Addio a Luigi Malice, l’ultimo degli informali
Il maestro, protagonista della corrente informale a Reggio Calabria insieme a Ugo D'Ambrosi e Luca Monaco e di una vita dedicata all'arte e alla formazione, si è spento stamane nella sua casa-laboratorio a Brancaleone
Con la scomparsa di Luigi Malice, si chiude una stagione fondamentale della storia artistica reggina. Il maestro si è spento stamattina all’età di 89 anni nella sua casa-laboratorio di Brancaleone. Pittore, docente e protagonista di una lunga ricerca espressiva, Malice ha attraversato oltre mezzo secolo di trasformazioni dell’arte contemporanea, contribuendo a rinnovare il panorama culturale calabrese. La sua figura resta legata alla corrente dell’Informale, condivisa a Reggio Calabria con Ugo D’Ambrosi e Luca Monaco, gli altri due artisti che hanno segnato quella stagione di sperimentazione.
Luigi Malice, una vita dedicata alla ricerca artistica
Nato a Napoli nel 1937, Luigi Malice si formò all’Accademia di Belle Arti della città partenopea, dove fu allievo di Emilio Notte. Gli anni della formazione furono decisivi per la costruzione di un linguaggio personale, maturato inizialmente attraverso esperienze figurative ed espressioniste e successivamente orientato verso l’astrazione e la ricerca informale.
Il suo percorso si sviluppò in un periodo nel quale l’arte europea e americana metteva in discussione le forme tradizionali della rappresentazione. La materia, il colore, il gesto e la superficie della tela diventavano strumenti per esplorare nuove possibilità espressive, oltre i confini della pittura accademica.
Nel 1963 Malice si trasferì a Reggio Calabria. Fu una scelta destinata a intrecciare profondamente la sua vicenda personale con quella culturale della città dello Stretto, dove avrebbe svolto una parte essenziale della propria attività artistica e didattica.
La stagione informale a Reggio Calabria con D’Ambrosi e Monaco
La storia artistica di Luigi Malice è legata all’esperienza dell’Informale in Calabria. Insieme a Ugo D’Ambrosi e Luca Monaco, l’artista fu tra i protagonisti di una ricerca che contribuì a introdurre nuovi linguaggi in un ambiente nel quale la tradizione figurativa aveva conservato un ruolo importante.
Il loro lavoro si inseriva nel più ampio fermento artistico del secondo dopoguerra, quando l’Informale si affermava in Europa e negli Stati Uniti come un insieme di esperienze accomunate dal superamento delle forme convenzionali e dalla centralità della materia, del segno e dell’espressione individuale.
A Reggio Calabria questa sensibilità assunse caratteri originali, alimentati dal confronto tra percorsi personali differenti e dalla possibilità di sperimentare tecniche e materiali. La città divenne così uno spazio nel quale le ricerche maturate anche nell’ambiente napoletano trovarono nuove occasioni di sviluppo.
Il contributo di Malice, D’Ambrosi e Monaco non consistette nella semplice riproposizione di una tendenza nazionale o internazionale. La loro presenza partecipò a un processo di rinnovamento culturale che ampliò le prospettive della pittura calabrese e aprì nuove strade alle generazioni successive.
Con la morte di Malice, l’ultimo dei tre protagonisti di quella stagione, si conclude simbolicamente una pagina della storia dell’arte reggina. Rimangono le opere, le testimonianze e gli studi che consentono di ricostruire un’esperienza importante per la cultura visiva del Mezzogiorno.
Dalla materia alle superfici tridimensionali
La produzione di Malice non rimase ancorata a un’unica soluzione stilistica. Il maestro ha fatto dell’arte una vita, attraversando oltre 60 anni di ricerca artistica, contribuendo alla crescita culturale della Calabria e alla formazione di intere generazioni.
Dopo le prime esperienze espressioniste e l’avvicinamento all’Informale, l’artista approfondì una ricerca nella quale la superficie pittorica acquistava una dimensione plastica e autonoma.
A partire dalla fine degli anni Sessanta si dedicò alla cosiddetta Top Art, sperimentando estroflessioni e strutture realizzate con materiali plastici applicati a supporti lignei sagomati. La superficie non era più soltanto il luogo sul quale stendere il colore: diventava una presenza fisica, capace di modificare il rapporto tra opera, luce e spazio.
Questa fase si confrontava con le ricerche sviluppate in quegli anni da artisti come Enrico Castellani e Agostino Bonalumi, che avevano esplorato le possibilità di una pittura capace di superare la bidimensionalità.
Nel settembre del 1968 Malice presentò una propria mostra al New York Coliseum, una tappa significativa di un percorso espositivo che andava oltre i confini regionali. Dalla metà degli anni Ottanta, la sua ricerca tornò a concentrarsi maggiormente sulla pittura, attraverso soluzioni neoinformali e una rinnovata libertà cromatica.
La continuità della sua opera risiede proprio nella capacità di attraversare linguaggi differenti senza rinunciare alla sperimentazione e alla ricerca di un’identità espressiva riconoscibile.
Le mostre, da Napoli alla Biennale di Venezia
Nel corso della sua carriera, Luigi Malice partecipò a esposizioni che documentano l’ampiezza della sua ricerca e il riconoscimento ottenuto nel mondo artistico.
Tra gli appuntamenti più significativi figura la personale ospitata a Palazzo Reale di Napoli nel dicembre 1992. Un altro momento importante fu la mostra antologica Luigi Malice. Percorsi della memoria 1959-1999, dedicata a quarant’anni di attività e accompagnata da un catalogo pubblicato da Gangemi Editore.
Nel 2011 l’artista partecipò inoltre alla sezione calabrese del Padiglione Italia della 54ª Esposizione internazionale d’arte della Biennale di Venezia, con l’opera Tempesta di sabbia. La partecipazione si collocava nell’ambito del progetto dedicato alle espressioni artistiche delle regioni italiane.
Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private. Tra le istituzioni che conservano lavori dell’artista figurano il Museo delle Generazioni Italiane del Novecento di Pieve di Cento e il Museo d’arte dell’Ottocento e del Novecento di Rende.
Queste testimonianze contribuiscono a restituire la dimensione nazionale della sua esperienza e il valore di una ricerca sviluppata per decenni tra pittura, sperimentazione materica e indagine sulla forma.
Il legame con l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria
Accanto all’attività artistica, un ruolo centrale nella vita di Malice fu svolto dall’insegnamento. Docente all’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, contribuì alla formazione di numerosi allievi, accompagnandoli nel confronto con le tecniche, i materiali e i linguaggi dell’arte contemporanea.
Dal 1984 al 1989 ricoprì anche l’incarico di direttore dell’istituzione, partecipando al suo sviluppo in una fase importante per la crescita della formazione artistica sul territorio.
Il suo impegno didattico rappresenta una parte essenziale della sua eredità. La trasmissione delle conoscenze e l’apertura alla sperimentazione hanno permesso di mantenere vivo il dialogo tra le esperienze artistiche del secondo Novecento e le nuove generazioni.
Il ricordo del maestro non si esaurisce, dunque, nella ricostruzione delle mostre e delle opere. Comprende anche il rapporto con gli studenti, i colleghi e quanti hanno trovato nel suo percorso un’occasione di confronto e di crescita.
L’eredità di un protagonista dell’arte calabrese
La scomparsa di Luigi Malice lascia a Reggio Calabria il compito di custodire e valorizzare una parte importante della propria storia culturale. La sua vicenda racconta il percorso di un artista capace di mettere in relazione la formazione napoletana con il contesto dello Stretto, trasformando la ricerca individuale in un contributo al rinnovamento dell’arte locale.
Oggi, con la scomparsa di Malice, la sua vicenda artistica assume il valore di una memoria da ricostruire e trasmettere. Le sue opere continuano a raccontare il percorso di un artista che ha fatto della ricerca una scelta di vita, attraversando linguaggi e tecniche senza smettere di interrogare le possibilità della pittura.
Reggio Calabria perde un protagonista della propria storia artistica, e non solo, ma conserva il patrimonio di un’esperienza che merita di essere conosciuta, studiata e restituita alle generazioni future.
L’ultimo saluto al maestro sarà tributato domani, giovedì 15 ottobre, alle ore 16.30, nella chiesa di San Giorgio al Corso, a Reggio Calabria. La camera ardente dovrebbe essere allestita nella stessa chiesa dalle ore 14.30 alle ore 16.00, per consentire ad amici, colleghi, allievi e cittadini di rendergli omaggio.