Tra cous cous e poesia: la cucina marocchina alla PBM

Il terzo appuntamento di Cucina Plurale alla Piccola Biblioteca sul Mare di Punta Pezzo, ieri sera, ha celebrato la cucina marocchina di Bouchra El Habchi, tra sapori, poesia, origami e dialoghi tra culture

cucina plurale marocchina

Ieri, alla Piccola Biblioteca sul Mare di Punta Pezzo a Villa San Giovanni, Cucina Plurale ha aperto ancora una volta la sua porta di sapori. Un ingresso lieve e aromatico, dove la cucina marocchina – guidata dalle mani esperte di Bouchra El Habchi, affettuosamente chiamata “Signora del Tè” – ha accompagnato un percorso fatto di memoria, comunità e incontro. Nel piccolo mondo creato alla PBM dove ogni appuntamento diventa un racconto, ieri il Mediterraneo è diventato tavola, voce e poesia.

La cucina marocchina entra nella PBM

Grazie a Bouchra, il terzo laboratorio di Cucina Plurale ha portato al centro dell’esperienza piatti-simbolo del Marocco. Dal cous cous tradizionale e vegetariano, servito con verdure e con il tipico brodo profumato alla tajine di pollo alle prugne e mandorle fritte, cotto a lungo nel tradizionale recipiente di terracotta, secondo la tradizione delle grandi occasioni, sino alle msemmen, il “pane” sfogliato marocchino, servito caldo, dolce o salato, compagno naturale del tè alla menta.

Con semplicità e precisione, Bouchra ha spiegato come la cucina marocchina sia fatta di tempi lenti, di carbone che cuoce piano, di terracotta che trattiene i profumi, di piatti che “si fanno quando c’è famiglia, quando si è insieme”.
Una cucina che racconta appartenenza, ma anche migrazione: «Sono in Italia da quasi ventisei anni», ha condiviso, spiegando come la sua vita tra Casablanca e Villa San Giovanni si sia intrecciata fino ad abbracciare anche la cucina calabrese.

Poesia, origami e linguaggi plurali

   Accanto ai profumi del cibo, nel percorso alla PBM hanno trovato spazio anche le parole.

La poetessa maltese Elizabeth Grech ha donato un suo libro e alcune sue poesie sono state lette dalla voce di Giuseppe Guerrera, in un momento di ascolto raccolto.
Massimo Barilla di Mana Chuma Teatro ha regalato un passaggio da Ossa di Crita, intrecciandosi al tema della memoria e delle radici. Erano presenti anche lo chef Alì e Agata Scopelliti, tra le più importanti interpreti delle danze popolari in Italia. La stanza della Cucina Plurale si è così trasformata in una piccola costellazione di arti: dalla poesia agli origami, con la curatrice dell’apposito laboratorio alla PBM, Jai Li, autrice di una lampada di carta che – come ha ricordato la fondatrice Patrizia Flecchia – «raccoglie tutte le storie raccontate, dall’inizio alla fine».

Cucina Plurale: un luogo che apre altri luoghi

Cucina Plurale è un progetto di dialogo – “un’altra porta che si apre accanto alla piccola biblioteca”- nato il 4 ottobre scorso proprio con la cucina palestinese di Chef Alì, proseguito con quella messicana di Paola Maldonado e arrivato ora al Marocco. Nelle parole della fondatrice, la visione che anima l’iniziativa: «Noi non siamo un’identità unica: siamo frutto di mescolanze. Cucina Plurale è uno spazio aperto, un luogo in cui chi entra può immaginarsi diversamente e dare voce a competenze che spesso rimangono chiuse nel mondo familiare. Qui la cura diventa gesto politico, e la fiducia genera altra fiducia».

La domanda di partecipazione – quasi sempre sold out, con persone arrivate anche da Messina – mostra che il territorio “ha bisogno di questo spazio di cura autentico”.

Spazi che creano futuro

La Flecchia ha sottolineato anche un aspetto sempre più evidente: gli appuntamenti di Cucina Plurale non sono solo momenti conviviali, ma possono trasformarsi in opportunità concrete.
Le abilità portate da chi cucina, le tecniche custodite nelle tradizioni familiari, le storie migranti che si affacciano su una tavola condivisa possono diventare competenze spendibili, nuove occasioni di lavoro o di autoaffermazione.

«Qui – ha ricordato – le persone scoprono o riscoprono competenze che possono portare fuori, rafforzate da un contesto protetto. Per qualcuno può essere il primo passo per immaginare un futuro diverso, anche professionalmente».

Oltre i confini

Il prossimo appuntamento con Cucina Plurale è previsto nel 2026, con l’idea di intrecciare ancora di più tradizioni differenti – forse un incontro tra la cucina grecanica e un confronto tra la cucina marocchina e quella palestinese. Un orizzonte che continua ad ampliarsi, mantenendo però il suo filo rosso: la cura come gesto di comunità. Del resto, in linea con la mission della PBM sin dalla sua fondazione nel 2023, come “casa dell’esperienza” che prosegue anche negli altri suoi percorsi, come la Scuola del Mare di Francesco Turano e i laboratori di lettura curati da Romina Arena.

“Ci rivedremo nel 2026, con altri cucinieri e forse con gli stessi – ha concluso Patrizia Flecchia – per continuare questo viaggio pieno di umanità e di mondo». Un viaggio che, tra spezie e poesia, continua a ricordare che i confini – del gusto, delle lingue, delle persone – possono sempre essere attraversati.

   

Share via