Gianmarco Carroccia, le emozioni senza tempo di Battisti e Mogol

Intervista a Gianmarco Carroccia, che, al Teatro Cilea di Reggio Calabria, racconta a CULT il tour “Emozioni Acoustic”, il legame con Battisti e Mogol e il successo tra i giovani

Gianmarco Carroccia

Ci sono canzoni che non conoscono il tempo, melodie capaci di attraversare le generazioni e parole che, ogni volta, tornano a parlare direttamente al cuore. È in questo spazio senza tempo che vive la musica di Lucio Battisti e Mogol, un patrimonio di emozioni che il vulcanico Gianmarco Carroccia continua a custodire e a raccontare attraverso la sua voce e la sua sensibilità artistica.

Ieri sera, al Teatro “Francesco Cilea” di Reggio Calabria, il suo “Emozioni Acoustic” ha rinnovato la magia di un viaggio musicale che unisce ricordi, sentimenti e nuove scoperte. Prima di salire sul palco, abbiamo incontrato l’artista per farci raccontare le emozioni che accompagnano ogni concerto, il legame profondo con questo repertorio intramontabile e la gioia di vedere sempre più giovani avvicinarsi a canzoni che continuano a non avere età.

La serata reggina rappresenta la seconda tappa del tour, prodotto da Inside Production con il management di Giuseppe Costantino Lentini: un percorso in cui la musica diventa un filo invisibile capace di unire epoche e generazioni, riportando al centro ciò che conta davvero, la capacità di emozionarsi.

Gianmarco, torni a Reggio Calabria con un tour che ti impegnerà sino al 2027. Racconti le emozioni ma la tua qual è prima di andare in scena?

“Ho scelto questo titolo non tanto per la canzone, quanto per le sensazioni che proviamo ogni volta che saliamo su un palco e iniziamo a eseguire questi brani. L’auspicio è quello di riuscire a trasferire le stesse emozioni a chi ci ascolta, regalando al pubblico qualcosa di speciale”.

Il tuo percorso artistico è stato caratterizzato anche da esperienze formative importanti. Che cosa ricordi di quel periodo e come è nato il tuo rapporto con la musica di Battisti e Mogol?

“È stata un’esperienza molto costruttiva, che mi ha insegnato soprattutto a valutare oggettivamente il mio lavoro. Quello che faccio oggi è nato molto gradualmente, devo dire anche per caso. Avevo immaginato la mia vita lavorativa in maniera completamente diversa, poi il pubblico è cresciuto sempre di più e mi ha permesso di fare questo. Sono stato molto fortunato e allo stesso tempo, grato di poter condividere con gli spettatori questa esperienza coinvolgente”.

Il talento, ma anche la somiglianza con Lucio Battisti, sono aspetti che colpiscono molto il pubblico. Ti fa piacere quando qualcuno, guardandoti sul palco, ha la sensazione di rivedere proprio lui?

“La cosa a cui tengo particolarmente non è tanto ciò che può cogliere uno sguardo, quanto quello che riesce ad arrivare al cuore di chi mi ascolta. Cerco di trasmettere qualcosa di bello e, soprattutto, di lasciare un bel ricordo a chi viene a vedere i nostri concerti. È questo l’aspetto che considero più importante”.

Che cosa regali al pubblico reggino con questo viaggio musicale? E c’è una canzone che, più delle altre, riesce ad emozionarti ogni volta che la interpreti?

“Sono tutte molto belle. Questa sera siamo sul palco con una formazione acustica, sulla quale ho investito molto nell’ultimo anno. È stata una scelta vincente: abbiamo avuto l’opportunità di esibirci in tante location storiche, come il Tempio di Segesta, in Sicilia, Villa Adriana a Tivoli, vicino Roma, e il Castello di Scarlino, in provincia di Grosseto. È una formazione che si presta molto a questi luoghi e crea un’atmosfera intima con chi viene ad ascoltarci. Per quanto riguarda le canzoni, amo particolarmente il periodo dei primi anni Settanta. Il mio canto libero e I giardini di marzo sono brani che adoro interpretare, senza nulla togliere a tutte le altre canzoni”.

Una delle caratteristiche dei tuoi concerti è la capacità di coinvolgere un pubblico eterogeneo, composto non soltanto da adulti, ma anche da tanti giovani. Quale messaggio vuoi trasmettere alle nuove generazioni?

“Sono molto felice di questo cambiamento. Quando ho iniziato, diversi anni fa, il pubblico era prevalentemente adulto e i giovani rappresentavano circa il 5 per cento. Negli ultimi tre anni, invece, siamo arrivati a un pubblico composto per il 50 per cento da giovani e per il 50 per cento da adulti. È una cosa molto bella, perché in qualche modo stiamo sensibilizzando anche le nuove generazioni ad amare queste canzoni. È importante che questo patrimonio musicale continui a vivere e a essere scoperto anche da chi non ha vissuto direttamente quegli anni”.

Tornerai a Reggio Calabria? E che cosa rappresenta per te esibirsi nuovamente in questa città?

“Per il momento non c’è una data già definita, ma spero di tornare. Credo che in estate possa ricapitare l’occasione di essere da queste parti. Sarebbe bello anche organizzare un concerto in una piazza all’aperto, magari nella prossima stagione. Sono molto felice di essere qui, perché Reggio Calabria è una bellissima città. In questi ultimi anni ho fatto tanti concerti in Calabria e conservo sempre ricordi molto belli, soprattutto grazie alle persone, che sono davvero squisite. Sono sicuro che anche questa sera non sarà da meno”.

Gianmarco Carroccia arriva così al pubblico del teatro “Francesco Cilea” con un progetto che va oltre la semplice interpretazione musicale: “Emozioni Acoustic” è un incontro tra generazioni, un omaggio alle canzoni di Battisti e Mogol e un invito a riscoprire melodie che continuano a parlare al cuore, anche a distanza di decenni.

 

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