Forte Siacci: l’appello per salvare la memoria
La lettera al sindaco di Campo Calabro per chiedere chiarezza sugli interventi e la tutela del patrimonio storico di Forte Siacci
Da qualche settimana il Forte Siacci di Campo Calabro, una delle ventuno fortificazioni Ottocentesche dello Stretto, è balzato agli onori delle cronache per la cancellazione di alcune pitture dai soffitti degli ambienti degli alloggi ufficiali.
Ho deciso di scrivere questa lettera, che allego integralmente, al sindaco del comune di Campo e di consegnarla alla redazione di CULT, da subito sensibile e vicina in questa battaglia volta a far luce sui fatti che hanno portato alla rimozione di parte del nostro passato:
“Gentilissimo sindaco,
Dott. Rocco Alessandro Repaci,
sono Domenico Guarna, giornalista e guida escursionistica, da qualche anno impegnato nello studio e nella ricerca sul sistema fortificato dello Stretto, soprattutto per il periodo storico che va dall’800 fino al secondo conflitto mondiale.
Durante una recente visita al complesso del Forte Siacci, finalizzata ad attività di ricerca sui graffiti, numerosi come sa presso l’imponente fortificazione, ho costatato, con enorme stupore, che le pitture che abbellivano i soffitti di parte degli alloggi degli ufficiali non sono più visibili, hanno lasciato spazio ad un’anonima colorazione bianca che peraltro già presenta vistosi segni di umidità. Questa missiva è finalizzata a sottoporle alcuni punti che aiuteranno lo scrivente, e non solo, credo, a fare chiarezza su questa vicenda che sono sicuro lascia l’amaro in bocca anche a Lei. Perché si è deciso di rimuovere parte significativa della storia del luogo? Chi ha deciso e sulla base di quale progetto? Non crede anche lei che sia utile preservare, sulla base di criteri scientifici, la memoria di quel posto straordinario?
Non crede anche Lei che alcuni ultimi recenti interventi stiano privando il Forte Siacci di elementi essenziali a salvaguardare la memoria di quel posto da tramandare a chi verrà dopo di noi (mi riferisco alle pitture, alle porte, alle finestre, alla pavimentazione e in alcuni casi agli intonaci con quel che riportano sopra)?
Quali motivazioni hanno spinto i tecnici a perpetrare questa azione che priva il Siacci di una delle sue caratteristiche e le generazioni future di un pezzo di storia? L’azione in oggetto ha ricevuto i pareri della competente soprintendenza?
Ho avuto modo di apprezzare la sua attenzione verso questi temi già da quella intervista che le feci nel 2020, nella quale mi spiegò qual era l’idea che la sua amministrazione voleva attuare per far diventare Forte Siacci un luogo di memoria per la collettività di Campo Calabro e non solo.
Non crede che tutto questo possa essere qualche grado oltre la rotta originaria tracciata?
Non le nascondo che ancora oggi stento a crederci e per questo le chiedo attraverso questa lettera, che a breve diverrà pubblica, un momento di chiarezza su questa vicenda della quale francamente avremmo fatto tutti volentieri a meno.
Sine ira et studio,
Cordialità”
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