Voci e venti del Mediterraneo: gli Agricantus inaugurano EPIC
Buona la prima per EPIC 2025 che ha aperto ieri sera a Piazza del Popolo con il live degli Agricantus: musica, impegno civile e contaminazioni sonore per raccontare il Mediterraneo
Radici mediterranee e suoni globali a piazza del Popolo dove il potere della musica ieri sera ha avuto la meglio contro il maltempo per l’apertura di EPIC (Esperienze Performative di Impegno Civile) a cura di Mana Chuma Teatro. Ad inaugurare la rassegna 2025 il live degli Agricantus: un debutto coinvolgente, denso di suoni arcaici e sperimentazione elettronica, in perfetta sintonia con lo spirito di EPIC che animerà il cuore della città fino al 2 agosto con performance teatrali, concerti e poesia, in nome del dialogo tra tradizioni, linguaggi e impegno etico.
Gli Agricantus: 45 anni di viaggio tra i suoni del mondo
Nel concerto reggino, ieri sera gli Agricantus, una delle formazioni più longeve e rappresentative della world music italiana, hanno presentato il progetto E.A.R. – Elektron Akoustikòs Riza, un’opera che coniuga le “radici” appunto con l’esplorazione elettronica. Anima della performance, tra i membri fondatori e “testimone” della storia della band, Mario Crispi. «Sono l’ultimo degli Agricantus, come l’ultimo dei Mohicani», ha scherzato dal palco. Con lui: Chiara Minaldi alla voce, Mario Tarsilla al basso, Fabrizio Francoforte alla batteria e Alfredo Giammanco ai synth. Insieme hanno ripercorso alcune tappe del repertorio storico, mescolandole con brani recenti, tutti interpretati in siciliano, ma intrisi di fonemi e ritmi arabi, africani e mediorientali. “La nostra è una musica che racconta viaggi, non solo fisici e che cerca sempre un contatto con le radici”, ha dichiarato Crispi.
Tradizione, memoria e impegno civile
La scaletta ha spaziato da classici come Azalai – ispirato a una carovana del sale nel deserto – a brani più intimi come Ciavula, dedicato alla madre di Crispi, scomparsa di recente, “e a tutte le persone a noi care che scompaiono e si trasformano in pensiero oppure sotto altre forme, come questo uccello tipico della Sicilia”.
Non è mancata la riflessione sull’attualità con Cantu Errami, dedicato ai migranti e ai popoli in fuga dai conflitti: “Viviamo tragedie quotidiane come Gaza, dove stanno massacrando i bambini – ha detto Crispi – e in questo dramma, di fronte a queste atrocità, vogliamo alzare la voce sui nostri fratelli che attraversano il mare, i deserti, alla ricerca di una vita migliore, come hanno fatto i nostri parenti 100 anni fa”.
Tra le esecuzioni più toccanti anche Sento, brano ispirato a Felicia Impastato, madre di Peppino, simbolo di lotta e resistenza alla mafia. E ancora Ciumara, nato negli anni ’90 in risposta alle stragi etniche in Algeria, e Qanat, brano strumentale ispirato all’antico sistema idrico sotterraneo di Palermo, simbolo dell’ingegno arabo e ancora oggi visibile.
Il concerto si è concluso con una performance collettiva di Nzemmula, che ha coinvolto il pubblico in un ritornello corale, tra gli applausi.
La visione di Mana Chuma Teatro: etica e territorio
Dal palco, Massimo Barilla, direttore artistico di Mana Chuma Teatro, insieme al maestro Luigi Polimeni, ha sottolineato il senso profondo di EPIC: “Resistiamo, anche culturalmente. Proponiamo progetti che partono dal nostro Sud, ma vogliono parlare a tutti. Vogliamo invertire la rotta: non subire cultura dall’esterno, ma esportare un pensiero coerente con i nostri valori e il nostro territorio”.
Ai microfoni di CULT, Barilla ha spiegato che EPIC continua il suo percorso tra musica e narrazioni del Mediterraneo, aprendo uno spazio a una drammaturgia attenta agli ultimi, come quella di Searching for Hamlet, in scena stasera 30 luglio. «Anche la poesia – ha aggiunto – è per noi uno strumento attivo di resistenza», ricordando gli appuntamenti della striscia poetica serale “La parola incarnata” dedicata quest’anno al Mediterraneo e alle tematiche che diventano sempre più urgenti, come la Palestina e l’Iran.
Sicilia e Calabria: “Terre sorelle”
“Queste sono terre sorelle. Ogni volta che veniamo qui, riscopriamo legami che scorrono anche sotto pelle” ha dichiarato Crispi a CULT ribadendo l’importanza del legame tra Sicilia e Calabria. Anche la cantante Chiara Minaldi ha parlato di un’esperienza emotiva intensa: “Cantare qui è come farlo nella nostra terra. La lingua, le sonorità, i temi, è come se tutto parlasse lo stesso linguaggio”.
Il progetto Elektron Akoustikòs Riza nasce proprio da questo incrocio: “Riza”, in greco, significa radice. Una parola che, come ha detto Crispi, “richiama non solo le radici della Sicilia ma quelle dell’uomo, l’anima che è evidente non solo attraverso le forme artistiche ma anche attraverso l’umanità. Quando questo viene riconosciuto è un arricchimento per tutti. Allora avere questa sensibilità, cercare di allenarla sin da quando si è piccoli, secondo me aiuta a sentirsi parte di un pianeta che è l’unico che abbiamo”.
Un invito alla partecipazione e alla riflessione
Il concerto degli Agricantus ha dato il via a un festival che non si limita all’intrattenimento, ma mira a creare comunità, consapevolezza e visioni condivise.
EPIC 2025 si conferma un presidio culturale che, tra musica, teatro e poesia, prova a raccontare il Sud del mondo e a rimettere al centro l’etica e l’umanità. “Il futuro deve essere umano. Non siamo soli, siamo parte di un ecosistema che dobbiamo imparare a rispettare. E soprattutto dobbiamo imparare a proteggerci da noi stessi – ha chiosato anche Crispi – perché il peggior nemico dell’uomo è proprio l’uomo”.
I prossimi appuntamenti di EPIC
Dopo il concerto degli Agricantus, EPIC prosegue con un fitto calendario:
- 30 luglio: teatro con “Searching for Hamlet” di Salvatore Arena e Massimo Barilla;
- 31 luglio: musica e danza con “Sfumature sonore” di Luigi Polimeni e Chiara Rinciari;
- 1° agosto: concerto di Eleonora Bordonaro in trio;
- 2 agosto: chiusura con il teatro di Ciro Masella in “Marcovaldo” di Italo Calvino.
Ogni sera alle 21:30, la poesia performativa sarà protagonista con “La parola incarnata”, dedicata al Mediterraneo, alla Palestina, all’Iran, alla memoria e all’identità.