“Vero o falso”, Marco Capretti incanta il Metropolitano
Ieri sera, tra ironia, storia e verità ribaltate, la comicità intelligente di Marco Capretti al Cineteatro Metropolitano DLF nell'ambito del progetto Teatri della Magna Grecia promosso da Calabria Dietro le Quinte
Tante risate e dubbi: la comicità diventa riflessione in riva allo Stretto. Al CineTeatro Metropolitano DLF, ieri sera, la comicità intelligente di Marco Capretti ha trovato terreno fertile in una serata che ha saputo unire intrattenimento, cultura e leggerezza pensante, all’interno del progetto di rete “Teatri della Magna Grecia”, promosso da Calabria Dietro le Quinte – APS nell’ambito dei “Programmi di distribuzione teatrale 2025” della Regione Calabria.
Lo spettacolo “Vero o falso” si presenta fin da subito come un gioco dichiarato con lo spettatore: un percorso narrativo che mette in discussione certezze consolidate e invita a riconsiderare ciò che si dà per acquisito. Il comico romano lo anticipa con ironia all’inizio della serata: si entra convinti, si esce con qualche dubbio in più. E il paradosso è proprio questo: divertirsi mentre si perde qualche certezza.
Il viaggio proposto attraversa epoche e riferimenti culturali molto distanti tra loro, rimescolando storia, mito e immaginario collettivo. Figure e racconti che appartengono all’iconografia occidentale — da episodi biblici a filosofi e personaggi storici, fino a eventi più moderni legati alla cultura pop — vengono rielaborati con uno sguardo ironico e dissacrante, che non punta mai alla provocazione gratuita ma alla riflessione attraverso la risata. Si parte da racconti antichi rivisitati con tono ironico, dove le vicende di Adamo ed Eva vengono rilette con leggerezza e fantasia, fino a inserire figure meno canoniche come Lilith, in un gioco di reinvenzione che strizza l’occhio al surreale.
Senza togliere sorpresa allo spettatore, il racconto alterna narrazione e gag, con incursioni su musica, sport e cronaca, fino a situazioni quotidiane in cui è facile riconoscersi. Il filo conduttore resta uno: ciò che viene proposto come “vero” non sempre lo è, e spesso la storia — o le storie che ci raccontiamo — si reggono su semplificazioni, omissioni e interpretazioni.
La messinscena è arricchita da un uso dinamico del linguaggio teatrale contemporaneo, con il supporto di elementi multimediali che amplificano il ritmo e la dimensione visiva dello spettacolo. Le interazioni con il pubblico diventano parte integrante del racconto, trasformando la platea in un interlocutore attivo.
Capretti regge il palco con energia costante per quasi due ore, alternando monologo, mimica e improvvisazione. Un tempo importante, che tuttavia viene sostenuto da un ritmo serrato e da una scrittura costruita per mantenere viva l’attenzione, anche a costo di mettere alla prova la resistenza dello spettatore.
Il risultato è uno spettacolo che fa ridere spesso e con gusto, ma che lascia anche piccoli interrogativi in sospeso. Non si tratta di lezioni di storia travestite da comicità, né di semplice intrattenimento: “Vero o falso” si colloca in quella zona intermedia in cui la leggerezza diventa strumento per riflettere, senza perdere mai il piacere della scena.
Alla fine, ciò che resta è una sensazione chiara: la verità non è sempre immediata, e l’ironia può essere un modo efficace per avvicinarsi a ciò che crediamo di conoscere.