franco Battiato.

Un ponte tra generazioni

Il programma della serata ha proposto dunque una continuità ideale tra autori appartenenti a epoche diverse. Un tratto che caratterizza anche il lavoro del Festival Lirico dei Teatri di Pietra, che nel cartellone 2026 ha accostato repertorio lirico, musica d’autore e interpreti legati alla tradizione siciliana.

Per Francesco Costa, il concerto di Catona è stato «interamente dedicato al Mediterraneo», con un percorso «senza soluzione di continuità da Bellini sino a Mulè, da Giuni Russo a Battiato».

«Perché un Sud che può ottenere il suo riscatto è la musica – ha spiegato Costa – e, se questo Sud è stato già decantato, è stato osannato, è giusto continuare questa rivoluzione che si chiama cultura».

La partecipazione di Rita Botto si inserisce proprio in questo percorso. «Rita è la voce più iconica della tradizione di questo Sud che canta, che grida – ha detto Costa – perché abbiamo bisogno di questa libertà che la musica può regalarci».

La musica come cultura e inclusione

L’appuntamento di San Dionigi ha rappresentato anche la conclusione delle attività del Coro Lirico Siciliano previste a Reggio Calabria nell’ambito della rassegna.

«Per Reggio abbiamo finito oggi – ha chiosato Costa – ed è stato veramente anche quest’anno un bellissimo successo di pubblico, anche di interesse, perché offriamo programmi sempre differenziati, anche inclusivi».

Il riferimento è anche alle attività realizzate nel corso della giornata, con un convegno dedicato all’inclusione sociale e alla lingua dei segni. Un’impostazione che, nelle parole del direttore artistico, mira ad «aprire veramente la cultura come per tutti e di tutti».

Al termine della serata Costa ha rivolto un ringraziamento al Comune di Reggio Calabria, alla parrocchia di San Dionigi e soprattutto al pubblico «per queste serate intense, piene di musica, suggestioni ed emozioni. Quando si fa musica e ci si sente veramente in questo abbraccio sonoro – ha detto – non diventano semplici concerti, ma condivisione di sorrisi e di emozioni».

Un modo per chiudere il percorso reggino del Festival attraverso la stessa idea che aveva accompagnato l’apertura: la musica come spazio di incontro, memoria e appartenenza. «Una rivoluzione che si chiama cultura» per riprendere le stesse parole di Costa, costruita attraverso le note di autori diversi ma accomunati da un rapporto profondo con il Mediterraneo e con il Sud. E a San Dionigi, tra la voce di Rita Botto e quella del Coro Lirico Siciliano, quel ponte tra memoria e contemporaneità ha trovato una nuova tappa.

About Marina Crisafi
Marina Crisafi è direttrice responsabile di CULT and Social e di Dike Giuridica Editrice, e giornalista per Il Sole 24 Ore. Laureata in Scienze Politiche all'Università degli Studi di Messina, vive e scrive da Reggio Calabria, con un focus su cultura, società e territorio calabrese.
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