The Day After … i nostri Capodanni
I nostri Capodanni tra tradizioni, ricordi d’infanzia, brindisi, fuochi d’artificio e memorie familiari che segnano il passaggio al nuovo anno
Countdown, il valore del tempo Kronos cronologico, che nel giro di lancetta di orologio supera di un minuto la tacca delle ore 12 e oltre la mezzanotte del 31 dicembre, segna l’inizio del nuovo anno. Fine e inizio in un solo minuto. Ultimo dell’anno. Pronti, via, nelle case illuminate, nelle stanze delle illusioni, dei ricordi e della realtà, si consuma il rito degli auguri, degli abbracci e del brindare al nuovo anno. “Anno nuovo, vita nuova”, lenticchie e cotechino augurali nelle leggende rituali che diventano portafortuna, foriere di soldi e di ricchezze, mentre per l’ennesimo anno ci sono sempre le tasse da pagare. Tradizioni secolari e cieli illuminati di fuochi d’artificio e botti “deficienti” sparati per strada con i cani che impazziscono dalla paura.
Scenari consueti, che apprezziamo nel tempo della riflessione. Sorrisi, tasso alcolemico da sorrisi convulsivi e donne con abiti sgargianti e profonde scollature, con in mano il bicchiere dell’ennesimo prosecco, bollicine nella lunga notte da veglione da vivere. Stanza d’albergo estero, pomeriggio di dicembre, parole che si infrangono sul foglio di carta. Voli aerei, viaggi intorno al mondo, ma il cuore torna dove c’è casa, negli angoli degli affetti più cari.
Siamo insieme mondi e culture diverse, ma in determinati giorni dell’anno il tempo è malandrino, nel riportare alla mente tutti gli anni passati. La giostra della memoria e della fantasia gira intorno ai ricordi di genitori, zii, cugini, amici, che sembrano ancora accanto a noi, nelle notti insonni di giocate a stoppa o a Risiko, nei tavoli di Baccarat, in pranzi e cene di Natale e Capodanno.
The Day After, il giorno dopo che diventa nuovo anno, ed il sorriso dei bambini è il nostro sguardo nel futuro, che dobbiamo costruire in modo positivo per tracciare una strada per vivere bene. Ognuno di noi è diverso per quello che ha vissuto, per gli affetti, per le relazioni, per i contesti sociali, ma appartiene al suo luogo di nascita, che è il fiume carsico che genera l’azione.
Possiamo leggere tutti i libri del mondo ed ascoltare tutti gli stili musicali, ma la nostra memoria non inganna e ci regala i nostri Capodanni più belli, con qualcuno che suona alla porta e canta con la chitarra:
“Vinni mi cantu chi finisci l’annu: Cristu chi mi m’aiuta non mi sgarru. Bon Capudannu e Bon Capu di misi, arrêtu a porta ‘na petra vi misi e vi la misi e pi tuttu l’annu: Bon Capudannu e Bon Capu di misi! e vi la misi, e v’a seppi mentiri pigghia lu fiascu, ca vogghiu ‘mbiviri! Bon Capudannu Bon Capu i misi!” (Otello Profazio “Buon Natale e Buon Anno”, Album “Gesù Giuseppe e Maria”, anno 1972).