C’eravamo tanto amati: Una nuova corrente di pensiero, il cattivismo

Il cattivismo è trasversale, non ha tendenze politiche, non ha neanche latitudini e classi sociali. Ormai è un cattivismo di massa!

Una scena di Cattivissimo Me 4 Cattivissimo Me

Ormai ovunque nel mondo si è affermata questa nuova filosofia, ammantata di motivazioni ideologiche spesso anche in contrapposizione con l’essenza stessa del credo interiore: la cattiveria paga!

Essere cattivi non è soltanto una moda, un sistema per far soldi o per ottenere potere, ma è uno stile di vita, un tratto essenziale per restare a galla nella giungla (pericolosa) della realtà contemporanea.

Certe volte si nasconde tra le pieghe dell’ironia; altre volte si maschera da necessità; spesso è confusa come strumento di difesa.

Però la cattiveria, pura e cruda, ha sostituito una idea e un modo per stare al mondo che, per quanto spesso ipocrita, moralista e ingenuo, ha retto le sorti dell’umanità da sempre: esercitare la bontà.

Il bilanciamento della storia è fondato sulla bontà.

La propensione al bene di chiunque, questa volontà ottimista contrapposta al pessimismo della ragione – che ha vinto – ha rimediato ai guasti orrendi provocati dalla totale mancanza di comprensione degli altri, di rispetto per gli altri, di sentimento per gli altri.

Mediazioni e tolleranze, incontri e patti.

Rinunce, aggiustamenti, perdono.

Oggi questa nobiltà d’animo è diventata una barzelletta.

Pronunciare la parola “bontà” fa ridere.

I “buoni” sono soltanto degli idioti. Agire per il bene collettivo, prima di pensare al proprio, è cosa da scemi.

Non è soltanto lo smarrimento definitivo della dialettica e del confronto, no: prevale nettamente la voglia di polverizzare e disintegrare chi non la pensa come noi.

Il cattivismo è trasversale, non ha tendenze politiche, non ha neanche latitudini e classi sociali. Ormai è un cattivismo di massa, favorito dai mezzi di comunicazione – vecchi e nuovi – dal modo stesso di fare politica, arte, cultura, religione.

Non è soltanto mezzo, purtroppo: è sostanza, è fine, è metodo. Essere cattivi è la nuova droga che guarisce dalla miseria, sia essa economica, intellettuale o morale.

Alcuni fenomeni lo testimoniano: l’umorismo, trasformato in uno sberleffo cinico, saccente e feroce; il racconto di massa, dove il buono vince sul cattivo diventando ancora più cattivo; il giustizialismo applicato, per il quale chi sbaglia deve scomparire dal mondo ed estinguersi.

Il cattivismo è la critica definitiva del percorso umano.

Significa pensare che noi sapiens siamo un branco di animali feroci con una esistenza senza alcun significato, che dietro qualsiasi gesto ci sia sempre un motivo oscuro,  e che ogni cosa nasconda al suo interno un movente cattivissimo.

Cattivo, come noi.

Famiglie, amore, amicizie, comunità: tutto è destinato a disgregarsi sotto il peso di questa filosofia. Non resistono più neanche le religioni e le filosofie costruite sull’idea utopistica della solidarietà e della bontà.

Il genere umano ha rinunciato al bene, in cambio di una vita stressata, solitaria, battagliera, edonista.

Il genere umano spera di trasformarsi in un genere eterno.

Elimina l’affanno – e il terrore, che invece diventa sempre più forte, ma è censurato in modo subdolo da noi stessi – nei confronti della morte, con la rabbia furibonda nei confronti della vita stessa.

Il cattivismo risolve problemi, ogni genere di problemi.

Potrei fare numerosi esempi, ma non li faccio, proprio perché non voglio cadere in questa trappola.

Esempi di carattere mondiale, nazionale, locale. Che riguardano gli Stati, gli artisti, gli intrattenitori, gli opinionisti, i commentatori, i semplici cittadini. Nessuno più cerca mediazioni, incontri, amicizia. Si leva qualche voce contraria che però poi, per difendersi dalle orde di odiatori, diventa a sua volta cattiva.

Ci si può sottrarre a questo stile semplicemente tacendo.

Il male, contrariamente a ciò che diceva un personaggio di Verdone, ha vinto, ed il bene ha perso.

Faceva ridere perché allora sembrava un’ovvietà: bene che vince e male che perde. Oggi fa ridere amaramente. La parola “bene” è stata svuotata. Chi è buono è buonista. Chi ha un rigore etico e morale è fesso o bacchettone.

I buonisti diventano cattivisti e viceversa.

E tutti sognano di essere DEI.

Immortali.

La morte invece arriverà, cattivissimi di tutto il mondo.

Non sarebbe meglio attendere l’ultimo giorno della propria vita cercando di non fare del male a nessuno?

Cercando anzi di compiere del bene?

Tutti si vantano di farlo, perché il cattivismo ha montato anche giustificazioni che abbagliano e possono sembrare valide.

Sono cattivo per difendermi, ad esempio.

Ma non è vero.

Si è cattivi perché il male paga. La trasformazione in terribili odiatori è già avviata e sembra irreversibile.

Cattivi di tutto il mondo, unitevi.

Avete solo la vostra bontà da perdere, una idiozia che non conduce da nessuna parte e ha sempre provocato guai e nient’altro.

Il cattivismo dominerà il mondo.

E del mondo, probabilmente, non resterà nulla.

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