Tarantella n’te luvari, l’evento del progetto Nòstos

Appuntamento domani alle 17:00 alla tenuta Le tre querce a Persicara di Seminara con lo stage di danza tradizionale calabrese nell’ambito del progetto di Francesco Nicastro e Angelica Artemisia Pedatella

Nicastro e Pedatella Nostos

Tornare alle proprie radici, ricordare chi siamo, attraverso la tarantella. Questo il fine del progetto “NÒSTOS – Teatro Danza del Sud” che domani ha organizzato uno stage di danza tradizionale calabrese presso la tenuta le Le tre querce a Persicara di Seminara. “Nòstos” è un progetto che nasce dall’idea di Francesco Nicastro, abile maestro di balli popolari del Sud, da decenni curatore di stage, corsi e seminari inerenti alla danza di tradizione calabrese in tutta Italia e la musicista, ballerina, regista e attrice Angelica Artemisia Pedatella. È lei a raccontare ai microfoni di Cult, l’evento e il progetto avviato insieme a Nicastro.

Angelica, da dove nasce questo evento?

 “Non è soltanto una festa, nella quale ci si incontra e si balla. Parliamo di una cosa molto più profonda, di un ritorno alle radici, con diversi elementi che si incrociano. Il primo: la tenuta ‘Le tre querce’ è gestita da Vincenzo Spinelli, che ha una storia straordinaria perché il padre e il nonno erano calabresi e possedevano questo luogo. Lui è cresciuto al Nord e quando è venuto a mancare il padre ha preso una decisione importante di tornare in Calabria e di prendersi cura di questa terra. In questo tema poi come secondo elemento si inserisce la tarantella. Perché, anch’io sono una calabrese di ritorno. Me n’ero andata a Roma da ragazzina, poi a Milano perché volevo fare l’artista ma a un certo punto, quattro anni e mezzo fa ho scelto di tornare in Calabria, perchè mi sono resa conto che per fare l’artista tu devi sapere chi sei, altrimenti sei solo un numero. L’artista ha a che fare con l’identità sua e del luogo cui appartiene, per cui ho scelto di tornare. E conosco Francesco Nicastro che è un esperto danzatore della Tarantella tradizionale della Bassa Calabria e da lì abbiamo cominciato a ballare insieme perché mi ha spiegato il suo intento di mantenere viva la tradizione più autentica di questa danza che non è soltanto uno stile, un movimento, ma ha dentro di sé tutta una serie di aspetti sociali e psicologici e le radici del nostro territorio”.

Da qui prende vita il progetto Nòstos?

“Nòstos è il ritorno a casa, come nell’Odissea, è un genere letterario, è anche la nostalgia delle proprie radici, quelle che portano Ulisse a tornare ad Itaca. In qualche modo, la tarantella è un po’ un ritorno ad Itaca. Ovviamente, quella ballata nelle sue forme più antiche, ma la sua straordinarietà è che continua ad essere attuale. Il progetto intende portare la tarantella, quella tradizionale della bassa Calabria, ovunque, per ricordare chi siamo, infatti si chiama “teatro danza del Sud”, perché noi raccontiamo e balliamo, balliamo e raccontiamo. E andando in giro insieme abbiamo dato vita a stage, serate, eventi di ogni tipo e un giorno incontriamo appunto Vincenzo Spinelli e ci rendiamo conto che le nostre tre storie, la sua, quella di Francesco Nicastro che da oltre vent’anni tiene viva questa tradizione fortemente identitaria, e la mia che torno in Calabria per sentirmi parte della mia terra e ci torno ballando, sono legate dallo stesso filo conduttore”.

Un progetto culturale, dunque…

“Sì, proprio per trasmettere la tradizione e i valori. Infatti quando parliamo di tarantella non ci limitiamo a spiegare i passi, ma a spiegare la matrice storica e psicologica della danza, cerchiamo di far percepire alle persone cosa succede in loro quando cominciano a ballare.  Questo è molto antico, è molto greco, lo stesso passo base della tarantella, che prevede un certo movimento del bacino, ci rimanda proprio a danze antichissime. Non è un caso che nasce e si sviluppa nella zona della Bassa Calabria, la zona più greca, possiamo dire della nostra regione. Tant’è che in alcuni stage io ho spiegato anche in lingua grecanica i passi della tarantella. Anche per questo il progetto ha un nome greco, perché ci teniamo a valorizzare quella che è la vera identità della Calabria. E le minoranze linguistiche sono un elemento fondamentale di questa identità che non viene conosciuto, divulgato e riconosciuto o quantomeno non abbastanza. Nòstos è, dunque, un progetto culturale in cui non solo ci si incontra per ballare e suonare insieme, ma per condividere la convivialità, richiamandoci ad una socialità che oggi è sempre più importante e che il mondo dei social ha stravolto. E la tarantella ci restituisce questo aspetto di sanità”.

Parliamo dell’evento di domani…

“Siamo alla seconda edizione della “Tarantella n’te luvari” che è nato lo scorso anno con la voglia di trasmettere un’arte ma soprattutto un messaggio di identità e di ritorno a ciò che noi siamo veramente. A questo progetto, oltre il maestro Francesco Nicastro e me, sono chiamati anche altri artisti importanti, come Carmelo Pansera che è diciamo un maestro di questa musica, di questo ritmo. Poi ci sono Fortunato Stillitano e Valentina Donato che sono due musicisti molto conosciuti che girano con sempre il loro progetto sulla tarantella. E poi ci sono tre dei musicisti, Domenico, Gregorio e Marco, che fanno parte del gruppo degli Antigua”.

Quali sono i prossimi impegni di Nòstos?

“La prossima settimana intanto saremo nel Gargano per un altro stage e poi stiamo articolando le varie attività. In particolare, in questo periodo stiamo raccogliendo testimonianze per un progetto di scrittura. Insomma, stiamo cercando di mantenere viva la tradizione, raccontarla, diffonderla e farla diventare patrimonio anche nelle scuole. Perché la nostra intenzione è quello di portare i docenti a dedicare almeno un giorno all’anno a ricordare ai ragazzi da dove veniamo”.

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