Riccardo Cocciante: la luce della musica al Roccella Summer Festival
Riccardo Cocciante incanta il Roccella Summer Festival con voce, pianoforte e canzoni che attraversano ottant’anni di vita, emozioni e memoria
Un uomo vestito di bianco su un grande palco, otto decenni della sua vita a regalare emozioni con la sua voce e la sua musica. Non ha bisogno di artifizi tecnici e digitali, ha dentro di sé il dono della composizione musicale, la voglia di cercare nuove sfide. Questo inizio notte d’agosto ha qualcosa di speciale, ti cattura tra migliaia di persone, insieme a cantare, a rivivere frame della propria vita, con una platea di boomers che hanno vissuto gli anni più belli di un’Italia che attraversava gli anni ’60, ’70 e ’80 fino a tuffarsi nel nuovo secolo.
“Io… Riccardo Cocciante” diventa un rito come la comunicazione collettiva di Durkheim, in cui la gente si unisce sulla linea immaginaria e reale delle canzoni. Cosa sono le canzoni? Sono i nostri pezzi di vita sparsi, sono i nostri legami con i sentimenti, sono i silenzi di parole che diventano ascolto.
Un uomo vestito di bianco è lì sul palco, dialoga con il pubblico, si accartoccia sul pianoforte e, come in un atto d’amore, si inchina sulla tastiera, quasi come a possederla e, con dolcezza e rabbia, canta “Era già tutto previsto”, con un’escalation di voce che sembra appartenere a mondi lontani.
Il pubblico è un tappeto di ombre e i colori degli schermi dei telefonini che catturano il momento sembrano tanti tulipani rossi di un immaginario tappeto, su cui si muovono i passi delle canzoni. Il silenzio, la musica, l’entusiasmo e gli applausi fermano il tempo.
Un continuo dialogo con il pubblico tra una canzone e l’altra è il filo conduttore di ottanta anni di vita, ricordando i suoi parolieri, da Gaio Chiocchio a Marco Luberti, da Mogol a Pasquale Panella, fino a Luc Plamondon, autore dei testi di Notre Dame de Paris.
In questa notte danzano i ricordi e Riccardo Cocciante, seduto al pianoforte, ha un pensiero per Rino Gaetano, raccontando di quando si scambiarono le canzoni “Aida” e “A mano a mano”, rendendola eterna e diversa e personalizzata. La versione originale si veste di voce, pianoforte e finale con fisarmonica, che restituisce la bellezza della composizione musicale.
Le ore passano, tra standing ovation e performance continua senza un momento di pausa per bere un bicchiere d’acqua. Misteri della musica, magie della vita.
Trenta canzoni tra i maggiori successi e “Ho venti anni con te” dal suo ultimo album. Un suono essenziale, molto groove con accenni rock e blues, con una band di grandi musicisti e quattro coristi.
Non si può raccontare l’interazione nei concerti, dove ognuno è solo con i suoi pesi emozionali delle canzoni, ma diventa l’insieme in migliaia di viaggiatori sul treno dell’esecuzione live.
La variabile del tempo arriva al nuovo giorno, una notte d’agosto si riempie di Bellezza, di musica vera, di voce roca e intensa, in uno scenario di un luogo del Sud, Roccella e il suo Summer Festival, che potrebbe essere in ogni parte del mondo.
Esiste sempre un inizio e una fine e l’ultimo applauso è per un piccolo uomo vestito di bianco, che vuole al suo fianco, nel saluto finale, i musicisti e i tecnici per lasciare sospesa una storia di ottanta anni di vita.
È proprio vero: “Grazie per questa luce che ci illumina d’amore”, il saluto di Riccardo Cocciante è una stilettata sui pensieri della funzione sociale della musica.
Notte d’agosto, che svolta l’angolo per il viaggio verso l’alba e noi trasportati nel tempo.
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