“Vieni a salutarci”: da Gallico l’appello per la missione verso Gaza
“Vieni a salutarci”: dal CSOA Cartella di Gallico oggi pomeriggio è partito l’appello per la Global Sumud Flotilla, tra solidarietà, testimonianze e la missione internazionale diretta a Gaza
“Pronti a salpare anche dalla Calabria”. Con questo spirito e con l’appello diretto alla cittadinanza – “vieni a salutarci” – si è svolta oggi, 10 aprile, al CSOA Angelina Cartella di Gallico l’iniziativa che segna una nuova tappa della mobilitazione verso Gaza.
Un pomeriggio costruito tra conferenza stampa, interventi, banchetti informativi e momenti musicali, che ha visto la partecipazione di attivisti, realtà associative e cittadini, riuniti per incontrare e sostenere un equipaggio della Global Sumud Flotilla in partenza.
Non solo un evento locale, ma una tessera di un mosaico più ampio che attraversa l’Italia e guarda al Mediterraneo.
Una flottiglia internazionale per Gaza
La Global Sumud Flotilla è già in movimento da numerosi porti italiani – da Livorno a Civitavecchia, da Napoli a Trieste, da Ancona a Bari – fino alla Calabria e alla Sicilia, per poi dirigersi verso Gaza.
Si tratta di una mobilitazione senza precedenti: almeno cento imbarcazioni e migliaia di partecipanti provenienti da circa 50 Paesi.
Rispetto alle precedenti missioni, emerge un elemento nuovo e centrale, come ha spiegato Massimiliano Del Moro, delegato GKN Firenze e membro dell’equipaggio: “Questa volta a bordo ci saranno molti più sanitari, ma anche tecnici e ingegneri. Non si tratta solo di portare aiuti, ma di contribuire concretamente a una riabilitazione strutturale e alla ricostruzione”.
Una missione quindi che evolve, passando dalla sola consegna di aiuti a un intervento più ampio, costruito su richiesta della popolazione palestinese.
Il ruolo della Calabria e la rete dal basso
L’iniziativa di Gallico rappresenta uno dei momenti di “pre-lancio” della missione, pensati per riattivare la solidarietà sui territori.
Nando Primerano del CSOA Cartella (già imbarcato nella Freedom Flotilla Italia) ha chiarito il senso politico e organizzativo: “Non è il centro sociale a promuovere, ma una rete di solidarietà calabrese che si è già messa in moto, collegata ai livelli nazionale e internazionale”.
Un lavoro che punta a riaccendere l’attenzione: “Questa fase ha bisogno di rilanciare vigilanza e partecipazione dopo la finta tregua. La flottiglia è più grande e diversa: non porterà solo aiuti, ma anche competenze – educative, ingegneristiche – perché siano i palestinesi a ricostruire la propria terra”.
Primerano, nel corso del suo intervento, ha inoltre richiamato l’attenzione sul contesto locale, in particolare sul porto di Gioia Tauro: “È importante mantenere un controllo su ciò che entra ed esce dai porti. Il transito di materiali bellici, se confermato, pone questioni rilevanti anche rispetto alla normativa vigente”.
Le aspettative dell’equipaggio: tra diritto e rischio
Dalle parole dei membri dell’equipaggio emerge una consapevolezza lucida delle difficoltà.
Vittorio Sergi, del coordinamento Marche per la Palestina, ha sottolineato: “I numeri sono molto più alti rispetto alla missione precedente. È una missione con una grande forza dal basso, una forza numerica significativa”.
Ma ha anche evidenziato a CULT i rischi della missione: “Ci aspettiamo di trovare il blocco navale israeliano ancora attivo. Sappiamo che ci sarà opposizione, ma la nostra è un’iniziativa umanitaria non violenta, pienamente conforme al diritto internazionale”.
Alla domanda “Cosa vi aspettate dal governo italiano?”, Sergi ha chiarito la posizione nei confronti delle istituzioni: “Riteniamo sia un nostro diritto, ma anche un dovere, sfidare un blocco navale che consideriamo illegale, per portare soccorso alla popolazione civile”. Del Moro ha aggiunto un auspicio concreto: “Ci aspetteremmo almeno un supporto da parte del governo italiano per garantire la sicurezza e l’incolumità dell’equipaggio durante la navigazione”.
Una missione che cresce nei numeri e negli obiettivi
I dati della partecipazione restano in evoluzione, ma l’obiettivo è ambizioso.
Come ha spiegato ancora Sergi: “L’obiettivo dichiarato è arrivare a centinaia, fino a 3.000 persone coinvolte nella missione”.
Sulla rotta: “La destinazione è Gaza, ma il percorso sarà deciso collettivamente dall’equipaggio, in base alle condizioni di sicurezza”.
Un elemento che conferma il carattere orizzontale e partecipato dell’iniziativa.
Dalla testimonianza all’azione concreta
La missione non viene presentata come simbolica, ma come intervento diretto.
“Non partiamo per testimoniare – ha ribadito Sergi – ma per portare un aiuto concreto: medici, tecnici, educatori. Gli equipaggi si stanno formando e valutano i rischi con il supporto di professionisti”.
E ha aggiunto un passaggio centrale: “È il blocco a essere illegale, non la nostra azione. La nostra iniziativa si colloca pienamente nel diritto internazionale e nel dovere morale di soccorso”.
Le storie individuali si intrecciano con la dimensione collettiva.
Massimiliano Del Moro, nel suo intervento, ha raccontato: “Sono un padre e sono dentro la lotta GKN da cinque anni. Queste due dimensioni mi hanno portato a scegliere di partecipare. È una decisione che riguarda il futuro dei nostri figli e la solidarietà verso un popolo oppresso”.
E ha ricordato il percorso di mobilitazione: “Dopo il 7 ottobre abbiamo organizzato 17 flash mob a Firenze, passando da 100 a 18.000 partecipanti. Questo dimostra quanto la solidarietà possa crescere se viene alimentata”.
Un passaggio che lega le lotte territoriali italiane alla dimensione internazionale.
Una rete che si rafforza anche in Calabria
Dal territorio calabrese emergono segnali di crescita e consolidamento, inseriti in una rete più ampia che collega livello locale e dimensione internazionale.
In collegamento da remoto è intervenuta Sonia Golemme, portavoce regionale Calabria del Global Movement to Gaza, che ha ricostruito il percorso politico e organizzativo della mobilitazione: “I movimenti non si costruiscono a tavolino: accadono, evolvono, travolgono. Questa missione nasce da esperienze precedenti, come la marcia pacifica verso Rafah, e da una cooperazione internazionale che si è sviluppata in modo spontaneo ma potente”.
Sonia ha sottolineato anche la trasformazione della mobilitazione negli ultimi mesi: “Dopo una fase di mobilitazioni diffuse, il sistema ha risposto con repressione, ma allo stesso tempo noi abbiamo provato a organizzare quella spinta dal basso, quella partecipazione spontanea di milioni di persone che si sono riconosciute in una stessa indignazione”.
Un passaggio centrale riguarda il significato della missione: “Siamo consapevoli che non saranno 10, 100 o 1000 barche a cambiare da sole la situazione, ma rappresentano un simbolo concreto del nostro impegno e della volontà di non accettare un sistema di guerra e di morte”.
La portavoce ha poi ribadito il valore del radicamento territoriale: “Non partiamo da soli, ma con la forza dei territori. Il supporto delle realtà locali è la vera forza della missione, ed è per questo che momenti come quello di oggi sono fondamentali”.
Infine, un richiamo diretto al contesto calabrese: “Essere qui al CSOA Cartella non è casuale: è un luogo che rappresenta resistenza e solidarietà. Allo stesso tempo non possiamo ignorare che nei nostri territori transitano anche carichi legati alla guerra. Per questo è necessario rompere il silenzio e costruire alternative”.
A rafforzare questo scenario, Rosalba Marotta del CSOA Cartella ha evidenziato: “In Calabria si sono creati comitati e una rete che si sta riattivando. La questione palestinese ha generato partecipazione e sensibilità diffuse”.
E ha aggiunto: “Non è una lotta isolata: si inserisce in un quadro più ampio, che riguarda le dinamiche globali e le risposte collettive dei territori”.
Verso la partenza
La missione dovrebbe partire intorno al 25 aprile dalle coste italiane, con un arrivo previsto nelle acque di Gaza circa due settimane dopo.
Nel frattempo, proseguono le iniziative di accompagnamento: il 18 aprile a Catania e il 22 aprile a Siracusa, tappe di avvicinamento alla partenza.
Un segnale dal basso, oltre i confini
Da Gallico è partito oggi un messaggio chiaro: la solidarietà non si ferma.
Come ha concluso Nando Primerano: “Ci sono voci che vanno in direzione ostinata e contraria alla guerra. Anche piccoli gesti, se condivisi, possono mettere in difficoltà i grandi”.
E nelle parole finali della portavoce Sonia si condensa il senso della giornata: “È tempo di invertire la rotta: da Reggio Calabria a Gaza, verso la libertà e la giustizia”.