San Giuseppe in 3D: la rivoluzione dell’arte sacra entra in chiesa

A Palmi domani 29 ottobre sarà benedetta la statua di San Giuseppe con Gesù Bambino realizzata in stampa 3D dall'artista Cesare Fortebuono: un progetto che apre nuove prospettive per l'arte sacra

San Giuseppe 3D

La tradizione incontra la tecnologia e l’arte sacra si apre a nuove possibilità. È il percorso intrapreso da Cesare Fortebuono, architetto e artista reggino dalla formazione eclettica, che ha realizzato una statua monumentale di San Giuseppe con Gesù Bambino attraverso la stampa 3D. Alta 170 centimetri, l’opera sarà benedetta domani, giovedì 29 ottobre, alle ore 18, nella parrocchia Maria Santissima del Soccorso di Palmi, durante una celebrazione eucaristica presieduta da monsignor Giuseppe Alberti, vescovo della diocesi di Oppido Mamertina-Palmi. La cerimonia sarà anche l’occasione per la consegna delle canoniche parrocchiali, dopo i lavori di ristrutturazione.

Un appuntamento che segna una tappa significativa per il lavoro dell’artista e per la sperimentazione di nuove tecniche applicate alla produzione di immagini sacre. Si tratta della prima statua religiosa realizzata con questa tecnica a essere effettivamente donata e collocata all’interno di una chiesa.

Un progetto nato dalla fiducia della comunità

La statua è stata commissionata da un gruppo di circa 70 cittadini, costituitisi nel gruppo San Giuseppe, coordinato da Giovanni Calabria. Uomini legati alla parrocchia e alla vita religiosa della comunità, che hanno scelto di affidare a Fortebuono la realizzazione di un’immagine maschile particolarmente significativa per la loro devozione.

«Sono persone semplici, cittadini profondamente legati alla Chiesa, che hanno creduto nel mio lavoro e mi hanno dato fiducia», racconta l’artista. «Hanno voluto San Giuseppe perché sentivano il desiderio di una figura maschile importante, rappresentata con l’abito del vedovato. Per me è stato un incarico significativo, anche perché mi ha permesso di portare una tecnologia innovativa in un ambito in cui la tradizione ha un valore fondamentale».

La scultura raffigura San Giuseppe con Gesù Bambino e conserva i principali elementi dell’iconografia tradizionale. Il volto sereno del santo richiama la sua funzione di padre, custode e protettore della Sacra Famiglia; il Bambino Gesù, con il gesto di benedizione, evoca innocenza, speranza e amore. Tra i dettagli simbolici figura il giglio, tradizionalmente associato alla purezza e alla rettitudine di San Giuseppe. La composizione è completata da un basamento dall’aspetto lapideo, che conferisce solennità e stabilità all’insieme.

L’obiettivo è coniugare la forza evocativa dell’immagine religiosa con una modalità produttiva contemporanea, senza rinunciare alla cura dei particolari e alla rifinitura artigianale.

Dalla modellazione digitale alla finitura manuale

L’opera, alta 170 centimetri, spiega Fortebuono, è stata realizzata in PLA bianco, un materiale termoplastico utilizzato nella stampa 3D e ricavato, nelle formulazioni più comuni, da risorse di origine vegetale. Per il progetto è stato impiegato un materiale tecnico selezionato per le sue caratteristiche di resistenza e per la possibilità di ottenere una struttura leggera rispetto a molte sculture tradizionali.

Il procedimento ha richiesto diverse fasi. La statua è stata prima modellata digitalmente in tre dimensioni, quindi stampata in più blocchi, assemblati successivamente. Sono seguite la stuccatura, la levigatura e la finitura manuale, necessarie per uniformare le superfici e valorizzare i dettagli anatomici, i panneggi e gli elementi decorativi.

La verniciatura è stata affidata al pittore Antonino Nucifora, che ha curato la resa cromatica dell’opera.

«Non si tratta semplicemente di stampare una figura e considerare concluso il lavoro», precisa Fortebuono. «La tecnologia è soltanto una parte del processo. Dopo la modellazione e la stampa, occorre assemblare i diversi elementi, stuccarli, levigarli e rifinirli. La componente artigianale rimane essenziale: è quella che permette di trasformare un manufatto tecnologico in un’opera capace di inserirsi armoniosamente in uno spazio sacro».

La struttura modulare consente di suddividere la statua in parti più facilmente trasportabili, da assemblare in loco mediante sistemi di centraggio e allineamento. Una soluzione che può agevolare la movimentazione di opere di grandi dimensioni e le operazioni di installazione.

Il peso indicativo riportato nella scheda tecnica del progetto è compreso tra 35 e 45 chilogrammi, in funzione della densità e del materiale impiegato.

Una caratteristica che, precisa l’artista, potrebbe risultare particolarmente utile anche in occasione delle processioni religiose, quando la leggerezza della scultura può agevolare il trasporto.

Un artista tra architettura, moda e stampa 3D

La sperimentazione di Fortebuono nasce da un percorso professionale che attraversa discipline differenti. Reggino, laureato in architettura e in moda all’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, l’artista ha costruito nel tempo un’identità creativa capace di coniugare progettazione, manualità e ricerca sui materiali.

Accanto all’attività legata alla stampa tridimensionale, Fortebuono è anche fondatore di The Hat Master, brand attraverso il quale realizza cappelli artigianali in feltro di lana, coniglio e castoro. I copricapi sono modellati a mano con tecniche tradizionali che impiegano il vapore e vengono personalizzati su misura. Una passione personale trasformata in un’attività che ha raggiunto anche il mercato nordamericano.

Con 3D Mix Designer, la realtà fondata per sviluppare progetti di scansione, progettazione e stampa 3D, l’artista applica le potenzialità della modellazione digitale a settori differenti, dall’arte alla medicina.

La statua di San Giuseppe rappresenta un ulteriore sviluppo di questo percorso: una sperimentazione in cui competenze progettuali, strumenti digitali e lavorazione manuale si incontrano per dare forma a un’opera destinata alla devozione.

Arte sacra, sostenibilità e nuove possibilità

La leggerezza è uno dei vantaggi evidenziati da Fortebuono, ma non l’unico. L’impiego della stampa 3D potrebbe offrire nuove opportunità anche sul piano economico e nella realizzazione di elementi decorativi o sculture su commissione.

«Credo che questa metodologia possa trovare spazio anche nell’arte sacra», spiega. «Può consentire di realizzare nuove statue e, in determinate circostanze, offrire una soluzione alternativa per intervenire su opere danneggiate. Il vantaggio è poter progettare ogni elemento con precisione, contenere il peso e lavorare con materiali selezionati in funzione delle esigenze del progetto».

L’artista guarda anche alle possibili applicazioni nelle manifestazioni religiose: una statua più leggera, infatti, potrebbe rendere meno impegnative le operazioni di movimentazione durante le processioni, fermo restando che ogni soluzione deve essere valutata in base alla struttura, alla stabilità e alle condizioni effettive di utilizzo.

Il tema della sostenibilità si intreccia con quello della progettazione. Fortebuono sottolinea la possibilità di utilizzare materiali di origine vegetale e di recuperare scarti di lavorazione prodotti in laboratorio, quando le caratteristiche tecniche lo consentono. Il ricorso a materiali ecocompatibili e a processi più efficienti costituisce, nella sua visione, una delle direzioni da esplorare per rendere la produzione artistica più attenta all’impiego delle risorse.

Tra gli ambiti che rendono questo tipo di progettualità adatto per l’arte sacra, c’è anche il cosiddetto “reverse engineering”, racconta ancora Fortebuono, un procedimento che permette di ricostruire un modello digitale a partire dalla scansione tridimensionale di un oggetto esistente. «La scansione 3D può aiutare a riprodurre un elemento mancante, partendo dalle informazioni raccolte sull’oggetto originale», spiega. «In questo modo si possono studiare interventi su particolari architettonici e decorativi, come rosoni e capitelli, oppure realizzare copie destinate a specifiche esigenze».

La tradizione non si ferma, cambia forma

L’inaugurazione della statua di San Giuseppe con Gesù Bambino a Palmi porta così all’attenzione una domanda più ampia: quale spazio può trovare l’innovazione tecnologica nella produzione di opere destinate alla fede?

«La tecnologia può offrire nuove possibilità all’arte sacra, soprattutto quando permette di lavorare con maggiore precisione, ridurre il peso e progettare soluzioni adatte alle esigenze delle comunità», osserva l’artista. «Il punto non è sostituire la tradizione, ma mettere a disposizione strumenti diversi per continuare a creare opere che abbiano un significato spirituale e una qualità artistica».

La statua che sarà benedetta nella parrocchia Maria Santissima del Soccorso nasce proprio da questo incontro: una figura della tradizione cristiana realizzata con strumenti contemporanei e completata attraverso il lavoro artigianale. Un’opera che porta la tecnologia dentro uno spazio di preghiera e che, al di là della novità del procedimento, affida alla comunità il compito di riconoscerne il valore devozionale. Ed è così che la tradizione incontra davvero l’innovazione: cambiano gli strumenti, ma resta intatta la capacità dell’arte di parlare al cuore.

About Marina Crisafi
Marina Crisafi è direttrice responsabile di CULT and Social e di Dike Giuridica Editrice, e giornalista per Il Sole 24 Ore. Laureata in Scienze Politiche all'Università degli Studi di Messina, vive e scrive da Reggio Calabria, con un focus su cultura, società e territorio calabrese.
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