Terza serata Festival di Sanremo: nulla di nuovo sotto il sole
Eccoci alla terza serata del Festival di Sanremo vissuta in prima fila. Nulla di nuovo sotto il sole. L'analisi della serata sviscerando canzoni e look su Pensieri Corsari
Da qualche parte del mondo, un uomo e una donna camminano in un luogo indefinito. Improvvisamente si scatena una tempesta, vento fortissimo e pioggia a catinelle. Dal buio della sera, si vede da lontano una luce fioca. Iniziano a correre e avvicinandosi alla casa, la luce diventa sempre più accecante, per ripararsi dalla tempesta trovano la porta socchiusa, entrano di corsa in una stanza. E’ un grande salone, con tanti oggetti sparsi e un televisore acceso che trasmette la sigla del Festival di Sanremo. Lo guardano stupiti, mentre da una parte del tetto scende un po’ di pioggia. Un fulmine che sembra un raggio laser colpisce il televisore. Restano in silenzio e vengono attratti come calamite e sbattono sullo schermo e accade l’incredibile, magicamente sono dentro il Teatro Ariston seduti in prima fila, sogno o realtà, forse è solo l’inizio di un racconto? Terza serata, qualcosa cambierà rispetto alle due precedenti? Basta soltanto leggere tutte le parole che compongono questo reportage, in dialoghi da spettatori, tra il dissacrante di Sabrina e l’ironico professionale di Fulvio.
“Stasera si comincia alle 20:40:36: imbarazzante, Carlo Conti è talmente maniaco che dirige anche ciò che precede il festival” “Sabrina è preciso e composto, ma a volte è meglio stravolgere gli schemi e lasciarsi andare all’istinto”. La serata Inizia tutto con la Finale Sanremo giovani “Gazzoli simpatico e preparato: erede di Conti”? Tra i cantanti l’emozione è palpabile, Angelica Bove canta ”Mattone” e denota una misurata ispirazione creando un’atmosfera eterea. “Sto sussurrato con voce rotta di Angelica Bove ha stancato già da XFactor, evidentemente anche i radioascoltatori che non l’hanno premiata, però ha vinto premio della critica e della sala stampa.” “Si, ma piace. Non vedo i talent show, sono abituato e non parlare male di Angelica altrimenti la mia amica Paola grande intenditrice di musica si arrabbia. Ha vinto il premio della critica Mia Martini e il premio sala stampa Lucio Dalla. E’ brava”. E’ il turno di Nicolò Filippucci in stile romantico sentimentale, la canzone sanremese viene premiata e lui vince il premio delle Nuove Proposte. In prima fila, sussurrando a bassa voce per non farsi sentire dai vicini di posto Sabrina non resiste ed esclama “Interpreta la canzone come se stesse lavando la lattuga in cucina. Glielo diceva anche Rudy Zerbi quando era ad Amici. Ma indubbiamente una voce straordinaria”. Laura Pausini e Carlo Conti proseguono nel loro ruolo di conduttori, senza mai sorprendere, ma continuando nel compitino a volte con dialoghi stucchevoli. Stasera il parterre dei co conduttori è da secondo livello con l’imitatore Ubaldo Pantani nei panni di Lapo Elkann e Irina Shayk bellissima modella russa.
Sul palco si alterano i big, è il turno di Maria Antonietta & Colombre “Sembrano usciti dagli anni ’60 ma ci piacciono. Canzone senza impegno ma orecchiabile. I nuovi Comacose: speriamo che non facciano la loro stessa fine”. “Sei implacabile, il motivetto è semplice e accattivante”. Il pubblico segue senza troppo entusiasmo, voltando lo sguardo dall’immaginaria poltrona è imponente il set di telecamere della Rai, che lo spettatore da casa non percepisce e vede. “Arriva Irina con un vestito orrendo: sto pizzo ovunque pure come guanto” E’ il momento della co conduttrice Irina Shayk è statuaria, quaranta anni piena maturità femminile, peccato per il filler delle labbra, ma si sa ognuno cerca la perfezione da mostrare. Carlo Conti, stile paggetto o autista di Limousine la accoglie con sguardo ammiccante. Il mio pensiero vola sulle scelte dei co conduttori, specialmente in questa serata, rallentano il ritmo, non sono attrattivi, senza grande appeal la stucchevole imitazione di Lapo Elkann di Ubaldo Pantani, sopportabile una volta, ma reiterata spinge lo spettatore a cambiare canale per cercare un documentario sui licaoni sul canale tv Focus. Continua lo show musicale, assisto in silenzio, mentre Sabrina non riesce a stare zitta e sussurra nell’orecchio le sue impressioni su canzoni e cantanti.
Arriva Leo Gassman “Sottotono stasera, indeciso nella voce. Secondo me hanno sbagliato la tonalità della Ormai ha un copione: mani dietro la schiena per tutta la prima parte della canzone”.
Una signora attempata e ingioiellata dietro di noi, sibila di fare silenzio con il dito cinto da un anello con brillante posizionato sul naso. Le cerimonie di premiazione a Sanremo sono sempre esistite e non poteva mancare il premio a Mogol, ha scritto circa 1500 canzoni, è un po’ lo Smokey Robinson italiano il grande autore dei più grandi successi del Soul della Motown, ma rispetto a lui non canta.
Ritorna la musica e Malika Ayane con lo sfondo palco che la proietta con immagine in bianco e nero strategico che poi esplode il colore in contemporanea alla sua voce. Finalmente Laura Pausini canta “Heal the world” di Michael Jackson, con le sue solite movenze da film già visto. A fine esibizione non poteva mancare il commento “Sembrava Samara di The Ring. Ha cantato in modo sguaiato una canzone che cantata da Jackson fa venire i brividi, ma non di paura. Strilla troppo. Paolo carta nel coro, aiuto”! Rientra sulla scena Irina con cappello stile russa in vacanza al mare.
Arriva il momento di massimo share di ascolti, il protagonista è Sal Da Vinci, con crisi di risarellla dopo una battuta di Lapo Elkan Pantani. Parte la musica e il nostro Sal, sfodera un perfetto melange di canzone con ritmo ballabile da festa aziendale tra Iglesias, Ranieri, neomelodici e finale in lingua napoletana stile Mario Merola in Zappatore con frase finale con bacio all’anello “Accusi sarrà pe sempre si”. All’Ariston si scatena l’inferno, quello buono, con standing ovation del pubblico e acclamazione di SalRemo, che travolge il nostro eroe canoro che si commuove e già si immagina la vittoria festivaliera di sabato e il tripudio di tracchetà nei quartieri spagnoli di Napoli. Momento trash estetico con Laura Pausini che entra inscena con cambio abito, indossando un osceno vestito giallo limone di Sorrento, cara Laura a Solarolo non avete questi agrumi. “Mamma mia, sembra un calippo” trattengo a stento la risata ascoltando il commento di Sabrina. Dopo un momento di denuncia sociale con Paolo Sarullo, aggredito da una baby gang. Ritorna la musica con Morandino Tredici Pietro “Arrangiamento straordinario, la voce meno. Ha le mani grandi come il padre. Vestito come Jack di Titanic (e annamo!). la canzone ha due parti totalmente diverse tra loro. L’uomo che cade è un richiamo alla canzone dei Santi Francesi comunque: li era un giocoliere che cade! Mi fa troppa tenerezza, ha l’età di mia figlia”. L’ Ariston si sveglia dal torpore con l’ingressi di Fabio De Luigi e Virgilia Raffaele, con inclusa pubblicità del loro film in uscita nei cinematografi. Gag musicali, con suoni di trombetta della Raffaele, tanta ironia e movimento, con Fabio De Luigi improbabile chitarrista e il tempo vola. Sfilano gli altri artisti per arrivare al momento clou della serata. Eros Ramazzotti entra in scena, breve ed ovviamente retorica mini intervista di Carlo Conti seduto sulle scale insieme al cantante che esegue live “Adesso tu”. Viene chiamata in scena Alicia Keys, accolta da grandi applausi, che esprime la sua gratitudine per l’Italia e le sue radici, il suo nome vero è Alicia Augello Cook, ma non è parente del mitico Mimì Augello del “Commissario Montalbano”, sua madre è una Augello nata in Pennsylvania. Cantano insieme “L’Aurora”, Alicia si posiziona in piedi davanti al pianoforte e qui va in scena la grande figuraccia dei tecnici audio back line di Sanremo. Inizia a suonare ma non sente il suono del pianoforte nel monitor e chiede di alzarlo, entra in scena paggetto Conti e manda in onda la pubblicità. Noi immaginariamente seduti in prima fila assistiamo alla scena di un dialogo tra Eros Ramazzotti tifoso juventino e Carlo Conti tifoso della Fiorentina accusato di boicottaggio dell’esibizione, mentre i tecnici ricollegano cavetti ed Alicia Keys che pensa “Italiani, pizza, mandolino “.
Ritorno alla realtà ed esibizione di altissimo livello eseguono “L’aurora “cantata in italiano dall’artista soul americana, acclamata dal pubblico che chiede il bis e propone la sua New York al pianoforte.
Esibizione di alto livello emozionale da standing ovation. Finalmente uno sprazzo di musica vera! Decido di chiudere la mia esperienza all’Ariston, nella pausa pubblicitaria in tv, mi alzo simulando una telefonata come spesso si fa uscendo da noiosissimi convegni, saluto la mia compagna di viaggio Sabrina Salmeri che con la pazienza di una discepola di Maria Teresa di Calcutta continua a seguire lo spettacolo redigendo le pagelle dei cantanti e degli altri protagonisti saliti sul palcoscenico.
Angelica Bove: Voto canzone 7 / Look 8
Questo sussurrato, la voce rotta, l’interpretazione tutta interna: cifra stilistica riconoscibile, ma ormai prevedibile. Quel minimalismo emotivo che a XFactor sembrava fragile autenticità oggi rischia di suonare formula. Diverso il discorso per la critica e la sala stampa, che le hanno riconosciuto coerenza artistica e controllo espressivo che la premiano.I capelli raccolti in uno chignon alto leggermente spettinato ammorbidiscono l’impostazione severa dell’outfit tutto nero. Look pulito, controllato, perfettamente allineato al personaggio.
Nicolò Filippucci: Voto canzone 8 / Look 7
Canta con la stessa concentrazione di chi sta lavando la lattuga, appunto: gesto corretto, pulito, ma emotivamente neutro. È una cifra che si porta dietro dai tempi di Amici, quando gli si chiedeva di “sporcarsi” un po’ di più. Il problema non è la tecnica. È l’intensità narrativa. Perché la voce è oggettivamente notevole. Timbro pieno, controllo del fiato, proiezione solida. Sul look sceglie una linea coerente con questa impostazione: total black, collo alto, camicia fluida leggermente trasparente, silhouette essenziale. Nessuna concessione spettacolare. L’outfit dialoga con la sua interpretazione: sobrio e misurato.
Maria Antonietta & Colombre: Voto canzone 6 /Look 7
La canzone è leggera, immediata, senza pretese filosofiche. Orecchiabile, costruita per restare in testa senza chiedere troppo. In questo senso ricordano i Coma_Cose delle origini: estetica forte, intesa di coppia, ritornello che gira: speriamo che non facciano la loro stessa fine.
Estetica dichiaratamente rétro. Sembrano usciti da un varietà anni ’60 filtrato Instagram. E funziona, perché non è travestimento: è coerenza. Lei punta su un mini-dress nero con piccoli punti luce e maniche svasate, ravvivato da stivali alti turchesi. Capelli ramati e frangia piena completano un’immagine rétro, curata ma non caricata. Lui sceglie un completo verde scuro con camicia patterned; la chitarra gialla diventa l’unico vero accento cromatico. Elegante, con quell’aria leggera da cantautore che non forza il personaggio.
Arriva Irina Shayk con un total lace nero, collo alto, trasparenze stratificate e – sì – pizzo ovunque, fino ai guanti. Firmato Givenchy. L’idea è gothic couture, ma l’effetto è sovraccarico.Il pizzo funziona quando è accento. Qui diventa superficie totale: busto, maniche, mani, gonna con strascico leggero. Troppi livelli, poca gerarchia visiva. La silhouette è bella – lei può permettersi qualunque cosa – ma il tessuto domina tutto e appesantisce.
Leo Gassman: Voto canzone 5 / Look 4
Stasera sottotono. Sensazione che la tonalità non lo favorisca pienamente: resta in una zona di comfort che però non valorizza l’intensità. La messa in scena è ormai codificata. Mani dietro la schiena per tutta la prima parte, postura composta, sguardo frontale. È diventato un gesto-simbolo, ma rischia di trasformarsi in automatismo più che in scelta interpretativa.
Look coerente con la sua estetica: camicia beige morbida, colletto ampio e sbottonato, pantalone nero a vita alta. Linea pulita, quasi anni ’70, minimale. Funziona, ma non aggiunge racconto.
Malika Ayane: Voto canzone 7 / Look 7
Brano costruito con intelligenza: parte controllato, quasi trattenuto, poi cresce con progressione coerente fino all’apertura finale. Orecchiabile senza essere banale, struttura solida, linea melodica ben disegnata. Lei impeccabile nell’interpretazione, gestione dinamica raffinata. Scelta visiva calibrata: bianco e nero strategico nelle riprese, atmosfera quasi cinematografica, poi l’ingresso del colore in sincrono con l’esplosione vocale. Abito nero con lavorazioni lucide e guanti lunghi, capelli tirati indietro: immagine elegante, contemporanea, con un’estetica quasi grafica.
Non eccessiva, non teatrale.
Laura Pausini canta Heal the world.
Scelta ambiziosa. Confrontarsi con Michael Jackson significa inevitabilmente esporsi. Il brano nasce su un registro emotivo sospeso, quasi carezzevole. Qui invece l’interpretazione è stata spinta, molto proiettata, con un’intensità che a tratti è sembrata più muscolare e a tratti rabbiosa. In una inquadratura lei aveva l’espressione di Samara, personaggio horror in The Ring.
Capitolo look: impeccabile. L’abito bianco firmato Alberta Ferretti è pura eleganza scultorea. Linea aderente, manica lunga, silhouette pulita che si apre in un finale piumato morbido. Raffinato, teatrale senza essere eccessivo. Stupendo!
Torna Irina con il secondo look.
Cambio radicale rispetto al pizzo gotico. Qui la linea è più asciutta: abito nero aderente, spalline larghe, silhouette pulita. L’effetto è “russa in vacanza al mare” versione haute couture: misteriosa, un filo teatrale, volutamente schermata, ma non nella salopette che copre a stento il busto (diciamo).
Sal da vinci: Voto canzone 5 / Look 6
Brano costruito su coordinate molto tradizionali, melodia immediata, ritornello pensato per restare in testa. L’ovazione in sala conferma il legame fortissimo con il pubblico, e la viralità su TikTok dimostra che intercetta perfettamente un certo mood pop-nostalgico. Artisticamente però resta prevedibile. Completo nero classico, camicia e cravatta tono su tono, catena discreta. Elegante, ordinato, senza guizzi particolari. Corretta presenza scenica, ma nessun elemento memorabile.
Tredici Pietro: Voto canzone 6 / Look 5
Arrangiamento molto curato, con una costruzione sonora che tiene insieme elettronica e cantautorato. Interessante la scelta di dividere il brano in due sezioni nettamente differenti: prima più intima e narrativa, poi più aperta e ritmica. La voce però resta il punto fragile. Il Morandino ha le mani grandi come il padre! Camicia beige ampia, pantalone marrone, cintura in evidenza: estetica anni ’90, vagamente “Jack di Titanic”. Volutamente dimesso, coerente con l’idea di autenticità, ma poco memorabile sul piano scenico. Ha una fragilità che lo rende credibile. Più che colpire, convince per sincerità.
De luigi e Virginia N.G.
Suonano gli strumenti ma solo per promuovere il film in uscita.
Raf: Voto canzone 6 / Look 5
Brano coerente con la sua cifra stilistica: melodico, ben costruito, senza strappi. Non sorprende, ma mantiene una dignità musicale solida. Interpretazione controllata, mestiere evidente.
Completo in velluto carta da zucchero – e sì, proprio velluto dichiarato – scelta raffinata sulla carta, ma scenicamente un po’ spenta sotto le luci rosse. Il taglio è corretto, la linea pulita, però manca un elemento che lo renda memorabile.
Nota a margine: il maestro Luca Chiaravalli ha una presenza scenica imponente che non passa inosservata. Assomiglia a Lurch della Famiglia Addams.
Eros Ramazzotti
“Adesso tu” scuote l’anima anche dei rockettari come me. Bellissimo arrangiamento minimale. Il più elegante uomo delle tre serate, Giorgio Armani. Total black ma di grande sartoria.
Alicia Keys
“L’Aurora”: problemi tecnici e via pubblicità. Alicia sbaglia le parole ma chi se ne frega, la sua voce è celestiale. Pelle ma stavolta indossata con classe e con linee morbide ed originali. “Empire state of mind”: standing ovation
Francesco Renga: Voto canzone 4 / Look 6
Brano corretto, ma privo di slancio. Struttura lineare, ritornello poco incisivo, nessun passaggio realmente memorabile. Interpretazione tecnicamente pulita, ma emotivamente piatta. Non disturba, non entusiasma. Scorre e si dimentica. Completo scuro classico, taglio elegante, presenza ordinata. Nulla fuori posto, ma nulla che lasci il segno. L’effetto complessivo è sobrio, forse fin troppo. La giacca, sotto le luci, tradisce qualche riflesso polveroso che non aiuta.
The Kolors
Performance costruita per intrattenere: mash-up serrato dei loro successi, arrangiamenti più funk e citazioni evidenti del pop anni ’80. Il riferimento a Michael Jackson è chiaro nei groove e in alcuni accenni coreografici. Stash opta per un completo viola brillante, camicia aperta e occhiali scuri: vibe dichiaratamente à la Bruno Mars, con un’estetica rétro-pop coerente con il mood del medley. Cameo a sorpresa di Fru dei The Jackal, che aggiunge una parentesi ironica e alleggerisce ulteriormente l’esibizione.
Eddie Brock: Voto canzone 2 / Look 4
Brano confuso, poco focalizzato. Durante il bridge la regia forza l’effetto drammatico con camera shake e luci stroboscopiche in stile “terremoto”, ma l’artificio visivo non compensa la debolezza della scrittura. Anzi, amplifica la sensazione di sovraccarico. Molto rumore, poca sostanza. Completo scuro satinato, camicia tono su tono, ma protagonisti assoluti gli orecchini pendenti, lunghi e vistosi, quasi fino alla spalla. L’intento è probabilmente glam-rock contemporaneo; il risultato è eccessivo e, diciamolo, tamarro.
Max Pezzali
La vera boccata d’ossigeno della serata. Attacco immediato, atmosfera da karaoke collettivo e platea in modalità revival. In un passaggio si avverte persino un’eco della sigla di Beverly Hills, 90210! Quando parte Hanno ucciso l’Uomo Ragno il teatro diventa una macchina del tempo! Max ti amiamo! Non è operazione boomer, ma piena Generazione X: Aquafan, Festivalbar, motorini e compilation registrate dalla radio.
Nuovo cambio d’abito di Laura Pausini.
Il colore, un bordeaux molto scuro e saturo, sotto alcune luci vira verso una tonalità poco valorizzante e la resa cromatica in tv penalizza il risultato finale.
Serena Brancale: Voto canzone 9 / Look 7
Performance di altissimo livello tecnico ed emotivo. Timbro pieno, controllo impeccabile, dinamiche curate. Richiama, per intensità e pulizia vocale, certe atmosfere alla Whitney Houston. Coinvolgente senza eccessi, potente senza forzature. Il sorriso della sorella dalla buca dell’orchestra è stato un dettaglio umano che ha amplificato l’emozione. Abito minimal, toni neutri, linea essenziale. Nessun artificio scenografico, nessuna distrazione. Una scelta coerente: quando la voce è protagonista, il resto può restare in secondo piano.
Samurai Jay: Voto canzone 3 / Look 6
L’impianto sonoro richiama formule già viste nel pop urban italiano e internazionale, senza un reale scarto creativo: a versione Temu di Mamood o di Pitubul.
Total white impeccabile, completo luminoso coerente con le luci oro della scenografia. Treccine ordinate, occhiali, styling curato. Visivamente funziona più della canzone. Abbiamo avuto la conferma che la voce di donna che dice “ Amo stiamo correndo un po’ troppo, facciamolo lento“ è di Belen che compare all’improvviso in cima alle scale.
Arisa: Voto canzone 7 / Look 10 e lode
Melodia fortemente cinematografica, costruita su progressioni armoniche molto “epiche”, da colonna sonora animata. L’impianto orchestrale è ampio, emotivo, dichiaratamente sentimentale.Abito gioiello, argento luminoso, lavorazione a frange e cristalli che cattura ogni riflesso blu del palco. Silhouette impeccabile, styling raffinato, hair sleek che valorizza il viso. È una delle immagini più eleganti della serata.
Arisa consiglia dei tranquillanti a Conti.
Michele Bravi: Voto canzone 5 / Look 6
Ritmica leggermente più dinamica rispetto al suo repertorio abituale, ma la struttura resta prevedibile. Melodia elegante, interpretazione controllata, tuttavia manca un vero picco emotivo. Non sgradevole, ma non memorabile. Completo doppiopetto color tabacco/marrone scuro, linea dandy, dettagli rétro, catena da taschino. Estetica coerente con il suo personaggio: un Gatsby malinconico in versione contemporanea. Curato, ma ormai formula consolidata. Ogni volta che lo vedo penso a Stanlio e Ollio.
Luchè: Voto canzone 7 / Look 3
Struttura solida, produzione contemporanea, ma l’impatto live risulta inferiore rispetto alla versione in studio. L’introduzione con i consueti intercalari vocali (“uh, eh, ah”) appesantisce l’apertura invece di creare tensione. Alcune imprecisioni di intonazione hanno ridotto l’efficacia complessiva. Su Spotify funziona meglio; sul palco perde definizione. Giacca effetto eco-pelliccia beige, occhiali scuri, pantaloni ampi: estetica urban consolidata ma poco raffinata per il contesto orchestrale.
In cima alle scale compare Irina Shayk long dress nero essenziale impreziosito da dettagli oro in vita e ai polsi. E la Pausini tenta di distogliere l’attenzione su di lei mimando una schitarrata sguaiata…
Mara Sattei: Voto canzone 4 / Look 6
Struttura lineare, melodia poco incisiva, ritornello che non resta. Interpretazione corretta ma priva di un vero guizzo emotivo.Abito in taffetà rosso fuoco, linea classica con spalle scoperte. Il colore è scenografico e dialoga bene con le luci calde del palco.
Sayf: Voto 6 / Look 7
Brano scorrevole, ritmica efficace, ritornello che si memorizza con facilità. Non particolarmente innovativo nella struttura, ma ha dimenticato qualche parola nell’esibizione di stasera. Camicia argento full glitter con nodo morbido e pantalone grigio a vita alta. Scelta coerente con l’energia del pezzo e finalmente una palette luminosa, lontana dal solito total black. Le treccine completano un’immagine distintiva e riconoscibile.