Bastardi e sentimentali, siamo noi permeati di anni e tempi andati
Bastardi e sentimentali di Guy Chiappaventi: un viaggio tra il calcio degli anni Settanta, i ricordi, la passione sportiva e la critica al calcio moderno
Cos’è il tempo, è soltanto una variabile che inventiamo nella mente, è tutto e niente. Il tempo siamo noi con le nostre gioie, con le nostre paure, con il nostro vissuto. Siamo “bastardi” perché non siamo granitici, uniformi, con il pedigree.
Siamo incrocio di luoghi e sangue, se penso a me, mio nonno era reggino e mia nonna materna napoletana. Ringrazio Dio per la mia anima napoletana, di sentimenti e destini, di amuleti e musica, di canzoni, melodramma e teatralità della vita. La nostra vita è come un libro, con pagine da sfogliare, di incontri, di luoghi, persone e parole, di cortili assolati d’estate, di canzoni ascoltate da lontano in una barca in mezzo al mare, mentre da un jukebox dalla riva si ascoltavano queste parole “..quante foto d’amore che mi avrà lasciato e quanti le notti di mare che son stato con gli occhi alle stelle a pensarla.” “Sentimentali” come bambini che vivono nell’attesa di Babbo Natale, con noi adolescenti che ascoltiamo dischi in vinile e giochiamo al Subbuteo e poi ci abbandoniamo alla comunicazione rituale di Durkheim sugli spalti di uno stadio, per innamorarci di una squadra di calcio.
E’ tutto un mondo che gira intorno, è tutta la clessidra del tempo che scorre con la caduta infinitesima di granelli di sabbia. Siamo come sabbia che scivola dalle mani leggendo il libro di Guy Chiappaventi “Bastardi e sentimentali. Diario contro il calcio moderno” che ripercorre i frames migliori dell’innocenza giovanile. La scrittura evocativa di un uomo, un giornalista e uno scrittore che ha visto e vissuto scenari di guerra, che ha pianto emozionando e emozionandosi a Crans Montana, luogo della strage di giovani, durante un collegamento televisivo per La7.Guy Chiappaventi che restituisce dignità a eroi silenti come Duckadam portiere della Steaua Bucarest, squadra militare bulgara, vincitrice nella finale di Coppa Campioni del 1986, che para quattro rigori al plurimiliardario Barcellona. Lo scrittore che esprime tutto il suo amore per la Lazio, rivaluta Maurizio Montesi il calciatore scomparso, tra storie di calcio scommesse, droga e lotta operaia e riaccende le luci sulla morte di Luciano Re Cecconi. ”Bastardi” come i calciatori della Lazio Campioni d’Italia nel 1974, un manipolo di calciatori uniti e divisi da pistole, pugni, para’, etichette fasciste e stili diversi di vita, uniti da un grande uomo come Tommaso Maestrelli. “Diario contro il calcio moderno”, perché siamo figli dell’attesa degli anni 70, figli di “Tutto il calcio minuto per minuto”, di “Novantesimo minuto”, di Maurizio Barendson, di Luigi Necco ispiratore del Felice Caccamo di Teo Teocoli in “Mai dire gol”, della moviola di Eros Vitaletti e della “Domenica Sportiva”.
Un calcio che prediligeva i rapporti umani, che si giocava la domenica pomeriggio alle 14:30 e faceva sognare gli italiani nel centrare il tredici in schedina. Un calcio con i numeri sulle maglie da 1 a 11 e le scarpette da gioco nere. E’ tutto quello che oggi manca, con la caduta della ritualità, dello slot del tempo domenicale scandito con ascolto alla radio, prime cronache delle partite in tv alle ore 18, finale con approfondimenti e moviola alle ore 22. Con la malinconia della domenica sera che apriva le porte al lunedì e al ritorno ai giorni di scuola. La forza della lettura è quella di essere ridondante, di acchiappare la mente e farti vivere nel presente i momenti passati, facendone percepire le stanze, gli odori e i volti di chi era insieme a te e sfogliando le pagine del libro accade tutto questo. Nella frammentazione e scomparsa ideologica del millennio digitale, il tempo sportivo in tv è cadenzato dagli sponsor, il calcio “drogato” da fondi arabi e americani, da lavatrici di denaro sporco, è popolato da pseudo imprenditori e faccendieri alla ricerca di un posizionamento web su Google associato alla presidenza di una squadra di calcio. Cronisti sportivi urlanti in linguaggi retorici e simbolici senza un senso, con donne a bordo campo nel prepartita tv degne della copertina di Playboy degli anni 70.
E’ proprio vero siamo “Bastardi e Sentimentali” quando abbiamo la schiena dritta, amiamo le musiche di tutto il mondo, i gatti, i cani, il Marocco e tutto quello che non appare luccicante e patinato. A volte basta un libro per chi ama realmente lo sport nella sua vera essenza di etica, passione e funzione sociale ed educativa, per capire come eravamo. “Bastardi e sentimentali. Diario contro il calcio moderno”, perché oggi la vera rivoluzione è la Tradizione e tra le pagine del suo libro Guy Chiappaventi riesce a farci pensare, sorridendo e azionando la leva dei ricordi che non sono nostalgia del passato, ma consapevolezza per un presente da tramandare alle giovani generazioni.