Thalassa: il mare dello Stretto nelle fotografie di Francesco Turano
La mostra fotografica “Thalassa” di Francesco Turano racconta la biodiversità dello Stretto. Un vero e proprio viaggio nel nostro mare visitabile al Medinblu fino al 21 marzo
Un vero e proprio viaggio nel mare dello Stretto attraverso una narrazione visiva che unisce arte, scienza e divulgazione. Questo rappresenta la mostra fotografica “Thalassa” del fotografo e naturalista Francesco Turano, inaugurata il 7 marzo scorso negli spazi del Tera – Terrazzo Medinblu Hotel di Reggio Calabria. Un’esposizione dedicata alla biodiversità del Mediterraneo e in particolare alle specie che popolano le acque tra Scilla e Cariddi visitabile fino al 21 marzo con ingresso libero dalle 10 alle 20.
La mostra Thalassa
L’esposizione propone una selezione di fotografie subacquee che raccontano il mare oltre la superficie, trasformando l’immagine in uno strumento di conoscenza. L’iniziativa è stata curata da Simona Treccosti e, oltre all’apertura della mostra, ha ospitato la presentazione di due volumi dedicati al mare e allo Stretto di Messina: “Teoria Mediterranea” di Francesco Turano e “Maree e correnti dello Stretto” di Giovanni Ammendolia, navigatore esperto che ha attraversato i mari di tutto il mondo.
La biodiversità del Mediterraneo raccontata per immagini
“Thalassa” presenta le numerose specie che popolano il Mediterraneo e il mare dello Stretto. Si tratta solo di una selezione rappresentativa della straordinaria varietà del nostro ecosistema, spiega a Cult lo stesso Turano, “perché per raccontare tutte le forme di vita del nostro mare servirebbe uno spazio molto più ampio”. Le fotografie spaziano su molte creature dei nostri mari, spesso vittime di pregiudizi legati al loro aspetto. “Ci sono specie che hanno uno sguardo che può sembrare minaccioso, ma che in realtà non rappresentano alcun pericolo. Eppure vengono percepite negativamente e questo influisce anche sul modo in cui le consideriamo” continua il fotografo.
Una riflessione sul rapporto tra uomo e mare
Attraverso il suo obiettivo, il fotografo propone un cambio di prospettiva: non osservare il mare solo come una risorsa economica ma come un universo di esseri viventi.
L’esposizione nasce infatti da una riflessione critica sul rapporto tra l’uomo e il mare. Turano parla apertamente di una “lotta contro la subcultura di chi non vuole sentire parlare di mare se non quando è a tavola”. Secondo l’autore, fuori dal contesto gastronomico manca spesso una reale considerazione per il mare e per il pesce come animale vivente.
La mostra vuole quindi stimolare una consapevolezza diversa. “Non possiamo continuare a pensare al mare soltanto come a una risorsa da sfruttare”, spiega. “Dovremmo iniziare a considerarlo per ciò che è realmente: un grande contenitore di vita. Dal mare dipende il clima e una parte fondamentale dell’ossigeno che respiriamo. Se il mare muore, inevitabilmente sparirà anche la specie umana”.
Scienza, conoscenza ed educazione al mare
La fotografia di Turano diventa così uno strumento di conoscenza e di sensibilizzazione: non solo estetica ma anche consapevolezza ambientale. Un cambio di paradigma suffragato, durante la stessa inaugurazione, dal biologo marino Mauro Alioto, titolare del centro sub Blunauta di Milazzo, con cui Turano collabora da circa dieci anni. Insieme hanno partecipato a un progetto di monitoraggio nell’omonima area marina protetta, osservando i cambiamenti nel comportamento degli animali prima e dopo l’istituzione della tutela ambientale. “Abbiamo confrontato cinque anni di osservazioni prima della creazione dell’area marina protetta e cinque anni successivi”, racconta Turano. “Nel momento in cui l’azione dell’uomo si riduce, i cambiamenti sono evidenti e spesso sorprendenti”.
Un’esperienza che, secondo il fotografo, “potrebbe diventare un modello anche per il territorio dello Stretto di Messina”, dove da anni si discute della possibilità di istituire aree marine protette senza che il progetto si sia ancora concretizzato.
Alla serata inaugurale è stato anche presentato l’ultimo libro di Turano “Teoria Mediterranea”, opera che amplia lo sguardo dal mare dello Stretto all’identità del Mediterraneo e il volume “Maree e correnti dello Stretto” di Giovanni Ammendolia, dedicato allo studio dei complessi fenomeni oceanografici che caratterizzano questo tratto di mare.
“Le correnti dello Stretto sono note fin dall’antichità, già Omero ne parlava, e continuano a rappresentare un fenomeno affascinante dal punto di vista scientifico e nautico. Tuttavia – osserva Turano – oggi rischiano di essere trascurate proprio mentre la tecnologia permetterebbe di studiarle con maggiore precisione”.
Secondo l’autore, riportare questi temi all’attenzione pubblica – soprattutto nelle scuole – sarebbe fondamentale per rafforzare la conoscenza del territorio. “Spesso i giovani non conoscono nemmeno i luoghi che li circondano: non solo il mare, parte integrante se non principale del nostro territorio, ma neanche l’Aspromonte”.
Una mostra per sensibilizzare sul futuro del mare
Il messaggio che attraversa l’intera esposizione è chiaro: la biodiversità marina è fragile e molte specie stanno scomparendo. Turano cita esempi concreti, come il polpo nello Stretto di Messina, ormai sempre più raro. “Non significa smettere di mangiare pesce”, chiarisce. “Significa imparare a rispettare le stagioni del mare, come si fa con la frutta e la verdura sulla terra, e pescare in modo equilibrato”.
La mostra “Thalassa” mira proprio a questo obiettivo: sensibilizzare il pubblico e invitare a guardare il mare con maggiore consapevolezza.
“Non è solo una questione estetica o fotografica. La fotografia – conclude Turano – diventa uno strumento per conoscere e per capire che ciò che sta accadendo nel mare riguarda ognuno di noi”.