“Dio della polvere”, il coraggio di rompere il silenzio sugli abusi nella Chiesa
Si è tenuto ieri l'incontro dedicato agli abusi nella chiesa, tra giustizia, prevenzione e responsabilità, a partire dal romanzo "Dio della polvere" di Mariapia Veladiano - FOTO E VIDEO
Presso la Sala «Mons. Ferro» della Diocesi di Reggio Calabria-Bova si è svolto un incontro dedicato al tema degli abusi nella Chiesa, a partire dalla presentazione del romanzo Dio della polvere (Guanda) di Mariapia Veladiano, vincitrice del Premio Calvino e seconda classificata al Premio Strega nel 2011.
Il libro racconta la storia di Chiara, una fisioterapista che avvia un confronto diretto con il vescovo locale per chiedere verità e giustizia per una giovane vittima di violenze da parte di un sacerdote. Come sottolinea la stessa autrice, si tratta di un romanzo «aspro», sia per lo stile narrativo sia per la vicenda narrata: un abuso di potere che sfocia in una molestia sessuale e mette in luce la complessità delle responsabilità individuali e istituzionali.
A moderare l’incontro è stata Francesca Panuccio, avvocato e docente universitaria, che ha ripercorso il cammino legislativo avviato sotto il pontificato di Giovanni Paolo II e tuttora in evoluzione. Un percorso che testimonia l’impegno della Chiesa nel cercare risposte, rafforzare le misure di tutela e proteggere i minori dagli abusi.
L’iniziativa, promossa dal Servizio diocesano per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili, rappresentato da suor Maria Ausilia Chiellino, ha offerto un’occasione preziosa per affrontare il tema degli abusi sessuali, spirituali e psicologici all’interno della Chiesa cattolica.
L’obiettivo è contribuire a superare le resistenze culturali che ancora ostacolano il confronto sulla pedofilia e sulle violenze commesse ai danni di adulti in condizioni di fragilità, sensibilizzando ogni credente alla responsabilità personale e collettiva.
Al centro del confronto, la necessità di promuovere una cultura della prevenzione e della riparazione, fondata sull’ascolto delle vittime, sulla ricerca della verità e sull’assunzione delle responsabilità. Un impegno che richiede di affiancare alla dimensione spirituale quella della giustizia umana, affinché la tutela delle persone vulnerabili non resti soltanto un principio, ma si traduca in azioni concrete.