Voltarelli canta Profazio: la Calabria che non si spegne

Stasera all'Arena di Pellaro, l'omaggio di Peppe Voltarelli al "mastru cantaturi": musica, memoria e amicizia nel concerto narrato "Quando la gente canta Profazio"

Voltarelli e Profazio

Questa sera, 29 agosto alle 20.30, alla Lega Navale sul Lungomare di Pellaro, la voce di Peppe Voltarelli tornerà a incrociare, idealmente, quella di Otello Profazio, il “Mastru Cantaturi” scomparso nel luglio 2023. L’occasione è la serata inaugurale di “Quando la gente canta Profazio”, manifestazione ideata dall’associazione Traiectoriae, in programma fino al 5 settembre con concerti, laboratori e momenti di narrazione, tutti a ingresso gratuito.

Il cantautore, musicista, attore e scrittore calabrese, voce e leader de Il Parto delle Nuvole Pesanti e ha costruito negli anni una carriera solista originale, capace di portare la Calabria ben oltre i suoi confini. Tre le Targhe Tenco conquistate: nel 2010 con Ultima notte a Malá Strana, nel 2016 con Voltarelli canta Profazio e nel 2021 con Planetario. Ed è proprio il rapporto con Profazio, artista centrale nella diffusione della cultura popolare calabrese e meridionale, a rendere speciale la serata di Pellaro.

Otello Profazio, legatissimo a Reggio Calabria e al quartiere di Pellaro, ha attraversato musica popolare, ricerca, narrazione e impegno civile, collaborando anche con figure come Ignazio Buttitta e Giorgio Gaber.

Nel 2016, lo stesso anno in cui Voltarelli riceveva la Targa Tenco per il disco dedicato a lui, Profazio riceveva il Premio Tenco alla carriera.

«Profazio per me è stata una scoperta da grande»

Il primo incontro con Profazio, però, non è avvenuto su un palco. È cominciato a Berlino, nel 2009, quando Voltarelli viveva nella capitale tedesca.

«Io lo conoscevo di nome. Sapevo chi era, però non l’avevo mai approfondito», racconta ai microfoni di CULT. A fargli scoprire davvero Profazio fu un amico di Filadelfia che viveva a Berlino da vent’anni e che, ascoltando i suoi dischi, gli disse una frase destinata a lasciare il segno: «Tu devi conoscere Profazio, perché Profazio è tutto ciò che si deve conoscere sulla Calabria».

Voltarelli cominciò così ad ascoltarne i dischi per interi pomeriggi. E qualcosa cambiò: «Sentivo questa forza incredibile della voce e della chitarra, che da sole evocavano mondi. Mondi lontanissimi rispetto a Berlino, ma vicinissimi rispetto al sentimento, all’emozione nostra, sia dell’emigrante che proprio della lingua».

La folgorazione fu tale da far nascere persino un desiderio preciso: «In quei momenti succedono quelle cose tipo “vorrei essere come lui”. Un pò come raccontava Bob Dylan dopo aver ascoltato Woody Guthrie per la prima volta: la sensazione era quella di voler fare la stessa cosa».

Un maestro, un amico

Profazio diventa così anche un riferimento tecnico e artistico. Voltarelli ne studia il modo di raccontare, di cantare, di suonare, persino il rapporto con il tempo.

«Tecnicamente era geniale. Non se ne fregava niente del ritmo. Lo faceva lui il ritmo. Era lui il ritmo della parola».

Per Voltarelli, Profazio riusciva a mettere nello stesso pezzo «la canzone, la melodia, il ritornello, la morale e l’improvvisazione raccontata». Una sorta di “mitragliatrice”, di macchina sonora capace di tenere insieme musica e parola senza aspettare il tempo, ma facendolo accadere.

«Era sempre avanti. Faceva succedere tutto lui. Determinava tutti i ritmi della serata, sia dalla parte parlata che dalla parte suonata. Questa cosa era potentissima da vedere dal vivo».

Dopo Berlino arrivò finalmente l’incontro reale, a Vibo Valentia, durante un omaggio a Cotugno. Voltarelli si presentò a Profazio, poi lo invitò a un festival sulla Jonica, dalle sue parti. Profazio conobbe la sua famiglia e da lì nacque un’amicizia destinata a durare nel tempo.

«Si è stabilita una bella relazione di amicizia, di stima», racconta infatti. Un rapporto tra generazioni diverse: Profazio era nato nel 1935, aveva attraversato la guerra ed era cresciuto in un’epoca profondamente differente. Eppure, secondo Voltarelli, in lui Profazio riconosceva qualcosa di familiare: «Penso che abbia visto in me un po’ lo schema del cantastorie da solo, che va in giro da solo con la chitarra».

Quanto all’idea di essere un suo erede, Profazio era categorico: «Quando gli chiedevano dell’erede, lui diceva sempre che non aveva eredi. In privato, però, non mi risparmiava i complimenti».

“Voltarelli canta Profazio”, un disco per riportarlo nel presente

Da quella relazione nacque anche Voltarelli canta Profazio, pubblicato nel 2016 con l’editore Squilibri e premiato con la Targa Tenco come miglior interprete.

«Cercammo di fare una specie di opera per contestualizzare nella contemporaneità il lavoro di Profazio», spiega Voltarelli. Non una semplice riproposizione, dunque, ma un tentativo di mostrare quanto quella musica potesse ancora parlare al presente.

Il progetto guardava anche alla dimensione più ampia dell’artista: il suo impegno civile, la ricerca, il lavoro di autore e cantante, le collaborazioni con Ignazio Buttitta e altri protagonisti della cultura italiana.

A occuparsi degli arrangiamenti fu Carlo Muratori, cantautore siciliano di Siracusa, esperto di musica del Mediterraneo e conoscitore della tradizione siciliana e calabrese, che aveva anche suonato con Rosa Balistreri e conosceva Buttitta.

«Io gli ho detto: “Voglio che questo disco sia semplice, con le corde, molte corde, però deve essere essenziale, potente”». E Muratori riuscì proprio in questo: pochi strumenti, ma capaci di restituire una nuova dimensione armonica alle canzoni.

«Ha fatto un lavorone», dice Voltarelli. «E’ riuscito a cogliere veramente l’essenza».

Profazio prima diffidente, poi sempre presente

Profazio, racconta Voltarelli, all’inizio guardò il progetto con una certa diffidenza. Non era semplice vedersi omaggiato attraverso un lavoro già compiuto da altri.

«Aveva un carattere molto presente, voleva sempre avere l’ultima parola. Era una persona tosta».

Poi, però, cominciò a seguire gli spettacoli: «Quando poteva veniva sempre. Nelle serate più importanti c’era sempre. E se all’inizio guardava un pò con l’occhio sospettoso in seguito la narrazione bella di una Calabria moderna alla fine piacque anche a lui».

Portarono il progetto in diversi luoghi, dal Folk Club di Torino all’Auditorium di Roma, fino a Cosenza, al Castello Svevo, e a Reggio Calabria. Ci fu anche una presentazione a Buenos Aires, oltre a spettacoli in Uruguay, Canada, Germania e Francia.

«Quell’anno facemmo forse cento serate in tutta Italia e in Europa».

E Profazio non si limitava ad assistere. «Veniva, mi diceva come dovevo cantare», racconta Voltarelli ridendo.

«Fu un progetto favoloso, anche grazie al video di “Qua si campa d’aria” di Giacomo Triglia, girato nel teatro dell’Unical a Cosenza con la collaborazione di Giampaolo Calabrese (guarda qui), la mostra dell’artwork del disco delle artiste Anna e Rosaria Corcione all’Ariston. Si è creato intorno a questo lavoro un racconto di una calabresità di grande spessore, un racconto attuale di una terra coraggiosa, ironica, che non si lamenta. E’ stata una grande esperienza, è come se mi fossi laureato con quel disco» continua Voltarelli. 

I concerti insieme e gli aneddoti “a tavola”

I due hanno suonato insieme molte volte: a volte uno dopo l’altro, a volte sullo stesso palco. Nel 2016 suonarono insieme anche all’Ariston di Sanremo, nello stesso anno in cui Voltarelli ricevette la Targa Tenco e Profazio il Premio Tenco alla carriera.

L’ultimo concerto insieme fu invece nell’ottobre 2022 a L’Aquila. Quella sera Voltarelli finì per fare il chitarrista di Profazio.

«Lui non suonava a L’Aquila. Fu divertente», ricorda.

Ma nel racconto di Voltarelli il ricordo dell’amico non è soltanto musicale. Ci sono anche momenti quotidiani, scherzosi, come quello di un pranzo in Calabria, con 40 gradi, davanti a un piatto di pasta con il ragù di lumache.

Profazio, racconta Voltarelli, era «un uomo di tavola», un buongustaio. Dopo il terzo bis di pasta, però, il collega-amico decise che era il momento di fermarlo: «Gli ho proprio preso il piatto e ho detto: “No, dai, adesso basta!”».

La risposta di Profazio fu tutta sua: «Tu mi vuoi bene? Tu mi vuoi bene?».

Un vulcano di idee

Uno degli aspetti che Peppe Voltarelli ricorda con maggiore affetto è la vitalità di Profazio. «Aveva ancora tante idee. Purtroppo il corpo, il fisico poi era tradito ma era ancora lucidissimo fino alla fine».

Durante il viaggio a L’Aquila del 2022 parlava ancora di progetti, nuovi dischi, materiali da pubblicare. «Ogni volta era pronto a litigare per difendere questi pezzi. Li voleva pubblicare, voleva fare nuovi dischi».

Intorno a Profazio, nel frattempo, si era formato quasi un piccolo gruppo di amici e collaboratori. Da una parte Mimmo Ferraro, editore di Squilibri, con un ruolo più storico, letterario ed editoriale; dall’altra Voltarelli, «la parte istintiva dell’allievo che lo spingeva», insieme a tanti amici che frequentavano concerti e serate e che con Profazio avevano instaurato rapporti personali.

Oggi dell’archivio dell’artista si occupa il figlio Ermanno Profazio, che segue anche il catalogo e che ha in cantiere tante nuove iniziative.

Stasera a Pellaro, «al servizio» delle sue canzoni

Ed è proprio Ermanno ad aver curato la parte artistica dello spettacolo di questa sera, costruendo una narrazione che riassume la vita artistica del padre, con parti narrate e proiezioni video, quasi a costruire uno spettacolo teatrale.

Voltarelli, insieme a Giuseppe Oliveto, alla fisarmonica e al trombone, e a Saverio Viglianisi, storico chitarrista di Profazio, interpreterà alcune delle canzoni del repertorio. La narrazione è curata da Angelo Latella.

Il senso dell’appuntamento, però, va oltre il semplice omaggio: «Quando un artista scompare fisicamente, la cosa più bella che si possa fare è continuare a far girare la sua opera. Le sue canzoni, a cantarle. A diffonderle anche ai più giovani, perchè il patrimonio di un artista come Profazio deve essere condiviso con gli lo ascolta. Non può essere disperso».

E questa sera, a Pellaro, ci sarà un repertorio che tornerà a vivere attraverso altre voci, altri strumenti e un’altra generazione di musicisti. Tutti “al servizio” del maestro e delle sue canzoni. E, conclude Voltarelli: «Faremo una bella festa in suo onore».

About Marina Crisafi
Marina Crisafi è direttrice responsabile di CULT and Social e di Dike Giuridica Editrice, e giornalista per Il Sole 24 Ore. Laureata in Scienze Politiche all'Università degli Studi di Messina, vive e scrive da Reggio Calabria, con un focus su cultura, società e territorio calabrese.
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