Facce da Bronzi, vince Adel tra mille risate al Cilea

Adel Ahmed vince l’undicesima edizione di Facce da Bronzi al Teatro Cilea di Reggio Calabria. Premi, ospiti e comicità ieri sera per la finalissima con Gennaro Calabrese, Rocco Barbaro, Pino e gli Anticorpi e Vincenzo Albano - FOTO

Facce da bronzi Foto Antonello Diano

Se per diventare comici bisogna avere la faccia di bronzo, Adel Ahmed è decisamente sulla strada giusta. È lui il vincitore dell’undicesima edizione di Facce da Bronzi, il festival della comicità che ieri sera, domenica 25 ottobre, ha trasformato il Teatro Francesco Cilea di Reggio Calabria in una grande festa di battute, personaggi e risate. Sul podio, al secondo posto Marco Lillo Di Biase e al terzo Maria Teresa Deligio, protagonisti di una finale che ha messo a confronto nuovi talenti e artisti affermati, con la conduzione scoppiettante di Gennaro Calabrese e gli interventi di Rocco Barbaro, Vincenzo Albano e Pino e gli Anticorpi. 

A conquistare la scena non è stata soltanto la competizione: tra imitazioni irriverenti, sketch surreali, battute sulla vita quotidiana e frecciate alla realtà contemporanea, il Cilea ha confermato che la comicità, quando funziona, sa far ridere e pensare.

Una finale tra talenti emergenti e grandi ospiti

Promosso e organizzato dall’associazione Calabria dietro le quinte APS, con la direzione artistica di Alessio Tagliento, il festival ha tagliato il traguardo dell’undicesima edizione confermando la propria vocazione nazionale. Il percorso di selezione ha attraversato diverse città italiane, tra cui Milano e Roma, coinvolgendo oltre trenta partecipanti provenienti da varie regioni.

Dopo la semifinale del 23 ottobre, condotta da Marco Mauro, la finalissima ha riunito i concorrenti che si sono distinti durante le selezioni. A contendersi il titolo sono stati Adel Ahmed, Maria Teresa Deligio, Marco Fontanarosa e Francesco Arno, arrivati in finale grazie ai voti della giuria tecnica, insieme a Emanuele Campasano e Marco Lillo Di Biase. 

Sei artisti, stili differenti e un unico obiettivo: conquistare il pubblico e convincere le giurie. A rendere ancora più ricco il programma, un parterre di ospiti che ha spaziato dalla comicità calabrese alla stand-up, passando per sketch e personaggi capaci di parlare a generazioni diverse.

Il festival, nato a Reggio Calabria nel 2013, continua così a promuovere la città attraverso una formula che unisce intrattenimento, ricerca di nuovi talenti e collaborazione con altre manifestazioni nazionali. Un percorso che, negli anni, ha portato Facce da Bronzi a stringere gemellaggi con realtà come Faenza Cabaret, il Premio Alberto Sordi e il Festival del Cabaret di Eboli, oltre ad altri appuntamenti dedicati alla comicità.

Giuseppe Mazzacuva: «Oltre trenta partecipanti da tutta Italia»

Per Giuseppe Mazzacuva, presidente dell’associazione Calabria dietro le quinte APS, l’undicesima edizione rappresenta un risultato importante, soprattutto per la capacità del festival di ripartire con energia dopo l’edizione del 2024.

«È stato un viaggio iniziato quest’estate e che ha toccato diverse città italiane, tra cui Milano e Roma. Per il Sud Italia abbiamo scelto Reggio Calabria. Abbiamo avuto oltre trenta partecipanti provenienti da diverse regioni: un’ottima risposta», ha spiegato.

Un percorso che ha portato sul palco del Cilea concorrenti emergenti e ospiti di rilievo, tra cui Pino e gli Anticorpi, Vincenzo Albano e Rocco Barbaro.

Secondo Mazzacuva, il legame con Reggio Calabria resta fondamentale: il nome stesso del festival richiama i Bronzi di Riace, reinterpretati attraverso l’ironia e il linguaggio della commedia. Un riferimento che affonda le radici nella storia della Grecia antica e nel rapporto tra tragedia e comicità.

«Il festival è ormai entrato nel circuito nazionale e ha avviato collaborazioni con altre manifestazioni importanti. Il nostro obiettivo è proseguire su questa strada, facendo della comicità il motore di un progetto culturale più ampio» ha affermato.

Non soltanto spettacolo, dunque, ma anche attenzione ai temi sociali e ambientali.

Mazzacuva ha ricordato come alcuni concorrenti abbiano affrontato attraverso le proprie performance questioni quali il razzismo e la disabilità, spesso a partire da esperienze personali.

Una sensibilità che quest’anno si è tradotta anche nell’introduzione del Premio Ambiente, destinato a valorizzare l’attenzione alla sostenibilità attraverso i contenuti comici o comportamenti ecologici.

Il percorso culturale proseguirà dal 27 al 30 ottobre al Castello Aragonese, dove sarà allestita la mostra Eco-Ambiente. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con il liceo artistico di Reggio Calabria e l’associazione Adexo, proporrà un percorso immersivo dedicato alle tecnologie, al riciclo e al riuso.

«Vogliamo continuare a portare comicità e momenti di spensieratezza nella città. Ringrazio tutti i ragazzi che hanno partecipato alle selezioni, da Roma a Milano fino a Reggio Calabria, e le istituzioni che in questi undici anni hanno creduto nel progetto», ha concluso Mazzacuva, auspicando una dodicesima edizione nel 2027.

Alessio Tagliento: «Ne mancano nove alla ventesima»

Se Mazzacuva guarda alla crescita del festival, il direttore artistico e autore di Zelig Alessio Tagliento pensa già al futuro. Non nasconde, infatti, l’ambizione di proseguire il percorso: «Sarebbe bello non concluderlo mai. Siamo arrivati all’undicesima edizione con tante speranze e qualche spavento lungo la strada. Ma, come dico ultimamente, ne mancano nove alla ventesima».

Una battuta che è anche una dichiarazione d’intenti: Facce da Bronzi vuole continuare a cercare nuovi talenti e a offrire loro un palcoscenico importante come quello del Cilea.

«La maggior parte di quelli che sono passati da qui ha vinto almeno uno dei premi. Non c’è un solo riconoscimento destinato a un unico vincitore: vengono valorizzate diverse categorie e una parte del lavoro degli artisti viene riconosciuta concretamente».

Secondo Tagliento, il festival ha anche il merito di fotografare l’evoluzione della comicità italiana. Dopo la pandemia, il web ha cambiato profondamente il modo di creare e proporre contenuti, modificando linguaggi, tempi e rapporto con il pubblico.

«Premiamo sia la comicità legata alla tradizione italiana del cabaret sia i nuovi comici più vicini alla stand-up, con un’impostazione di matrice anglosassone. Il bello è andarli a cercare nelle diverse province, pubblicare un bando, chiedere un video e scoprire chi c’è dietro».

Un lavoro di scouting che non serve soltanto a selezionare i finalisti, ma anche a capire come cambiano i gusti del pubblico e in quale direzione si muove la comicità contemporanea.

«Ricevere video, vedere persone nuove e ascoltare proposte diverse ci aiuta ad aggiornarci. È una parte fondamentale del festival. E non bisogna mai smettere di cercare».

Gennaro Calabrese: «Meglio parlare di artisti che di concorrenti»

A tenere le redini della serata è stato Gennaro Calabrese, che ha trasformato la conduzione in uno spettacolo nello spettacolo, alternando imitazioni, improvvisazioni e incursioni nell’attualità.

Dai saluti istituzionali del sindaco Cannizzaro, con tanto di fascia improvvisata, alle voci di Cristiano Malgioglio, Corona, Sigfrido Ranucci, Occhiuto, Maria De Filippi e del procuratore Gratteri, il comico ha attraversato personaggi e situazioni con la consueta ironia. Non potevano mancare i riferimenti alla geografia sentimentale e religiosa di Reggio Calabria, con i santi protettori dei diversi quartieri — da San Giorgio Extra a San Giorgio al Corso, da San Brunello a Sant’Antonio, Santa Caterina, San Sperato, Sambatello, Spirito Santo e San Cristoforo — e l’immancabile manuale di sopravvivenza cittadina, Curnutu tu e cu non tu rici, una sorta di guida alla «difesa personale» in salsa reggina, sempre imitando il primo cittadino.

Tra una battuta e l’altra, Calabrese ha presentato la giuria tecnica, la giuria critica giornalistica e quella dei bambini, ricordando anche il ruolo del pubblico, chiamato a votare attraverso WhatsApp. Ma dietro il ritmo comico e le continue incursioni nei personaggi, non è mancato il riconoscimento per il lavoro degli organizzatori.

Calabrese ha elogiato l’associazione Calabria dietro le quinte per essere riuscita a portare la manifestazione all’undicesima edizione, in un territorio dove non sempre è facile dare continuità ai progetti culturali. «È importante che iniziative come questa riescano ad andare avanti», il senso del suo intervento, accompagnato dall’apprezzamento per la qualità degli artisti in gara. Perché, come ha ricordato, la comicità non è un’invenzione di oggi: affonda le sue radici già nella cultura greca e latina e continua a essere un modo prezioso per raccontare la società, smontarne le contraddizioni e, quando serve, riderci sopra.

E alla domanda se, per una sera, avrebbe rinunciato al suo stile per diventare un presentatore serio, ha risposto senza esitazioni: «Io faccio il conduttore, mica il rappresentante di pompe funebri! Sono un artista, un comico prestato alla conduzione e non mi snaturerò».

Promessa mantenuta.

Rocco Barbaro e l’appello al Cilea: «Vorrei portare qui il mio repertorio»

Tra gli ospiti più attesi, Rocco Barbaro ha portato sul palco la sua comicità legata al territorio, tra osservazioni sulla vita reggina e battute capaci di trasformare piccoli problemi quotidiani in materiale da spettacolo.

«Sono molto contento di essere ospite di questa manifestazione, che negli anni è cresciuta ed è diventata davvero ben organizzata. Mi complimento con Mazzacuva e con tutti i ragazzi di Calabria dietro le quinte», ha dichiarato.

Il rapporto con il Teatro Cilea, però, resta quello di un amore artistico ancora in attesa di coronamento. «Sono sempre felice di essere qui. Il mio sogno sarebbe portare al Cilea il mio repertorio per due o tre ore. Ma ancora non succede».

Da qui l’appello, lanciato con ironia, affinché il teatro reggino ospiti finalmente uno spettacolo tutto suo!

Per la serata, Barbaro ha scelto un intervento tra la comicità sulla «malanova», una canzone dedicata alla cronica difficoltà di trovare parcheggio a Reggio Calabria e una rilettura in chiave personale di Vecchio frac di Domenico Modugno.

Nel mirino, naturalmente, anche l’abitudine di prendere l’automobile per ogni spostamento, quando magari si potrebbe lasciare la macchina e concedersi una passeggiata. Un tema che, nella città dello Stretto, offre materiale comico praticamente inesauribile e che finisce per far vedere non di buon occhio chi cammina a piedi come lui.

Barbaro ha poi elogiato il livello dei partecipanti e la cura dell’organizzazione: «Questo concorso è cresciuto tantissimo ed è diventato un vero talent scout per i nuovi comici. È bello che succeda a Reggio, dove c’è bisogno di far emergere l’ironia e l’autoironia, anche per cambiare un po’ certe mentalità».

Vincenzo Albano: dal caldo estivo alle case al mare

Vincenzo Albano, comico pugliese già passato da Colorado a Zelig e protagonista anche di Fake Show, ha scherzato fin dall’inizio sulla propria posizione rispetto ai nuovi talenti.

Quando gli abbiamo fatto notare con ironia che, in una manifestazione dedicata alle nuove leve, avrebbe rappresentato il «vecchio», la risposta è arrivata immediata: «Beh dai, diciamo il maturo!».

Albano ha portato al Cilea un repertorio legato alla vita quotidiana, soprattutto a quella di chi vive al Nord ma torna al Sud durante l’estate, riscoprendo abitudini, difficoltà e contraddizioni del territorio, come «per esempio, trovare una casa al mare che può diventare un’impresa».

Nel suo intervento non sono mancati riferimenti ai figli, ai matrimoni estivi, al caldo, alle “tecniche” esilaranti per togliere la sabbia dai piedi, alle complicazioni della vita di coppia durante le vacanze.

Albano ha anche raccontato il proprio rapporto con il festival, al quale aveva già partecipato due anni fa come presentatore: «Quest’anno sono qui come ospite e mi sono divertito tantissimo. Il festival tratta ospiti e concorrenti allo stesso modo, rispetta le professionalità di chi è già affermato e di chi deve ancora farsi conoscere».

Un apprezzamento convinto, che l’artista ha voluto ribadire senza nascondersi dietro la cortesia di circostanza: «Non è piaggeria, ma sono complimenti sinceri».

Pino e gli Anticorpi: «In banca la comicità conta pochissimo»

A chiudere il ricco parterre degli ospiti sono stati Pino e gli Anticorpi, che hanno conquistato il pubblico con due sketch, uno dei quali portato anche sul palco del Festival di Sanremo nel 2016.

Alla domanda su come si diventi da bravi comici a grandi comici, la risposta è stata un piccolo manifesto di autoironia: «Dovete chiederlo a un comico bravo o a un grande comico».

E ai concorrenti in gara hanno lasciato un consiglio semplice, ma non privo di alternative: «Insistete, perché la chiave del successo è quella. Oppure passate alla zappa. Una delle due».

Il rapporto con il Teatro Cilea è stato celebrato con entusiasmo: «La location è bellissima, c’è una bellissima atmosfera. Il brivido in questo teatro è meraviglioso».

Poi la riflessione sulla funzione della comicità, affrontata con la consueta irriverenza. «In banca conta poco, pochissimo. Ho provato a chiedere prestiti dicendo che faccio ridere, ma non è servito».

La battuta ha lasciato spazio a un’osservazione più ampia: «Molti politici fanno i comici e ci tolgono il lavoro».

Eppure, proprio nei periodi più difficili, ridere resta una necessità. «Una sana risata ti aiuta a riallinearti con la realtà». Insomma, servono gli “anticorpi”: e loro, almeno sul palco, sanno bene come produrli.

I due artisti hanno poi dato vita a un divertente sketch ambientato in un ristorante, con uno chef alle prese con domande assurde di cucina internazionale. Dal kamut mai «vedut» alle zenzariere per difendersi dallo zenzero, passando per gli strozzapreti vietati in Vaticano e le trofie da cercare sui marciapiedi, il gioco linguistico si è trasformato in una sequenza di equivoci e paradossi.

A seguire, un pezzo di avanspettacolo ispirato a un meccanismo comico di Walter Chiari del 1958, riadattato per l’occasione, e l’equivoco tra una figlia chiamata Giulietta e un’automobile Alfa Romeo dello stesso nome.

Tutti i premi di Facce da Bronzi 2026

La finale ha assegnato riconoscimenti che hanno valorizzato aspetti diversi delle performance, dalla creatività all’efficacia del testo, fino al rapporto con il pubblico e alla sensibilità ambientale.

Il premio più prestigioso, dedicato al primo classificato, è stato intitolato a Dario Fo, nel centenario della nascita del grande attore, regista e autore. Un riconoscimento che ha dato ulteriore valore alla vittoria di Adel Ahmed.

Ecco tutti i premi assegnati nel corso della serata:

  • Premio Facce da Bronzi – 11ª edizione, intitolato a Dario Fo: primo classificato Adel Ahmed. Il premio è stato consegnato dalla consigliera regionale Daniela Iriti, che ha portato i saluti del presidente della Regione, Roberto Occhiuto.
  • Secondo classificato: Marco Lillo Di Biase. A consegnare il riconoscimento è stata Serena Mangano, consigliera comunale, che ha portato i saluti dell’amministrazione.
  • Terzo classificato: Maria Teresa Deligio. Il premio è stato consegnato da Rocco Barbaro.
  • Premio del pubblico: Maria Teresa Deligio. A consegnarlo è stato l’assessore comunale Demetrio Marino.
  • Premio della critica – Radio Touring 104: Maria Teresa Deligio. Il riconoscimento è stato consegnato da Santo Frascati, editore di Radio Touring 104.
  • Premio originalità – Reggio TV: Maria Teresa Deligio. A consegnarlo è stata Grazia Candido, di Reggio TV.
  • Premio miglior testo – Giacomo Battaglia: Emanuele Campasano. Il premio è stato consegnato da Angela Battaglia, sorella di Giacomo Battaglia.
  • Premio Ambiente: Emanuele Campasano. A consegnarlo è stato Giuseppe Minniti, della Federazione Nazionale Teatro Arti.
  • Premio “Un sorriso per i bambini”: Adel Ahmed, premiato dalla giuria dei bambini.

La varietà dei riconoscimenti conferma la filosofia del festival, che non si limita a proclamare un vincitore assoluto, ma cerca di valorizzare personalità, scrittura, originalità e capacità di entrare in sintonia con pubblici differenti.

Per Adel Ahmed, inoltre, la vittoria rappresenta anche un’opportunità di crescita: il primo classificato avrà accesso ai festival gemellati, tra cui Faenza Cabaret e altre manifestazioni partner dedicate alla comicità, come quelle di Eboli e Marina di Camerota.

Undici edizioni e tanta voglia di ridere ancora

Sul palco, al termine della serata, sono saliti organizzatori e artisti per tracciare un bilancio di questa undicesima edizione. Giuseppe Mazzacuva ha ringraziato i partecipanti, le istituzioni e quanti hanno sostenuto il festival lungo un percorso che ha portato Facce da Bronzi a farsi conoscere anche fuori dai confini regionali.

Un ringraziamento condiviso da Alessio Tagliento, che guarda già al prossimo appuntamento, e da Gennaro Calabrese, protagonista di una conduzione che ha trasformato la finale in una lunga sequenza di risate e improvvisazioni.

Il sipario del Cilea si è chiuso con la proclamazione dei vincitori e il saluto al pubblico, ma la voglia di ridere non va in vacanza. Archiviata l’undicesima edizione, l’appuntamento è già rivolto al 2027, per la dodicesima edizione di Facce da Bronzi.

Con una promessa implicita: nuovi talenti da scoprire, nuove battute da ascoltare e, possibilmente, qualche parcheggio in più per Rocco Barbaro. Perché a Reggio Calabria la comicità è una cosa seria. Ma prenderla troppo sul serio, per fortuna, non è obbligatorio.

About Marina Crisafi
Marina Crisafi è direttrice responsabile di CULT and Social e di Dike Giuridica Editrice, e giornalista per Il Sole 24 Ore. Laureata in Scienze Politiche all'Università degli Studi di Messina, vive e scrive da Reggio Calabria, con un focus su cultura, società e territorio calabrese.
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