Vientu e Maistrali: ai Calanchi i corpi diventano arte per protesta
Il 23 agosto ai Calanchi del Marchesato, la performance di Nicola Mette “Vientu e Maistrali” porta arte, nudità e paesaggio al centro del dibattito sull’eolico in Calabria. Ne abbiamo parlato con Renato Caminiti portavoce reggino di Vitru Calabria parte dell’iniziativa
Il vento come elemento naturale, identitario e politico. E il corpo umano trasformato in linguaggio per interrogare il rapporto tra paesaggio, energia e trasformazione dei territori. È questo il cuore di “Vientu e Maistrali”, la performance/azione ideata dall’artista sardo Nicola Mette e curata da Pedro M. Rocha, in programma il 23 agosto 2026 ai Calanchi del Marchesato, a Cutro, in provincia di Crotone.
L’iniziativa rappresenta la seconda tappa di un progetto artistico che attraversa tre territori accomunati dal vento e dalle profonde trasformazioni legate alle infrastrutture energetiche. Dopo la Sardegna, dove il 4 agosto 2025 Mette ha realizzato “Bentu Estu” nell’area archeologica di Su Nuraxi a Barumini, patrimonio UNESCO, il progetto approda dunque in Calabria e guarda già alla terza tappa prevista in Sicilia nel 2027.
Un “parco eolico vivente” tra i Calanchi
La performance coinvolgerà 18 performer, chiamati a entrare in relazione diretta con il paesaggio. I partecipanti saranno nudi e dipinti di bianco, con segni rossi sulle mani e sulle braccia: il corpo diventerà così una rappresentazione simbolica delle pale eoliche, dando vita a quello che gli organizzatori definiscono un “parco eolico vivente”.
L’azione non sarà soltanto performativa. Fotografia artistica, riprese video e documentazione attraverso immagini realizzate anche con droni confluiranno progressivamente in un progetto espositivo più ampio, destinato a raccogliere le tre tappe dell’iniziativa. La mostra finale dovrebbe prendere forma dopo la conclusione del percorso siciliano, nel 2027.
La scelta dei Calanchi del Marchesato non è casuale. Secondo Renato Caminiti, portavoce reggino di Vitru Calabria, gruppo territoriale calabrese di Nudiverso parte dell’iniziativa, il luogo è stato individuato proprio per il suo valore simbolico e per il rapporto con le trasformazioni del territorio legate alla presenza e ai progetti di impianti eolici.
«Non si tratta semplicemente di scegliere una location: è una ricerca di persone e di territori. La performance riguarda tutta la Calabria, perché il tema dell’impatto ambientale e paesaggistico degli impianti eolici attraversa diverse aree della regione. I partecipanti, invece, arriveranno dalla Calabria ma anche da altre parti d’Italia».
Caminiti sottolinea inoltre la particolare rilevanza del sito scelto: «I Calanchi del Marchesato hanno un forte valore ambientale e simbolico per la Calabria. È anche un luogo che ha una rilevanza cinematografica nazionale, essendo stato utilizzato per un film di Pier Paolo Pasolini. La scelta si inserisce quindi in un percorso nel quale il paesaggio non è uno sfondo, ma diventa parte integrante dell’opera».
Da “Bentu Estu” a “Vientu e Maistrali”
Il progetto nasce nel solco della precedente esperienza sarda di Nicola Mette, “Bentu Estu”, realizzata nel 2025 a Su Nuraxi. Il nome scelto per la tappa calabrese riprende e adatta quel riferimento al vento di Maestrale.
«“Vientu e Maistrali” è la declinazione calabrese di “Bentu Estu”, il vento di Maestrale», spiega Caminiti. «Il vento è il filo conduttore dell’intero progetto, ma diventa anche una chiave per interrogarsi su ciò che accade ai territori quando vengono attraversati da nuove infrastrutture energetiche».
L’idea di fondo, secondo il progetto artistico, non consiste in una contestazione dell’energia rinnovabile in quanto tale, ma nell’apertura di una riflessione sulle modalità con cui le trasformazioni energetiche incidono sui paesaggi e sulle comunità che li abitano.
È il corpo, in questo caso, a farsi strumento di questa domanda: fragile, temporaneo e privo di protezioni, ma allo stesso tempo capace di trasformarsi in immagine collettiva.
Nicola Mette e la scelta della nudità
Nicola Mette, artista performer sardo attivo tra Sardegna, Roma e Milano, ha costruito nel corso degli anni una ricerca incentrata sui cambiamenti del comportamento individuale e sociale, affrontando temi legati al corpo, alla sessualità, alle diversità, ai conflitti e al rapporto tra uomo e ambiente.
La nudità costituisce uno degli elementi ricorrenti della sua ricerca. Nel progetto calabrese non assume una funzione erotica, ma diventa parte del dispositivo artistico: i corpi nudi, dipinti e disposti nello spazio, vengono trasformati in segni capaci di dialogare con il paesaggio.
Il risultato è una sorta di installazione vivente nella quale corpo, vento, terra e memoria si incontrano. La performance vuole così spostare l’attenzione dalla semplice osservazione dell’opera alla partecipazione fisica e simbolica allo spazio.
Il ruolo di Pedro M. Rocha e la rete calabrese
A curare la performance è Pedro M. Rocha, curatore portoghese che collabora con Mette e che avrà il compito di coordinare i partecipanti e seguire la dimensione artistica del progetto.
«Pedro è il curatore della performance e della mostra che ne nascerà», precisa Caminiti. «Coordinerà anche i partecipanti di un progetto che non si esaurisce in una singola giornata, ma che rappresenta la tappa di un percorso che produrrà una documentazione destinata a diventare parte di un’opera più ampia».
In Calabria l’iniziativa è sostenuta da NudiVerso e Vitru Calabria, realtà che operano nell’ambito della cultura della nudità e dell’attenzione ai diritti e alle diversità. Alla rete organizzativa partecipa anche il comitato Controvento, rappresentato in Calabria da Oreste Montebello.
«NudiVerso e Vitru Calabria supportano il progetto perché il linguaggio della performance e quello della nudità fanno parte del nostro ambito di attività», spiega Caminiti. «Allo stesso tempo, il nostro impegno è rivolto più in generale alla tutela dei diritti e al riconoscimento delle diversità. In Calabria si aggiunge il contributo del comitato Controvento, con Oreste Montebello come referente».
Una partecipazione aperta, oltre i confini della Calabria
L’invito è rivolto a persone maggiorenni di qualsiasi genere, provenienza e senza una specifica esperienza artistica. Non è quindi previsto un requisito legato alla residenza in Calabria: la performance è pensata come un’azione collettiva alla quale possono aderire partecipanti provenienti da diverse parti d’Italia.
Il termine per le adesioni è fissato sostanzialmente alla vigilia dell’evento, mentre la performance si svolgerà il 23 agosto.
Per informazioni e adesioni sono indicati gli indirizzi info@nicolamette.com e info@nudiverso.net.
Un progetto autofinanziato
Un altro elemento, sottolineato da Caminiti, riguarda il finanziamento dell’iniziativa. Le performance del progetto sono infatti autofinanziate e non vengono presentate come sostenute da finanziamenti pubblici o da sponsor.
Chi condivide le finalità del progetto ma non intende partecipare fisicamente alla performance può comunque contribuire attraverso una donazione.
La raccolta fondi è attiva a questo link: Raccolta fondi per “Vientu e Maistrali”
«Non tutti possono o desiderano partecipare direttamente, anche per una scelta intima legata alla nudità. La raccolta permette comunque di contribuire alla realizzazione dell’iniziativa. Anche una piccola donazione può essere un modo per sostenere il progetto» osserva infatti Renato Caminiti.
Dal paesaggio alla memoria
La tappa calabrese non nasce dunque come episodio isolato. L’obiettivo dichiarato è costruire, attraverso Sardegna, Calabria e Sicilia, una memoria visiva comune: tre territori nei quali il vento diventa metafora e materia di una riflessione sulla trasformazione del paesaggio.
Dopo “Bentu Estu”, realizzata accanto a uno dei simboli della civiltà nuragica, “Vientu e Maistrali” porta questa ricerca nei Calanchi del Marchesato. Nel 2027 sarà la Sicilia a completare il percorso.
L’arte di Nicola Mette sceglie ancora una volta il corpo come superficie sulla quale rendere visibile una questione che, nel dibattito pubblico, passa spesso attraverso numeri, progetti e infrastrutture. Qui, invece, il paesaggio viene attraversato da una presenza umana collettiva: 18 corpi nudi e dipinti che diventano pale, segni, memoria e domanda.