Un nuovo “pezzo di paradiso” nella chiesa di San Paolo dei Greci
Oggi, presso la chiesa ortodossa di Reggio Calabria, la presentazione del progetto delle nuove agiografie nell'abside: un intervento tra arte bizantina, spiritualità e tradizione ortodossa destinato a proseguire
05/05/2026Marina CrisafiApertura, Eventi0
Un nuovo “pezzo di paradiso” ha preso forma nel cuore della città. Nella mattinata di oggi, 5 maggio, presso la Chiesa greco-ortodossa di San Paolo dei Greci, si è svolta la conferenza stampa di presentazione del progetto “Agiografie nell’abside della Chiesa di San Paolo dei Greci”, un’iniziativa che intreccia arte sacra, tradizione bizantina e spiritualità monastica del Monte Athos.
L’incontro si è tenuto nei locali della chiesa, appartenente alla Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta del Patriarcato di Costantinopoli, in Piazza Archimandrita Antonio Scordino. Un luogo simbolico che oggi si arricchisce di nuove immagini sacre, destinate a diventare parte integrante della vita liturgica e spirituale della comunità.
Un progetto tra arte, fede e collaborazione
L’intervento rappresenta un significativo percorso di valorizzazione artistica e spirituale. È stato reso possibile grazie al finanziamento della Fondazione Carical, al contributo della Metropolia greco-ortodossa d’Italia e Malta e alla regìa dello Ieron Kellion dei Santi Apostoli di Kerasia del Monte Athos, con il supporto tecnico dell’Associazione Archigramma e l’accoglienza della comunità parrocchiale.
Le agiografie sono state eseguite dai monaci Padre Eliseo e Padre Christodoulos, con la benedizione dell’igumeno Padre Pamphilos, nel rispetto dell’antica tradizione iconografica bizantina.
Alla conferenza sono intervenuti il presidente della Fondazione Carical Giovanni Pensabene, i monaci della Santa Montagna, il parroco della chiesa Padre Daniele Castrizio e il presidente dell’Associazione Archigramma, Pino Putortì.
Padre Daniele: “Un altro pezzo di paradiso, ma è solo l’inizio”
Nel suo intervento, Padre Daniele ha sottolineato con forza il significato spirituale e identitario dell’opera, inserendola in un percorso più ampio: “Con questa abside, grazie ai padri Eliseo e Christodoulos, abbiamo un altro pezzo di paradiso. Celebrare sotto la Vergine Maria, davanti ai santi, agli angeli e agli arcangeli, aiuta davvero a comprendere il mistero che si celebra sull’altare”.
Il parroco ha richiamato il lavoro già realizzato sulla cupola, benedetta da Padre Lucas del monastero di Senofonte, evidenziando la continuità del progetto: “Una chiesa non può fermarsi mai. Non possiamo dire ‘siamo arrivati’. Continuiamo, e speriamo di poter aumentare il numero delle agiografie qui presenti”.
Un percorso che non si esaurisce con questo intervento, ma che guarda chiaramente al futuro: “Questo è un progetto di arricchimento culturale, spirituale e artistico che deve andare avanti. È un bisogno per la città”.
“Non è Oriente: è la nostra storia”
Uno dei passaggi più significativi di Daniele Castrizio riguarda il rapporto tra la chiesa e il territorio: “Spesso questa chiesa viene vista come qualcosa che viene da fuori, come un pezzo d’Oriente. Ma non è così: questa è Reggio, è la nostra storia”.
Padre Daniele ha ricordato che l’edificio riprende lo schema della chiesa bizantina di Sant’Antonio di Archi: “È un nodo che viene riannodato, una storia che continua. Rappresenta chi eravamo e chi possiamo continuare ad essere”.
Un invito, dunque, a superare una visione marginale della città e a riscoprirne il ruolo storico nel Mediterraneo.
L’abside come visione del Paradiso
Le agiografie non sono concepite come semplici elementi decorativi, ma come strumenti di rivelazione: “Queste non sono pitture, non sono quadri. È la presenza viva della Vergine Maria, dei santi e degli arcangeli” ha aggiunto il parroco. Il senso profondo dell’intervento è rendere visibile ciò che nella liturgia resta invisibile: “Noi riproduciamo il Paradiso non come decorazione, ma come visualizzazione di ciò che è veramente. I nostri occhi non vedono, ma grazie alle agiografie vedono”.
Il mistero dell’altare e la sua sacralità
Nel racconto emerge anche la centralità dell’altare, considerato il luogo più sacro.
L’accesso all’altare è regolato da precise norme liturgiche della tradizione ortodossa, riservato al clero e ai ministranti maschi (“con una motivata ragione”) ma non alle donne.
“È come entrare in un altro mondo”, ha spiegato padre Daniele, sottolineando la dimensione di mistero che avvolge l’area più interna della chiesa.
Il racconto dei monaci: teologia e iconografia
Padre Eliseo ha illustrato nel dettaglio il significato delle raffigurazioni, chiarendo che l’iconografia segue un preciso linguaggio teologico: “L’abside è divisa in due fasce. Nella parte inferiore abbiamo i quattro grandi dottori della Chiesa – Gregorio di Nazianzo, Basilio il Grande, Giovanni Crisostomo e Nicola – che concelebrano simbolicamente con il sacerdote”.
Al centro, il Cristo deposto sull’altare: “È il simbolo dell’Eucaristia, del Cristo pronto alla Resurrezione e del punto in cui si raccolgono le preghiere dei fedeli”.
Nella parte superiore, la dimensione celeste: “La volta rappresenta il cielo. Qui troviamo la Vergine in trono con il Cristo infante, affiancata dagli arcangeli Michele e Gabriele. Maria è colei che intercede e regna nei cieli”.
Le agiografie sono state realizzate con una tecnica tradizionale ma altamente resistente: “Abbiamo utilizzato colori minerali al silicato con acqua di vetro. La pittura si fissa nell’intonaco e resiste all’umidità”.
Un lavoro eseguito a mano libera, impreziosito da foglia d’oro a 23 carati per le aureole, pensato per durare nel tempo: “In teoria, per rimuoverla bisognerebbe demolire l’intonaco”.
Un ponte culturale tra Calabria e mondo greco
Il progetto rafforza un legame storico profondo: “L’arte bizantina è parte della tradizione cristiana. Qui in Calabria questa influenza è stata fortissima e oggi la stiamo riscoprendo”, ha spiegato ancora Padre Eliseo.
Un ritorno alle radici che si traduce anche in scelte architettoniche e liturgiche coerenti con la tradizione originaria.
Il sostegno della Fondazione Carical
Il presidente della Fondazione Carical Giovanni Pensabene ha ribadito il valore culturale dell’intervento: “Siamo particolarmente contenti di sostenere questo gioiello di arte e spiritualità. Mantenere tradizioni non maggioritarie è estremamente positivo”.
E ha aperto alla prosecuzione del progetto: “Siamo disponibili a supportare anche i futuri sviluppi, secondo le esigenze che verranno manifestate”.
Archigramma e la memoria delle radici
Pino Putortì, presidente dell’associazione Archigramma, ha inserito l’iniziativa in un percorso più ampio di riscoperta storica: “Tra Reggio e Messina furono scritti circa 25.000 codici. Oggi sono sparsi nel mondo. Questa è una tradizione immensa che dobbiamo recuperare”.
L’associazione ha curato un documentario – presentato in anteprima – che racconta il progetto: “Questa pittura non è solo arte: è una professione di fede, dove il visibile e l’invisibile convivono”.
Un progetto che continua
L’intervento sull’abside rappresenta il secondo passo dopo la realizzazione della cupola con il Cristo Pantocratore.
E, come emerge dalle parole dei protagonisti, non sarà sicuramente l’ultimo. L’auspicio è quello di proseguire, infatti, in un continuum “con quanto già realizzato, nel rispetto della tradizione e del messaggio di San Paolo”.
Un ritorno, in sostanza, che guarda avanti, e che restituisce alla città non solo “frammenti di paradiso” ma nuovi orizzonti, per conoscere e ri-conoscere ciò che appartiene a questa terra.