Via Mercalli: la strada dello scienziato che misurò i terremoti
Dalla Via Mercalli di Reggio Calabria alla storia dello scienziato che insegnò in città e classificò i terremoti: il suo legame con il territorio e la morte tragica a Napoli nel 1914
28/04/2026Giuseppe CantarellaApertura, Frammenti di città0
Le strade degli scienziati a Reggio Calabria
A Reggio Calabria, al rione Ferrovieri, le strade sono intitolate agli scienziati. Abbiamo, così, Viale Galileo Galilei; Via Antonio Pacinotti; Via Evangelista Torricelli; … e così via.
Abbiamo anche Via Giuseppe Mercalli, che corre parallela a Viale Galileo Galilei, con senso di marcia nord – sud, e raggiunge lo stadio dal lato della tribuna, là dove poi comincia Via Erminio Bercarich.
Gli edifici che si affacciano su Via Giuseppe Mercalli sono stati fabbricati dalle Ferrovie dello Stato dopo il 1908; circa a metà del tracciato, mentre sulla destra troviamo il muro in mattoni pieni della Piccola Velocità, sulla sinistra possiamo ammirare gli edifici del Rione Pescatori, all’altezza di Via Loreto, con le loro belle decorazioni d’argento che raffigurano pesci, che piacevano tanto a Italo Falcomatà (una domenica pomeriggio eravamo usciti insieme dallo stadio e siamo rimasti – credo – un’ora a contemplarli e a parlarne).
Giuseppe Mercalli a Reggio e la nascita della famosa scala
Giuseppe Mercalli fu un importante scienziato che è passato alla storia per la sua classificazione dei terremoti in base agli effetti che essi provocano, la celebre “Scala Mercalli”, inizialmente suddivisa in dieci livelli, e che poi, dopo il terremoto di Reggio Calabria e Messina del 28 dicembre del 1908, fu portata a dodici.
Mercalli, nato a Milano il 21 maggio del 1850, inizialmente era stato un religioso: apparteneva al Terz’Ordine Rosminiano e per qualche tempo aveva portato l’abito talare, che poi aveva smesso. Conseguì giovanissimo la laurea e fu innanzitutto insegnante di Scienze Naturali, a Monza e a Milano; poi, nel 1888, per tre anni, al Liceo Classico di Reggio Calabria dove era stato trasferito. Nel 1892, su sua richiesta di trasferimento, divenne insegnante di Scienze Naturali nel Regio Liceo Vittorio Emanuele di Napoli. In seguito divenne docente di Mineralogia e Geologia all’Università di Catania e, successivamente, insegnò Vulcanologia all’Università Federico II a Napoli (1892). Nel 1911 prese il posto del prof. Raffaele Matteucci (1846 – 1909) nella direzione dell’Osservatorio Vesuviano.
Le sue esperienze in materia di terremoti cominciarono con l’osservazione degli effetti del terremoto di Casamicciola, sull’isola di Ischia, nel 1883. Proseguì nel 1887 con lo studio di un altro evento che aveva colpito Piemonte e Liguria, e cominciò a ragionare su di una classificazione dei terremoti in base agli effetti, individuando inizialmente cinque aree. Ciò costituì la base per la successiva costituzione della scala a lui associata – realizzata nel 1902 e accettata ufficialmente dalla Direzione dell’Ufficio Centrale di Meteorologia e Geodinamica di Roma quale scala di riferimento per la valutazione dell’intensità dei terremoti, inizialmente costituita – come scritto prima – di dieci livelli, in base agli effetti prodotti.
Il terremoto del 1908 e la morte dello scienziato
In seguito al terremoto del 28 dicembre del 1908, i livelli furono portati prima a undici e, poi, definitivamente a dodici.
Mercalli aveva proposto di istituire un “Istituto Vulcanologico Italiano”, con sede a Napoli, a fini informativi e per cercare di diffondere idee riguardanti la prevenzione dal rischio sismico, ma non riuscì nel suo intento a causa della sua prematura e tragica morte, avvenuta il 18 marzo del 1914, a causa dell’incendio del suo alloggio a Napoli. Cinque giorni prima aveva ricevuto la prestigiosa nomina a Cavaliere della Corona d’Italia dal Re d’Italia Vittorio Emanuele III.
Le circostanze della morte di Mercalli vennero descritte da un puntuale articolo pubblicato dal quotidiano torinese “La Stampa” del 20 marzo successivo, nel quale il giornalista descrive il Mercalli come “scienziato misantropo” visto che viveva da solo in un piccolo alloggio, senza familiari né amici, preso solamente dallo studio.
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