Fossili e miti, il viaggio dalla Grecia alla Calabria

Alla Biblioteca De Nava, ieri Antonella Cinzia Marra ha raccontato il rapporto tra fossili, miti e territorio nell’incontro del CIS dedicato alla mitogenesi dalla Grecia alla Magna Grecia

Incontro CIS De Nava

Un viaggio nel tempo, dalle terre della Grecia alla Magna Grecia, seguendo le tracce lasciate dai fossili e le storie nate attorno alla loro scoperta. È stato questo il filo conduttore dell’incontro “Mitogenesi e Paleontologia dalla Grecia alla Magna Graecia”, promosso ieri martedì 29 settembre 2026 nella sala conferenze della Biblioteca Comunale “P. De Nava” dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria (CIS) insieme alla Biblioteca, con il patrocinio del Comune di Reggio Calabria.

L’incontro è stato coordinato da Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria, e si è aperto con i saluti della Biblioteca “P. De Nava”, guidata dall’architetto Daniela Neri. Protagonista della relazione è stata Antonella Cinzia Marra, professore associato di Paleontologia presso il Dipartimento di Scienze Matematiche e Informatiche, Scienze Fisiche e Scienze della Terra (MIFT) dell’Università degli Studi di Messina.

Attraverso le videoproiezioni, la professoressa Marra ha proposto una lettura interdisciplinare della mitogenesi, cioè della nascita del mito, mettendo in relazione l’osservazione della natura, i reperti fossili e la costruzione dell’immaginario delle popolazioni antiche.

Il territorio come chiave di lettura

La serata ha offerto l’occasione per riflettere su un rapporto antico tra natura, territorio e racconto. Resti di grandi animali preistorici, formazioni geologiche e fenomeni naturali possono infatti essere stati interpretati, in epoche prive delle conoscenze paleontologiche moderne, attraverso categorie mitologiche e leggendarie.

È una prospettiva che Marra ha approfondito anche nell’intervista a CULT, partendo da alcuni esempi particolarmente suggestivi.

Tra questi il Samotherium, una giraffa dal collo corto vissuta milioni di anni fa, i cui resti sono stati individuati anche nell’entroterra di Tropea. Il nome stesso dell’animale, legato a Samo, ha offerto alla studiosa lo spunto per mettere idealmente in relazione la Calabria con la Grecia e con la Magna Grecia.

«Quello che mi ha colpito – ha spiegato Marra nell’intervista – è questa stranezza: trovare il Samotherium vicino a Vibo Valentia, l’antica Ipponion, creando un ponte ideale tra Grecia e Magna Grecia».

Un altro esempio richiamato dalla paleontologa è quello di Polifemo, tradizionalmente associato ai crani degli elefanti fossili ritrovati nelle grotte della Sicilia. Il grande foro centrale presente nel cranio dell’elefante, destinato al passaggio delle strutture anatomiche della proboscide, poteva infatti apparire agli occhi degli antichi come l’orbita di un unico enorme occhio.

Marra ha però sottolineato che il rapporto tra fossili e mito non può essere considerato in modo automatico. Le figure monocole della mitologia greca, infatti, sono precedenti alla colonizzazione greca della Sicilia: i reperti fossili potrebbero dunque avere contribuito a una successiva identificazione o rilettura di una tradizione mitologica già esistente.

Nell’intervista, la docente ha ricordato i racconti storici relativi al ritrovamento di “teschi di giganti” nell’area reggina, collegandoli alla possibilità che si trattasse di resti di elefanti fossili, come quelli segnalati a Spirito Santo e Mosorrofa e quelli più noti di Archi, conservati al MArRC.

Non tutti i rapporti tra geologia e immaginario, tuttavia, sfociano nella mitologia. Marra ha ricordato anche il caso delle cosiddette “petre spara”, fossili presenti nell’area del Monte Poro che, gettati nel fuoco, producono scoppi e fiammate. Una tradizione popolare che mostra come i reperti naturali possano entrare nel folklore anche senza trasformarsi in un vero e proprio mito.

Il mito come incontro tra discipline

Nel corso dell’evento, Loreley Rosita Borruto ha ricondotto l’appuntamento alla più ampia esperienza del “Mediterraneo Reghion Mito Festival”, progetto del CIS dedicato al mito e alle sue molteplici connessioni con i diversi ambiti della cultura.

«Il mito è presente in tutte le discipline», ha sottolineato Borruto, ricordando la rete di collaborazioni costruita intorno al progetto e il coinvolgimento di numerose istituzioni e realtà culturali, tra cui, oltre alla stessa Biblioteca Comunale De Nava, anche: Comune di Reggio Calabria, Città Metropolitana di Reggio Calabria, Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, Università Mediterranea di Reggio Calabria, Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, Conservatorio di Musica “Francesco Cilea”, Planetario Pythagoras, Touring Club Italiano e Italia Nostra.

Un progetto che guarda inoltre oltre i confini cittadini e regionali, coinvolgendo docenti universitari, studiosi e realtà culturali italiane e internazionali.

Una serata nata dalla curiosità

Prima di lasciare la parola alla relatrice, Borruto ha ringraziato la Biblioteca “P. De Nava”, il Comune di Reggio Calabria, il pubblico e quanti contribuiscono alle attività del CIS, sottolineando l’importanza di creare occasioni capaci di mettere in dialogo discipline diverse e ricordando anche l’appuntamento di oggi pomeriggio al MArRC, sempre nell’ambito del Mito Festival, con la conferenza “Rhegion: le Divinità, i Culti, i Santuari”. 

Marra, dal canto suo, ha affidato l’avvio della sua relazione a un ricordo personale. La presenza in sala di un giovanissimo Marco, le ha fatto tornare alla mente gli incontri culturali ai quali partecipava da ragazzina. Da quel ricordo è nata una riflessione sul valore stesso della divulgazione: «Basta un titolo, qualcosa che accolga le persone, per accendere curiosità».

Ed è proprio la curiosità il filo che ha accompagnato l’incontro alla De Nava: la curiosità di osservare un fossile, di interrogarsi su un paesaggio, di capire come un reperto possa trasformarsi in racconto. Un percorso nel quale la paleontologia non rimane confinata alla ricostruzione del passato naturale, ma diventa anche una porta d’accesso alla storia culturale dei territori e al modo in cui, nel tempo, gli esseri umani hanno cercato di dare un significato a ciò che vedevano.

About Marina Crisafi
Marina Crisafi è direttrice responsabile di CULT and Social e di Dike Giuridica Editrice, e giornalista per Il Sole 24 Ore. Laureata in Scienze Politiche all'Università degli Studi di Messina, vive e scrive da Reggio Calabria, con un focus su cultura, società e territorio calabrese.
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