Jensen: «La mia musica nasce da quello che vivo»
Intervista al cantante dominicano-statunitense, rivelazione nel mondo della bachata, che ieri sera si è esibito al Limoneto di Catona, tra musica, percorsi e progetti artistici futuri
Ieri sera il Limoneto di Catona, a Reggio Calabria, ha ospitato il concerto di Jensen Hasir, conosciuto artisticamente come Jensen, cantante dominicano-statunitense, vera rivelazione della bachata contemporanea per il suo stile e le sue interpretazioni. Nel corso della serata, l’artista ha ripercorso dal vivo alcuni dei suoi brani più amati, coinvolgendo il pubblico, che ha accompagnato con la propria voce i ritornelli più conosciuti.
Tra i protagonisti della nuova generazione della bachata moderna e sensual, l’artista vive tra Boston e New York, negli Stati Uniti, e ha costruito la propria identità musicale intrecciando la tradizione della Repubblica Dominicana con sonorità contemporanee. Da Lejanía a Frío, fino al nuovo singolo Descuidado, la sua scrittura si nutre di esperienze personali, relazioni e distanze, trasformate in melodie capaci di raggiungere un pubblico internazionale.
A margine del concerto, Jensen ha raccontato a Cult la propria visione della musica, le influenze che hanno contribuito a definirne lo stile, il percorso da autore e interprete e le emozioni dietro le sue canzoni.
Oggi vivi tra Boston e New York, ma le tue radici affondano nella Repubblica Dominicana. Quanto questo ha influenzato la tua identità musicale?
«La Repubblica Dominicana ha influenzato profondamente il mio sound e la persona che sono. Sono cresciuto immerso in quella cultura e ho vissuto lì una parte della mia vita, prima di trasferirmi negli Stati Uniti a 16 anni. Sono cresciuto ascoltando merengue, bachata, salsa e tutta la musica che fa parte della tradizione dell’isola. È un’influenza molto forte, che porto con me in tutto quello che faccio».
Hai conquistato il pubblico internazionale con brani come Frío Remix, Limbo e Un Trago Una Bachata. Qual è la canzone che senti più vicina alla tua storia personale?
«Direi Lejanía. Quando l’ho scritta stavano succedendo molte cose nella mia vita e intorno a me. Anche alcuni miei amici stavano attraversando situazioni simili nello stesso periodo. Per questo sento che quella canzone mi rappresenta particolarmente.
Sono molto legato anche a Frío, che ho scritto insieme a Miki Den e Ronnie Day. In quel periodo stavo attraversando una separazione e il brano mi ha toccato profondamente. Sono due canzoni nelle quali riconosco una parte importante della mia storia».
Oltre a essere un interprete, sei anche un autore che ha collaborato alla scrittura di brani per artisti come Don Omar, Farruko e Nacho. Cosa cambia, per te, quando scrivi una canzone per un altro artista rispetto a quando racconti le tue emozioni attraverso la tua voce?
«Sono due esperienze diverse, ma mi piacciono entrambe. Quando scrivo, mi piace il processo creativo: lavorare sulle parole, sviluppare un’idea e vedere come prende forma una canzone. Quando invece interpreto un brano davanti al pubblico, provo qualcosa di differente, perché entro in contatto direttamente con le persone e con le loro emozioni.
Mi piace sia il percorso che porta alla nascita di una canzone sia il momento in cui quella musica arriva agli ascoltatori. Sono due aspetti del mio lavoro che considero importanti».
Con il nuovo singolo Descuidado racconti il rimorso, gli errori commessi in amore e il desiderio di una seconda possibilità. Quanto c’è di personale in questa storia?
«Le mie canzoni sono tutte personali. Scrivo i miei brani e parto da esperienze reali, anche se a volte aggiungo un po’ di finzione per rendere la storia più interessante. Ma, nella maggior parte dei casi, quello che racconto nasce da qualcosa che ho vissuto.
Descuidado è legata soprattutto alla difficoltà di trovare il tempo per stare con le persone che amo. In questo periodo lavoro molto e non riesco a vedere la mia famiglia quanto vorrei. Alcuni miei familiari vivono a Boston, mentre mio padre e un’altra parte della mia famiglia sono tornati nella Repubblica Dominicana.
Questo brano nasce proprio da questa sensazione: a volte siamo così impegnati a lavorare che rischiamo di trascurare le persone importanti. È un tema che sento vicino alla mia vita in questo momento».
È la tua prima volta a Reggio Calabria. Come stai vivendo questo incontro con il pubblico calabrese?
«Mi sento benissimo. Sono felice e grato di essere qui. Per me è un sogno poter portare le mie canzoni fino a Reggio Calabria, per condividerle con persone che magari le hanno ascoltate tante volte ma che adesso possono viverle insieme a me dal vivo.
Sono nel mezzo di un tour e sto scoprendo tante città. Dopo Reggio Calabria andrò a Udine, poi a Torino e successivamente in Spagna. È un viaggio intenso, con molti appuntamenti, ma sono felice di poter incontrare pubblici diversi e portare la mia musica in tanti luoghi».
La bachata sensual è ormai un fenomeno internazionale, capace di unire persone e culture diverse anche attraverso il ballo. Quale messaggio ti piacerebbe che il pubblico portasse con sé dopo averti ascoltato?
«Vorrei che le persone sentissero la musica e riuscissero a connettersi con le canzoni. Per me è importante poter condividere dal vivo quello che scrivo, perché ogni brano nasce da un’emozione o da una storia. Il fatto che persone di culture diverse possano ascoltarlo, ballarlo e riconoscersi in quelle parole è qualcosa di speciale.
Mi sento fortunato a poter vivere questa esperienza. Spero che il pubblico possa portare con sé le emozioni vissute durante il concerto».
Guardando al futuro, quali sono i tuoi prossimi progetti?
«Ci sarà un album in uscita a febbraio del prossimo anno, con tante canzoni. Devo lavorare in studio ad altri due brani, quindi non vedo l’ora di iniziare.
Inoltre, questo mese è prevista l’uscita di una nuova canzone. Ci sono molte cose in arrivo e sono entusiasta di continuare a lavorare alla mia musica».
Dal palco del Limoneto al lavoro in studio, Jensen continua così a costruire un percorso nel quale la dimensione internazionale non cancella il legame con le proprie origini. Le sue canzoni nascono da storie personali, ma trovano una nuova vita quando vengono condivise con il pubblico: nelle voci che le accompagnano, nei passi di chi le balla e nelle emozioni che riescono a suscitare anche lontano dalla Repubblica Dominicana.