Umberto Giampà: «Nel mio lavoro c’è sempre Reggio Calabria»
Il fumettista Umberto Giampà racconta a CULT il suo percorso nel mondo del fumetto, da Roma alla Francia, da inchiostratore a disegnatore e autore di Orcs et Gobelins
Dal percorso iniziato a Roma alla collaborazione con l’editoria francese, dal lavoro di inchiostratore a quello di disegnatore: Umberto Giampà è tornato nella sua città per parlare di fumetto, illustrazione e del percorso professionale che lo ha portato a lavorare con editori internazionali. Illustratore, fumettista e caricaturista reggino, è stato l’ospite eccellente ieri della serata inaugurale della prima edizione di BLUcomics, il progetto dedicato al fumetto e all’illustrazione promosso negli spazi del Medinblu di Reggio Calabria nell’ambito di Contenitore di idee per la direzione artistica di Simona Treccosti. Nella conversazione con CULT, Giampà ha attraversato diverse tappe della sua esperienza professionale e creativa, il cambiamento del proprio approccio al fumetto e il lavoro realizzato per l’editoria francese, la serie fantasy Orcs et Gobelins. Ma soprattutto è tornato sul suo legame con Reggio Calabria, città nella quale è nato e che, come racconta, continua a essere presente nel suo immaginario e nelle sue opere.
Dalla «stirpe di Marte» agli editori internazionali: com’è cambiato il tuo modo di intendere il fumetto?
«Assolutamente è cambiato molto, perché c’è stata una crescita. Quando si comincia, sia mentalmente sia soprattutto artisticamente, si va nettamente oltre quello che si poteva essere all’inizio. È cambiato il mio approccio al disegno ed è cambiato il mio approccio alla narrazione fumettistica, che è altrettanto importante. Si è affinato lo stile, che si è anche adattato ai diversi tipi di editori, perché lavorare per l’Italia è una cosa, lavorare per l’America è un’altra, lavorare per la Francia è ancora un’altra».
Nel tuo stile hai indicato come elementi importanti il dinamismo e lo studio dell’anatomia. Quanto contano nella costruzione dei personaggi e nella narrazione?
«Io adoro disegnare i personaggi. Per me sono la cosa più importante all’interno della storia del fumetto. Sfondi, dialoghi, sono tutti funzionali all’interazione dei personaggi. Se i personaggi sono disegnati bene, con determinate espressioni che ti fanno capire, senza neanche i testi, quello che vogliono dire e quello che vogliono esprimere, allora già quella è una conquista importantissima».
Hai attraversato diversi generi, dall’horror al fantasy. C’è un genere verso il quale ti senti maggiormente proiettato e che ancora ti manca?
«Grosso modo, visto che ne ho sperimentati tanti, sono riuscito ad adattarmi un po’ a tutti gli stili. Mi piace moltissimo il fantasy, che sto disegnando attualmente e, paradossalmente, essendo cresciuto con i fumetti di supereroi, uno dei pochissimi generi che ancora non ho disegnato è proprio quello dei supereroi. E quindi mi farebbe piacere».
Orcs et Gobelins è la tua quarta collaborazione con la Francia.
«Sì. Questo volume di Orcs & Gobelins è la mia quarta collaborazione con la Francia e attualmente è in atto la quinta, il quinto volume. Ho iniziato a lavorare con la Francia cinque-sei anni fa. Ho cominciato da inchiostratore. Le matite, i disegni a matita, li faceva un collega e io li andavo a inchiostrare. Oggi sono passato ad essere disegnatore in toto, quindi matite e chine».
Sei tornato qui nella tua città, per raccontare il tuo lavoro. Quanto c’è di Reggio nel tuo immaginario e se dovessi raccontarla con un fumetto come sarebbe?
«Incredibilmente, quando ancora non ero disegnatore professionista, mi era capitata proprio l’occasione di iniziare un fumetto basato sulla storia di Reggio, sulla nascita, proprio sulla leggenda della fondazione. Un progetto che purtroppo alla fine non è andato a buon fine a livello di pubblicazione. Reggio è la mia città e la adoro. Ci sono tante influenze, soprattutto quelle greche, che vado a mettere nei miei fumetti. Perché comunque, attualmente sto disegnando il mitologico e il fantasy, come genere, ed è tutto intriso delle nostre origini. Quindi la mia città c’è dentro a tutto il mio lavoro.
Quel fumetto oggi lo conservo ancora ma è incompleto e ormai quello stile è abbandonato. Stiamo parlando, del resto, di almeno 25-30 anni fa. Però, in effetti, sarebbe bello riprovarci».
Hai dei progetti in lavorazione per Soleil e Black Box?
«Per entrambe le case editrici. Per Black Box sto disegnando in maniera più lenta, perché sto lavorando principalmente con la Francia, quindi per Soleil. Sto facendo un nuovo volume, questa volta sulla testata Nani, perché il mondo fantasy che è attualmente in pubblicazione consta di varie testate, tutte specifiche di una determinata creatura fantasy. Quindi ci sono Nani, Elfi, Orchi e Goblin e via dicendo. E sono passato grosso modo su tutte le testate».
Ci sono altri progetti che realizzerai a breve?
«Sì, assolutamente con la Francia, perché mi sto trovando benissimo sia da un punto di vista personale che artistico, perché mi sta aiutando a crescere ancora di più».
E in Italia?
«In Italia al momento no, non c’è nessun tipo di progetto. Ho cominciato a lavorare nel nostro Paese, ma poi sono passato automaticamente all’estero per tante ragioni che, purtroppo, vengono confermate anche adesso».