Tosca, Mario De Carlo si racconta
Intervista al regista della Tosca di Giacomo Puccini, Mario De Carlo, ieri sera in scena al teatro Cilea: «Tradizione, emozione e un ritorno alle mie radici»
Al teatro “Francesco Cilea” la grande lirica torna protagonista con “Tosca” di Giacomo Puccini, in un allestimento firmato da Polis Cultura che punta su tradizione, qualità e forte identità territoriale. Alla vigilia del debutto abbiamo incontrato il regista Mario De Carlo, che racconta il lavoro intenso dietro la messinscena, il legame profondo con la città e la sua visione di un capolavoro senza tempo.
Maestro De Carlo, che clima si respira alla vigilia di questa “Tosca”?
“Incrociamo le dita, naturalmente. Ci auguriamo che sarà un successo: le premesse ci sono tutte. Abbiamo lavorato tantissimo, senza risparmiarci mai. Le prove sono state intensissime, dalla mattina alla notte, senza trascurare alcun dettaglio. È stato un lavoro corale straordinario, in grande sinergia tra cantanti, coro e figuranti, che in quest’opera hanno un ruolo fondamentale”.
Il primo atto, con il celebre Te Deum, è uno dei momenti più attesi. Come lo avete costruito?
“Il Te Deum deve essere grandioso, travolgente, e così sarà. Vedremo sfilare una moltitudine di figuranti: porporati, vescovi, cardinali, chierici, suore, frati, oltre al popolo di Roma diviso tra nobili e popolani. È una scena corale imponente, che restituisce tutta la forza teatrale della partitura di Giacomo Puccini”.
Grande attenzione anche ai costumi.
“Assolutamente sì. Tengo a ringraziare la Sartoria Bianchi di Milano, che ha realizzato costumi splendidi seguendo le mie indicazioni. Ho disegnato personalmente quelli delle prime parti – Tosca, Cavaradossi, Scarpia e i suoi sgherri – cercando di coniugare rigore storico e impatto scenico”.
Lei ha lavorato in tutto il mondo. Che emozione è tornare a Reggio Calabria?
“È una grande emozione, davvero. Io sono nato qui, le mie radici sono qui. Artisticamente sono cresciuto proprio su questo palcoscenico: ho iniziato come figurante, poi sono entrato nel coro, e da lì è cominciato tutto il mio percorso. Tornare oggi da regista, dopo esperienze internazionali fino a Seoul, ha un valore speciale”.
Che importanza ha questa produzione per la città?
“È fondamentale. La lirica è mancata per tanti anni a Reggio Calabria e iniziative come quelle di Polis Cultura sono preziosissime. Dare continuità a questi appuntamenti significa costruire una vera identità culturale e offrire al pubblico ciò che merita”.
Dal punto di vista registico, che “Tosca” vedremo?
“È un allestimento di tradizione, nel pieno rispetto del libretto e della partitura, ma con un grande lavoro di approfondimento. Non mi interessa stravolgere, quanto piuttosto scavare nei personaggi e nei loro rapporti”.
Ci può fare un esempio concreto di questa lettura?
“Certamente. Nel momento in cui Tosca decide di uccidere Scarpia, non abbiamo voluto un gesto casuale. Nel suo percorso psicologico entra in gioco un elemento simbolico: un dipinto di Giuditta che uccide Oloferne. Tosca si identifica in quella figura, si sente investita di una missione e compie il gesto in modo consapevole. È una scelta più profonda, più forte”.
Anche le scenografie rappresentano un punto di forza.
“Senza dubbio. Grazie alla collaborazione con la produzione, siamo riusciti ad avere le scenografie costruite sui bozzetti originali di Nicola Benois. È importante che il pubblico sappia che assisterà a uno spettacolo di grande valore storico e artistico”.
In definitiva, che spettacolo è questa “Tosca”?
“E’ una “Tosca” intensa, rispettosa della tradizione ma viva, emozionante. Un grande lavoro di squadra, costruito con passione. E questo, credo, il pubblico lo percepirà chiaramente”.