Filadelfia: tra sogni massonici e leggende
La Filadelfia calabrese tra urbanistica massonica, fontane leggendarie, il telaio magico di Montesoro e la misteriosa grotta del drago
Quadrati, cerchi, triangoli, strette di mano e simmetrie esoteriche. Sono i simboli massonici che alimentano le trame dei romanzi più conosciuti, appartenenti soprattutto alla letteratura americana, ma anche ricerche sui misteri e i legami dell’antica società segreta dei muratori con il mondo moderno. Ebbene, senza andare oltreoceano, nella nostra Calabria c’è una città interamente costruita su ideali e simboli massonici: Filadelfia, in provincia di Vibo Valentia.
Il sogno massonico
Come l’omonima sorella americana, patria della dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, la Filadelfia nostrana fu fondata, dopo il terremoto del 1783 che distrusse l’antica Castelmonardo, sul piano della Gorna, per realizzare un sogno massonico. Massoni furono, infatti, i suoi fondatori: il vescovo Giovanni Andrea Serrao, membro della società illuminista dei “filadelfhos”, amico intimo del Filangieri il quale era in stretti rapporti con Benjamin Franklin, maestro venerabile della massoneria e padre della costituzione americana, e l’abate Antonio Jerocades, l’esponente più autorevole delle logge calabresi del tempo. Massoni furono, inoltre, i principi cui è ispirata la struttura della città: suddivisa geometricamente su due assi ortogonali, con quattro quartieri, quattro chiese, poste su piazzette retrostanti per indicare la separazione dell’autorità religiosa dalla vita civile, in una perfetta simmetria con al centro la vasta piazza quadrata, attorno al “pubblico sedile”, luogo di riunione e simbolo della libertà e dell’autonomia della comunità cittadina, un tempo decorato da affreschi e dipinti di notevole pregio attribuiti da alcuni al Mattia Preti. Massone è lo stesso stemma municipale: rappresentato da due mani, di cui una guantata, che si stringono in un simbolico e fraterno patto sociale, la stessa stretta di mano che si ritrova in tante espressioni dell’agire della società massonica.
Così, col nome di Filadelfia, che significa “amore fraterno”, nel Settecento, Serrao e Jerocades tracciarono, come nell’antica Roma, con un solco di aratro, trainato da buoi bianchi, il perimetro della nuova città eretta a gloria del “grande architetto dell’universo”.
Le fontane e le leggende di Filadelfia
Oltre ai simboli massonici ed esoterici, la città di Filadelfia racconta un’infinità di leggende.
Alcune ruotano intorno alle fontane tuttora esistenti, come “u ciaramidu”, costruita interamente in pietra con l’effige di due serpenti attorcigliati, la “brisella”, con le sue vasche dove in passato le donne si recavano a lavare i panni, le “tre fontane”, con la sua fonte scavata nella pietra, e, su tutte, la “ficazzara”, eretta nella piazza principale, con le sue tre bocche e i bassorilievi con sembianze umane e il contenitore scolpito a mano. La leggenda vuole che dalle tre figure sgorghino: l’acqua dell’amore, quella dell’odio e quella dell’oblio, e che, attingendo ad esse, bisogna fare attenzione a non confondersi.
Il telaio magico di Montesoro
Un’altra bellissima leggenda sostiene che a Filadelfia, nel borgo montano di Montesoro, vivesse, intorno al ‘500, una donna che possedeva un telaio magico. Essa confezionava mantelli, scialli, gonne, stoffe e manufatti straordinari che non si logoravano mai neanche tentando con determinazione di strapparli. Pare che qualcuno l’abbia conosciuta di persona e veduto i suoi lavori, ma il segreto degli abiti eterni è sparito insieme a lei.
La misteriosa grotta del drago
Infine, aprendo nuovamente le porte al mistero, si narra che a Filadelfia sia presente la grotta di un drago. La tradizione orale filadelfiese vuole che nella zona chiamata appunto del “drago” esista un passaggio sotterraneo che unisce la città di Filadelfia a quella di Francavilla, dove a lato della strada comunale, vi è un ponte che porta lo stesso nome. L’ingresso di questo cunicolo è sempre stato denominato “grotta del drago”. Si racconta di ripetuti tentativi effettuati per scoprire la vera estensione del sotterraneo e per verificare se era possibile arrivare a Francavilla. Pare che all’inizio dell’ottocento, un ufficiale francese abbia osato percorrere il tunnel per tutta la sua lunghezza, ma non trovando la via d’uscita sia tornato indietro impaurito accrescendo così l’alone di mistero che circola intorno alla grotta. Pare, ancora, che, nella stessa, dal lato di Francavilla, sia stato introdotto un cane e che sia stato rincorso fin dove possibile. Dopo un certo tempo si è visto l’animale uscire da un’altra grotta esistente nell’antica Castelmonardo, a breve distanza dal lato destro della corrente del fiume che la lambisce.
Il mito del passaggio sotterraneo
Secondo la leggenda non ci sono dubbi, la grotta esiste davvero e quel cammino sotterraneo, magari usato nei secoli come passaggio segreto tra gli abitanti di Francavilla e Filadelfia, ed oggi ostruito, per mano dell’uomo o della natura, un tempo è stata l’abitazione di un drago e in detta caverna, infinitamente lunga e altrettanto larga, ci sono capolavori finemente scolpiti e vi sgorga una fonte di acqua purissima.