Vicini e distanti: Cordova e Romeo due visioni e un confronto sulla ‘ndrangheta
Ieri sera, un confronto memorabile tra Claudio Cordova e Paolo Romeo al Pepys Beach in occasione della presentazione del libro del giornalista reggino "I padroni della 'ndrangheta. Malacarne: una saga criminale"
Ieri sera è accaduto qualcosa di bello. Due personalità diverse, due storie diverse. L’avvocato Paolo Romeo, che come un gigante ha attraversato due secoli tra politica, attività professionale e vicende giudiziarie, e Claudio Cordova, giornalista d’assalto, scrittore, sempre in prima linea contro la criminalità.
Due generazioni e due stili diversi, con la moderazione della giornalista Elisa Barresi, in un inizio notte d’agosto con lo scenario incantevole del Pepys Beach, in riva al mare con le luci delle navi da crociera che attraversano lo Stretto sullo sfondo. Centinaia di persone completano la sceneggiatura di una storia che continuerà, che assiste quasi silente e curiosa, fan di una o dell’altra parte. Finalmente la città inizia a parlarsi su tematiche importanti, lo spunto è il romanzo “I padroni della ‘Ndrangheta. Malacarne: una saga criminale” di Claudio Cordova che apre la serata ringraziando Antenna Febea e l’editore Pino Marra per la diretta video su pagina Facebook e radio sulle frequenze FM, radio DAB, streaming ed app, definendola quasi come Radio Radicale per essere sempre presente su tematiche sociali.
Elisa Barresi detta i tempi dell’incontro quasi come una serie di round, con l’avvocato Romeo che ringrazia per l’opportunità dell’incontro e prendendo come riferimento il romanzo, con piglio istrionico e preciso evidenzia una serie di numeri tra connessioni criminalità istituzioni e gruppi criminalità e associazioni di categoria. La serata si preannuncia interessante, è uno scambio continuo di opinioni su opportunità di strategie per sconfiggere i modelli criminogeni e i due attori in scena mostrano i loro lati comunicativi migliori.
Due visioni a confronto
Claudio Cordova con la precisione del giornalismo d’indagine per scuotere le coscienze, che avvalendosi dello studio di carte processuali ricostruisce le dinamiche del fenomeno mafioso, con l’intento di parlarne e tentare di sconfiggerlo con l’apporto della società civile. L’avvocato Paolo Romeo mette sul tavolo le carte della esperienza di vita politica, professionale e giudiziaria, con carisma e grande eloquio, quasi da arringa difensiva, analizzando il fenomeno mafioso con grandi connessioni sociologiche e filosofiche, citando la “liquidità” di Baumann ed il pensiero di Cassano, unendo filosofia e contesto economico e sociale.
L’attenzione e l’ascolto delle centinaia di persone presenti testimonia la forza comunicativa dei due protagonisti. Sono tanti gli argomenti che tracciano la storyboard del dialogo, mantenuto sempre su stile sobrio, spunti di battute ironiche, con picchi di contrasto su questione Amazon e non apertura dell’hub al porto di Gioia Tauro o sulla Massoneria “per me come una Pro Loco” afferma Cordova e Romeo ribatte “personalmente rispetto e non giudico ogni organizzazione”.
Esce fuori l’approccio diverso al problema, Claudio Cordova antisistema e soluzione dal basso nello scuotere la società civile non nascondendo la polvere della ‘Ndrangheta sotto i tappeti dell’indifferenza e l’avvocato Romeo con approccio filosofico sociologico con analisi contestuale, unendo la sua definizione di liquidità delle istituzioni con la solidità della criminalità cercando di rompere i ponti economico istituzionali per arginare il fenomeno.
Una città che si interroga
Un incontro senza vincitori né vinti, con ogni persona del pubblico che può interiorizzare in base al proprio vissuto. 26 agosto l’inizio notte di Reggio Calabria avvolta nella sua Bellezza paesaggistica, diventa propositiva e riflessiva nella speranza di un inizio di discorso che si espanda oltre la gente.
Con le istituzioni politiche in prima fila, insieme alle funzioni educative di scuola, sport, religione e famiglia per disegnare un nuovo paradigma per fare diventare Reggio come dice qualcuno “La città più bella del mondo”. È proprio vero Claudio Cordova e l’avvocato Paolo Romeo così vicini, così distanti e se fossero loro i testimonial di una nuova coscienza civile?
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