Giulia Carrara e i suoi “Maiali Rosa Volanti”: ironia e verità generazionali

L’attrice Giulia Carrara ieri sera ha incantato il pubblico di Pellaro con “Maiali Rosa Volanti” al Festival Balenando in Burrasca. Intervista esclusiva sullo spettacolo, i sogni e le sfide dei giovani

Giulia Carrara Foto di Marco Costantino

Ieri sera, 5 settembre, all’Arena Lega Navale di Pellaro (RC), la VII edizione del Festival Balenando in Burrasca ha ospitato lo spettacolo Maiali Rosa Volanti di e con Giulia Carrara, giovane attrice formatasi all’Accademia d’Arte Drammatica Cassiopea.

Un monologo ironico e pungente, supervisionato dal premio UBU Andrea Cosentino e prodotto da Adexo APS, che ha saputo far riflettere il pubblico con leggerezza su temi universali: sogni, paure e precarietà della generazione dei trentenni di oggi. Che significa “ farcela?” Se “uno su mille ce la fa” che fine fanno gli altri novecentonovantanove? Queste le domande che Giulia, la protagonista, una cantante di 32 anni della provincia romana (Ladispoli) che non esce più di casa, non va più all’università e non ha nemmeno un lavoro fisso come vorrebbe la madre, si pone sul palco.

«Giulia Carrara si è mostrata in tutta la sua qualità e ricerca – hanno dichiarato i direttori del Festival, Katia Colica e Antonio Aprile –. Con Balenando e Adexo abbiamo scelto di produrre questo giovane talento, che affronta con ironia e profondità i drammi della gioventù».

L’attrice, già interprete per registi come Matteo Tarasco e Lorenzo Guerrieri, con esperienze nel cinema e diversi riconoscimenti, ha presentato la sua prima drammaturgia personale, conclusa con un gesto forte: la bandiera della Palestina sventolata sul palco.

Abbiamo incontrato Giulia Carrara per parlare dello spettacolo e del suo percorso artistico.

Il tuo spettacolo è tragicomico: diverte ma fa anche riflettere. Da dove nasce?

«È nato dalle mie paure più grandi. All’inizio pensavo fosse un racconto troppo personale, ma poi tanti ragazzi della mia età mi hanno detto: “Anch’io mi sento così”. Da lì ho capito che non parlavo solo di me, ma di un sentire comune. Ho cercato quindi di rendere lo spettacolo il più universale possibile. Il teatro non deve essere qualcosa di chiuso: apro le prove, condivido con gli altri. L’altro è una risorsa, senza le persone questo lavoro non esisterebbe».

Perché i Pink Floyd come colonna sonora?

«In casa mia si ascoltavano solo i Pink Floyd e Fabrizio De André. Sono cresciuta con quelle sonorità: avevo un grande poster di The Dark Side of the Moon e quelle canzoni erano sempre in loop. Per me ascoltarli non è musica, è cultura. Hanno accompagnato la mia crescita fin da piccolissima».

Secondo te i giovani di oggi hanno ancora la possibilità di inseguire i propri sogni o sono destinati al “posto fisso”?

«Il posto fisso non è più indispensabile per essere felici. Per le generazioni precedenti era quasi una legge, come sposarsi e fare figli. Oggi il futuro è incerto, quindi tanto vale sognare e provarci. Se non funziona, si può sempre cambiare strada. Ma almeno ci abbiamo provato».

Sul palco ti accompagna anche un curioso personaggio: chi è “Algi”?

«Algi è il mio maialino rosa volante, una compagna di viaggio. Senza di lei lo spettacolo non sarebbe lo stesso. Ha fatto tante cose con me. E se Roger Waters mai vedesse questa intervista… gli direi: vieni a vederlo prima di muoverti legalmente!».

Ti senti l’una su mille che ce la fa o una dei 999 che continuano a provarci?

«Sono una dei 999 che ci provano. Ho iniziato a teatro al liceo classico, poi l’Accademia. Ricordo ancora quando lo dissi a mio padre, generale di corpo d’armata. Mi chiese solo: “Perché?”. Sognava per me un futuro più tradizionale. Ma credo sia meglio vivere una vita autentica, anche difficile, che una carriera che non ti appartiene. Prima o poi la vita ti presenta il conto».

Eppure qualche soddisfazione è arrivata.

«Sì, e ne sono grata. Nel nostro mestiere non ci sono pause: siamo sempre dietro a bandi, audizioni, progetti. A furia di tentare, qualcosa di bello arriva. Ho avuto la fortuna di incontrare persone che mi hanno accolto e aiutato a crescere. L’accoglienza è una risorsa enorme».

Com’è stato lavorare con Andrea Cosentino?

«Lui dice che è tutta farina del mio sacco, ma ha fatto un lavoro maieutico. Mi dava stimoli, senza mai creare ansia. Ha saputo tirare fuori da me cose che da sola non avrei trovato. Penso che abbia dato un ordine al mio dolore, trasformandolo in materiale creativo».

Progetti futuri?

«Sto portando avanti nuove date di Maiali Rosa Volanti e cerco residenze artistiche per una nuova produzione. Il bello del teatro è che cresce con te. Sono convinta che se questo spettacolo dovessi rifarlo tra due anni non sarà mai lo stesso di ciò che è stato stasera, nè di quello che è stato l’anno scorso quando ha debuttato. Penso ci sia ancora molto da dire, da cambiare, da distruggere, distruggere per creare è una lezione che mi hanno insegnato».

Che esperienza è stata partecipare al Festival Balenando in Burrasca?

«È stata un’esperienza bellissima. Non è la mia prima volta a Reggio, avevo già lavorato con Matteo Tarasco in Ismene per sempre. Ma ieri ho avuto la fortuna di fare training attoriale al tramonto guardando l’Etna: un’emozione unica. Portare il teatro nelle periferie è fondamentale. Sono luoghi di incontro che mostrano a chi non l’ha mai visto che il teatro non è qualcosa di distante o antiquato. Per questo dico: venite a teatro, per favore».

I maiali rosa volano davvero

Con Maiali Rosa Volanti, Giulia Carrara ha dato voce a una generazione sospesa tra precarietà e sogni, trasformando paure intime in riflessione collettiva. L’ironia, l’energia e la profondità della giovane attrice hanno conquistato il pubblico del Balenando in Burrasca, confermando che i maiali rosa, a volte, possono davvero volare.

 

About Marina Crisafi
Marina Crisafi è direttrice responsabile di CULT and Social e di Dike Giuridica Editrice, e giornalista per Il Sole 24 Ore. Laureata in Scienze Politiche all'Università degli Studi di Messina, vive e scrive da Reggio Calabria, con un focus su cultura, società e territorio calabrese.
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