La profetessa Manto
Capo Vaticano custodisce una leggenda affascinante: quella della profetessa Manto, figlia dell’indovino Tiresia, e del suo scoglio Mantineo
Posta su un promontorio alto sul mare, “una punta di granito troppo vecchio che si sfalda precipitando sul Tirreno”, con lo Stromboli di fronte e l’Etna a sinistra, a nord l’aperto golfo di Sant’Eufemia e a sud quello di Gioia, Capo Vaticano “è uno dei luoghi più belli della terra”, come la definì lo scrittore veneto Giuseppe Berto nelle pagine piene d’amore dedicate alla nota località del vibonese scegliendola come dimora.
Un fascino impenetrabile, per una terra considerata sacra in tutta la Magna Grecia, con l’antico “forum herculis”, dove si narra che il potente semidio, di ritorno da una delle tante fatiche, trovò abbondanti pascoli per i suoi armenti.
Una magia che salta agli occhi già dal nome, Vaticano, che pare derivi dal latino Vaticinium, che significa oracolo, responso, quasi a rievocare la leggenda che vuole la punta estrema del promontorio, l’alta roccia dove oggi poggia il famoso faro, abitata da una mitica sibilla: la profetessa Manto.
Narrano, infatti, le leggende che il celebre indovino Tiresia, interpellato dagli dei per aver vissuto sia come uomo che come donna, reso cieco dalla rabbia di Era, della quale aveva svelato i segreti della femminilità, e premiato da Zeus con la facoltà di prevedere il futuro e di vivere per sette generazioni, durante l’epoca dell’assedio di Tebe, venne fatto prigioniero e mandato a Delfi, insieme alla figlia Manto, per essere consacrato al dio Apollo.
Si racconta che Tiresia morì per la fatica durante il cammino, mentre Manto, che aveva ereditato le eccezionali capacità magiche e divinatorie del padre, riuscì a fuggire iniziando a vagare per molti paesi.
Se la tradizione greca la vuole consacrata sacerdotessa di Apollo a Delfi, altre fonti sostengono, invece, che l’indovina scappò da Tebe, insieme al padre, il quale morì durante la fuga bevendo dell’acqua gelata nei pressi della fonte Telfussa dove si era fermato a riposare, e si rifugiò nel territorio dell’attuale Turchia.
Comunque sia, ricominciando ad errare per lidi ignoti, la profetessa, secondo il mito, giunse in Italia e, sfiancata, si fermò in un luogo palustre, lungo le rive dell’odierno Mincio, dove, con le sue amare lacrime, creò un lago, le cui acque avevano il magico dono di conferire capacità profetiche a chi le beveva.
Qui incontrò e sposò la divinità fluviale di Tosco, o Tybris, considerata personificazione del fiume Tevere, e divenne madre del leggendario Ocno, il quale, in suo onore, proprio sulle sponde del Mincio, fondò la città di Mantova.
Riprendendo il suo cammino, finalmente, dopo tanto peregrinare, Manto, giunse in una grotta, proprio di fronte ad uno scoglio, tra le rupi di Capo Vaticano e vi elesse la sua dimora.
Tutti i naviganti che dovevano affrontare un viaggio verso Sud, attraversando l’insidioso Stretto, si rivolgevano a lei per chiedere consiglio, mentre quelli che si muovevano verso Nord domandavano notizie su cosa li avrebbe attesi e quali popoli avrebbero incontrato.
Marinai, navi, soldati ed eserciti, chiunque doveva imbarcarsi in una nuova avventura lungo quel tratto del Mare Nostrum passava obbligatoriamente dall’indovina, che per i suoi responsi era conosciuta in tutta la Grecia. E, in cambio di lauti doni, Manto offriva il suo oracolo permettendo a coloro che chiedevano il suo aiuto di conoscere anticipatamente l’esito del viaggio e navigare tranquilli.
Pare che lo stesso Ulisse chiese consiglio alla profetessa Manto, prima di avventurarsi tra i vortici di Scilla e Cariddi e, una volta scampato il pericolo, risalì verso nord per chiedere auspici sulla prosecuzione del viaggio e responsi favorevoli sulla sua insaziabile sete di navigatore.
Per questo, ancora oggi, lo scoglio che affiora solitario dalle acque che lambiscono il promontorio del Capo è chiamato Mantineo e il suo nome rievoca il fascino delle antiche profezie e la sacralità di un luogo, un tempo selvaggio e inaccessibile ed ora incantevole terrazza su spiagge di sabbia bianca e finissima e su un mare cristallino che quasi sfida la sagoma delle Eolie stagliate all’orizzonte.